The Homesman di Tommy Lee Jones (2014) – Recensione

Il Western, negli ultimi due anni, è entrato di prepotenza tra i miei generi preferiti, dopo decenni trascorsi nella totale indifferenza verso saloon, cavalli e duelli con le pistole.
La fortuna ha voluto che, lungo il mio cammino di maturazione in ambito cinematografico, ancora ben lungi dal poter essere definito “completo”, io abbia potuto innamorarmi di “Django Unchained“, pellicola del 2012 dell’ormai ultra noto Quentin Tarantino, e da lì abbia iniziato a interessarmi a tutte le citazioni con cui il regista più pulp d’america ha infarcito la sua produzione cinematografica, da “Le Iene” fino all’ultimissimo “The Hateful Eight“.
Sergio Leone, Sergio Corbucci, Enzo G. Castellari, Lucio Fulci, Mario Bava, Sergio Sollima …
Registi e autori che Tarantino rispetta, cita e omaggia nelle sue pellicole, ma che la metà dei suoi fan non conoscono. Un gran peccato.
Ma il vecchio west non è fatto solo di frasi da spaccone e pistole sguainate, ma può essere l’ambientazione perfetta per raccontare storie che vanno al di là della mera resa dei conti (anche se in qualche modo questa troverà sempre il modo di saltare fuori).
Basti pensare a “Gli Spietati” di Clint Eastwood, datato 1992, una pellicola in cui non si spara mai e che, quando succede, i duelli vanno contro ogni regola scritta dai padri del genere. Per Eastwood non è chi spara più veloce colui che vince, ma chi prende meglio la mira. La scena del protagonista (n.d.r. lo stesso Eastwood) nel saloon, fucile imbracciato, che lentamente prende la mira e abbatte i suoi avversari, mentre questi ultimi sparano velocemente sguainando la pistola e tenendola ad altezza della cintola, è da storia del cinema.
Tutto questo preambolo noiosissimo per arrivare alla visione di “The Homesman“, un film del 2014 diretto da Tommy Lee Jones (MiB, Non è un paese per vecchi) e interpretato da Hilary Swank e dallo stesso Jones.
Un film meraviglioso.

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Jones mette in scena la storia di Mary Bee Cuddy (Hilary Swank) che pur essendo una donna indipendente e in gamba, viene rifiutata da tutti gli uomini che abitano la piccola frontiera americana dove vive, e per compensare la solitudine che la affligge, si offre di trasportare tre donne mentalmente malate fino a una chiesa nell’Iowa, dove verranno riportate dai loro familiari, in quanto gli attuali mariti non sono più in grado di badare a loro. Durante il viaggio, la donna si imbatterà in George Briggs (Jones), gli salverà la vita e lo convincerà a seguirla nel suo viaggio. Viaggio che, ovviamente, li porterà entrambi alla maturazione e alla consapevolezza di come si sta al mondo.

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Jones gira la prima ora di film divinamente, con inquadrature da pelle d’oca e una cura per ogni dettaglio in scena quasi maniacale, per poi perdersi sul finale per dare più spazio alla storia rispetto all’aspetto tecnico.
Storia che per due ore procede lenta e inesorabile verso il suo finale, trasportando lo spettatore in un viaggio nel pericoloso west con una compagnia non proprio “nella norma”, ma a cui inesorabilmente ci si affeziona e si diventa amici. Lo spettatore cresce insieme ai due protagonisti, cresce con loro e ne comprende i problemi e le ansie. Mary Bee è una donna all’apparenza forte, ma che porta dentro di se un disagio immenso, nascosto per anni agli occhi del mondo, ma che questo viaggio in compagnia del vecchio burbero porterà alla luce. George Briggs, all’apparenza un uomo privo di valori, non può più evitare di nascondere il lato più tenero e amorevole di se stesso e lo fa emergere nella maniera più controversa e vendicativa di sempre.
Jones, dunque, gira un film che, anche se a tratti può risultare imperfetto, racchiude la semplice storia di due persone comuni che si trovano a dover vivere un’avventura insieme che li trasformerà, a volte tragicamente, in persone nuove.
Un film che vi farà commuovere anche grazie alla bellissima colonna sonora di Marco Edward Beltrami.

Per concludere, “The Homesman” è un gioiellino da guardare un’infinità di volte, con gli occhi sempre lucidi, e cuore aperto verso le immense praterie del west.

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