Philip Pullman è ateo, ma i giovani lettori con questo non c’entrano niente

Pullman è ateo, e fin qui va tutto bene. Va meno bene quando a pagarne le conseguenze sono i giovani lettori che si avvicinano alla letteratura fantasy per ragazzi con i suoi libri. L’opera massima di Pullman, chiamata “Queste oscure materie“, è tutt’altro che un buon libro per ragazzi.
Che la premessa e la trama siano degne di nota è fuor di dubbio, ma è il contenuto del libro a lasciarmi basito. La trilogia non è altro che un racconto fantastico, scritto molto bene, che sapientemente camuffa un altro messaggio: ateismo sfrenato.
Prima che qualcuno mi accusi di fanatismo religioso, metto subito le mani avanti, dicendo che si, sono credente, ma no, non sono fanatico. Ma mi da terribilmente fastidio vedere qualcuno mandare messaggi subliminali in quest’ambito.
Ogni persona e ragazzo dovrebbe decidere da solo se credere o no, senza influenze esterne, ma soprattutto senza ricevere stimoli da parte di strumenti che dovrebbero essere neutrali a queste tematiche, in quanto devono servire come svago, come lo sono i racconti fantastici.
C.S. Lewis scriveva allegorie sul Vangelo e sulla vita di Gesù, non nascondiamolo. Tolkien parlava di Dio e dei suoi Angeli. Ma erano altri tempi.
Tempi in cui la Religione faceva da sfondo a qualunque cosa ed era vista con riverenza e timore, e spesso vissuta come un obbligo. Nel 2016 non dovrebbe essere così, tutti dovremmo avere la possibilità di scegliere cosa fare e con la nostra testa, senza che qualcuno ci metta pressione.
Per questo dico una cosa: Pullman è un bravissimo scrittore, ma un pessimo esempio educativo.

Sguido

 

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