Che fine ha fatto Andrej Tarkovskij?

Andrej Tarkovskij (Андрей Тарковский, in russo) è stato un regista dell’URSS, che ha operato dall’inizio degli Anni ’60 fino alla meta degli Anni ’80.
Non è facile parlare di uno dei principali esponenti del cinema a livello mondiale e come capita spesso, per i grandi artisti, si finisce per dire delle puerili banalità e di fare delle sviolinate senza capo né coda all’arte di uno dei maggiori pensatori e realizzatori di cinema di tutti i tempi.

La domanda che volevo sollevare oggi è (come da titolo): che fine ha fatto Tarkovskij?
O meglio, l’arte ti rende immortale, quindi nel caso in cui lo cercassimo sappiamo dove trovarlo, ma dove è finita la gente che parla di lui? Ne è mai esistita?

Chiunque parla di cinema nell’era di internet e siamo “obbligati” a sorbirci delle “recensioni” di pellicole da parte di gente che passa tutto un anno solare a guardare quasi soltanto dei cinecomics senza minimamente sapere chi sia Tarkovskij. Raramente, infatti,  ho sentito queste persone citare questo esponente della settima arte in uno dei loro paragoni sgangherati riguardanti gli ultimi film usciti in sala.
Quello che stupisce maggiormente è che il regista in questione ha operato, per lo più, durante il periodo della “Nuova Hollywood” e pur non facendone assolutamente parte, è strano che il suo nome non sia venuto fuori nemmeno un volta, anche per caso, facendo una breve ricerca su Google, visto il grande periodo di “talenti” che nascevano in quegli anni.
Quello di cui parlo è probabilmente uno dei migliori “narratori” e inquadratori della storia del cinema, se non il migliore a livello di costruzione dell’immagine e quando vengono fatti dei paragoni di film odierni in confronto al “grande cinema del passato“, Tarkovskij non è mai utilizzato come punto fermo per definire ciò che è perfetto, ciò che è inattaccabile.

Voglio cercare di convincervi a godere dell’arte del regista russo con un film fantascientifico del 1972, che ha ricevuto un grande ostracismo da parte del pubblico e della produzione, perché presentato (erroneamente) come la risposta sovietica a “2001: Odissea nello Spazio” e perché minato da una edizione “più vendibile” tagliata di oltre 40 minuti. Il film in questione è Solaris.

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Lo scienziato Kris Kelvin deve partire per una missione spaziale sul pianeta Solaris, dove venivano condotti degli esperimenti attraverso i raggi-X, ma che ormai sono ritenuti eccessivamente dispendiosi di risorse e che non possano portare ad un vero e proprio risultato. Kris deve andare a destituire la base in questione, ma si ritroverà a dover riscoprire sé stesso e la sua psiche a causa delle proiezioni della sua mente che l’oceano attorno al pianeta ricrea sotto forma di “ospiti” all’interno della base.

In questo film vengono affrontati temi filosofici fondanti dell’esistenzialismo, raccontati attraverso un’espressività cinematografica che abbraccia pienamente la perfezione. I quadri che ci pone d’innanzi Tarkovskij andrebbero impressi nella mente di chiunque voglia avvicinarsi all’arte cinematografica registica, perché non potrebbe esserci (quasi) nessuno in grado di ricreare attimi di vita e squarci della realtà come il regista russo in questione.

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Cosa definisce la nostra umanità? Basta provare dolore per essere definiti reali? Tutti noi siamo reali, o siamo solo delle proiezioni di immagini che possono ricongiungersi col “divino” soltanto dopo una ricerca interiore che culmina in una sorta di “autocoscienza“?

Queste sono le domande che ci pone Tarkovskij, la quale poetica è accompagnata costantemente dall’elemento dell’acqua. L’acqua che pulisce, l’acqua che purifica, l’acqua come forma vera e propria di vita, nel quale tutto è sommerso, ma non scorre mai via, viene soltanto deformato dalla superficie semovente del liquido, ma che rimane costante sul fondo di essa, recuperabile con un semplice approfondimento all’interno di noi stessi.

Non vi parlo di un film semplice, di un film che vi farà “divertire”, ma di un film che è in grado di proiettare voi stessi, facendovi concentrare sulla vostra esistenza e sulla vostra vita, sulle vostre ansie e incertezze.

Solaris

“Io non so, non ricordo niente di me. Se chiudo gli occhi non riesco neanche a ricordare la mia faccia, e tu?”
“Io che?”
“Ti conosci?”
“Come ogni essere umano.”

Buon cinema a tutti.

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Jakk

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