Il finale di “American Gods” ci sta strettino.

A distanza di qualche giorno dalla visione del season finale di American Gods, mi ritengo soddisfatto di ciò che ho visto, pur non avendo mai letto il libro di Neil Gaiman (cosa che non farò fino al series finale, a questo punto), ma la sensazione che sicuramente qualcosa in più in termini di narrativa poteva essere fatto mi è rimasta.
Il primo pensiero che, finita la visione del suddetto episodio, mi è balenato in mente è stato: cosa sarebbe successo se fosse stata HBO a produrre e trasmettere lo show invece di STARZ? Dopo Westworld e The Leftovers (che sto recuperando) una serie come American Gods sarebbe stata perfetta per un canale come HBO.
Purtroppo non è andata così e, nonostante la serie abbia avuto un buon seguito, mi abbia effettivamente intrattenuto e abbia raggiunto picchi molto alti specialmente negli episodi 2 e 5, le ultime tre puntate hanno perso di fascino e di mordente, recuperando solo con la sequenza di Ostara che “ruba la primavera” al mondo. O agli USA. Questo non l’ho capito.

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La guerra. Di questo si parla. Eppure, vedendo come si stanno mettendo ora le cose, sembrerebbe una partita a calcetto 4vs4. Da un lato il team composto da Wednesday, Ostara, Chernobog e Shadow Moon e dall’altro quello di Technical Boy, Media, Mr. World e Bilquis, con l’aggiunta di Laura e Mad come invasori di campo. Ma va bene, la carta Anansi e Anubi ancora non è stata giocata e un certo Mr. Wood dovrà sicuramente apparire nuovamente.

 

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Ammetto, però, di aver riso a crepapelle quando uno dei tanti Gesù non riesce a recuperare il suo drink, caduto in piscina, poiché egli camminando sull’acqua non può farlo.

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Il voto per questa prima stagione di American Gods è di 8/10. Noi ci vediamo presto con le speculazioni su Twin Peaks e, fra qualche settimana, con quelle sulle puntate della settima stagione di Game of Thrones!

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