Assassinio sull’Orient Express di Kenneth Branagh (2017) – Recensione

Questo era un film che attendevo parecchio, fin dal primo trailer che uscì con l’orribile e insensata musica degli Imagine Dragons in sottofondo.
Nel complesso mi è davvero piaciuto, pur conoscendo già la storia (più o meno) e pur conoscendo già chi avesse commesso l’omicidio. Ci troviamo, però, davanti ad un film che ha dei difetti, più stilistici che altro, ma che ci sono. Quindi direi di partire immediatamente con le cose negative che ho riscontrato, così ce le leviamo dai piedi e possiamo parlare subito di tutto quello che c’è di positivo.

La prima cosa alquanto negativa che troviamo in questo film è il computer. I paesaggi e le riprese esterne peccano per una messa in scena troppo finta e posticcia, con luci esageratamente risaltate dalla digitalizzazione e dalla color correction, rendendo tutti i paesaggi estremamente finti, soprattutto nelle panoramiche. Capisco che con un cast così il caché possa aver limitato la possibilità di girare il film in location suggestive, ma il riempire la pellicola di immagini esterne posticce ha reso decisamente fastidiosa la visione del film, quantomeno nella prima parte di esso, fino alla scoperta dell’omicidio.
Altro punto a sfavore è la limitata percezione che si da allo spettatore di “essere bloccati in mezzo alla neve”: il continuo entrare e uscire dal veicolo spezza la tensione che si crea all’interno del vagone, con tutti quanti i sospettati che si scrutano l’un l’altro. Personalmente avrei cercato di rallentare leggermente il ritmo in alcune sequenze, evitando di correre eccessivamente da un luogo all’altro del treno, creando un’atmosfera molto meno Hollywoodiana, ma mischiandola con il “noir” classico.
Altro piccolo inconveniente è l’introduzione del film, nel quale viene mostrato uno zoppicante “profilo” del detective belga per far capire che lui è super figura, risolve tutto quanto ed è super intelligente e bla… bla… bla… Tutto troppo veloce e anche leggermente confusionario, nonché senza un vero e proprio senso narrativo, quanto meno per come è stato messo in scena.

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Ora che ci siamo scrollati di dosso i lati negativi, parliamo di quelli positivi.
La scelta migliore che ho riscontrato è stata proprio il super cast di super stelle che Branagh ha diretto. Non tanto per le scelte di attori e le loro capacità di stare sul grande schermo, ma quanto per aver evitato una piccola sindrome da “film giallo” della quale soffrono un sacco di film di Hollywood: se un cast ha una sola grande stella in esso, sarà proprio lui l’assassino. Anche perché non paghi una star del cinema per farla stare sullo schermo per una manciata di minuti, no?
Ecco, il fatto di aver messo così tante stelle all’interno di un solo vagone rende tutti quanti i passeggeri per davvero il possibile assassino, come veniva detto nel trailer.
Altra nota positiva è la regia di Branagh, in special modo negli interni e nella risoluzione finale del caso. Il regista britannico sappiamo che è un gran “costruttore di immagini” e, quando può, qui lo fa vedere. Carrelli e riprese ricercate ci sono in tutto quanto il film, con ogni scelta di inquadratura ben delineata, in grado di raccontare un mondo anche senza il bisogno dei dialoghi e di fastidiosissime voci fuori campo.
Vedere così tanti attori capaci, poi, destreggiarsi così con grazia davanti allo schermo è sempre un piacere. Un vero peccato, però, non essere riuscito a vederlo in lingua originale, poiché i vari accenti dei personaggi avrebbero donato molto più colore e carattere alle figure raccontate nel film.

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Voi come l’avete trovato? Commentate in tanti e diteci la vostra!

Buon cinema a tutti.

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Jakk