Tutti pazzi per Django

Era il 1966 quando, sulla scia del successo della Trilogia del Dollaro di Sergio Leone, esce Django, western all’italiana diretto da Sergio Corbucci e interpretato da Franco Nero. Una storia di vendetta e rivalsa personale, ambientata sul confine tra Stati Uniti e Messico, subito dopo la guerra di secessione. Django, completamente vestito di nero e accompagnato dall’iconica cassa da morto contenente la ancora più iconica mitragliatrice, diventa da subito un personaggio di incredibile successo.

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Facciamo un salto in avanti di 46 anni e arriviamo al 25 Dicembre 2012, quando nelle sale esce Django Unchained, settimo film di Quentin Tarantino, destinato a incassare più di 400 milioni di dollari in tutto il mondo. E’ il delirio: su Rotten Tomatoes il film riceve quasi il 90% di recensioni positive, agli Oscar si porta via ben due statuette e sbanca i vari Golden Globe, BAFTA e David di Donatello.
Nonostante gli amanti del genere western urlino ai quattro venti che quel geniaccio di Tarantino ha fatto uno dei film citazionistici più belli degli ultimi anni, lo spettatore medio non ci sente: Django Unchained diventa un cult per la mole esagerata di sangue finto presente nella pellicola, i dialoghi esageratamente sopra le righe, l’interpretazione pazzesca di Leonardo DiCaprio e la famosa D “muta”. A quest’ultimo punto vorrei dedicare qualche secondo.
Nel film di Tarantino, Django si avvicina al bancone per bere qualcosa e viene avvicinato da un personaggio con cui scambierà solo poche parole.

– Come ti chiami? –
– Django. –
– Sai come si scrive? –
– D-J-A-N-G-O. La D è muta. –
– Lo so. –

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Questa scena, che ha fatto venire il pene di marmo ai maschietti e fatto bagnare le signorine, nella quale Jamie Foxx mostra al mondo quanto è figo, nasconde qualcosa di più. L’interlocutore con cui il protagonista parla è, infatti, interpretato da Franco Nero, il Django originale del 1966 e, sapendo questo, la frase con cui si chiude il dialogo assume un significato completamente diverso.
Adesso però basta parlare di Tarantino. Django Unchained è, infatti, solo l’ultimo film su Django e, a dirla tutta, l’unico davvero rispettoso nei confronti della pellicola di Corbucci.
Perché dico così?
Beh perché, negli anni che seguirono l’uscita di Django nelle sale, furono realizzati fior fior di seguiti non propriamente “canonici” del film con risultati non sempre all’altezza delle aspettative, visto che per la maggior parte furono produzioni di serie B messe in mano a registi che, pur di emergere, erano disposti a schiaffare il nome Django sulla locandina del proprio film nella speranza di attirare più persone possibili, pur non avendo nulla a che fare con l’originale e senza Franco Nero a interpretare il pistolero solitario.
E quindi mi son chiesto: ma perché non fare una bella cronistoria dei seguiti non ufficiali di Django?

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  • Django spara per primo” del 1966 di Alberto De Martino, nel quale Django si mette nei guai con un losco banchiere a causa di un’eredità.
  • Pochi dollari per Django” del 1966 di León Klimovsky, film in cui Django è un cacciatore di taglie, viene scambiato per uno sceriffo, non fa nulla per dimostrare il contrario e si innamora di una bella fanciulla che si rivela essere la figlia dell’uomo che deve uccidere.
  • Il figlio di Django” del 1967 di Osvaldo Civirani, dove il figlio di un defunto Django cerca vendetta per la morte del padre. L’originalità fatta pellicola.
  • Non aspettare Django, spara!” del 1967 di Edoardo Mulargia.
    A Django gli ammazzano il padre dopo averlo derubato e lui si vuole vendicare. Fine.
  • 10.000 dollari per un massacro” del 1967 di Romolo Guerrieri.
    Un bandito ammazza colui che gli ha procurato la galera e Django viene incaricato di catturarlo.
  • Preparati la bara” del 1968 di Ferdinando Baldi.
    Django, qui interpretato da un Terence Hill nel suo primo ruolo da protagonista assoluto, è un pistolero ormai in pensione, ma ovviamente gli viene sterminata la famiglia e lui deve tornare a sparare. Bella citazione al primo Django con Terence Hill che imbraccia una mitragliatrice tirata fuori da una bara.
  • Django il bastardo” del 1969 di Sergio Garrone.
    Django cerca tre traditori sudisti e ne ammazza due. Il terzo è un osso duro che darà a Django non pochi problemi.
  • Django sfida Sartana” del 1970 di Pasquale Squitieri.
    Un crossover ai tempi del Far West. Sartana è anche lui un famoso pistolero che compare in parecchie pellicole del genere spaghetti western ed è stato interpretato principalmente da Gianni Garko, assente in questo film. In “Django sfida Sartana”, i due si incontrano, hanno un malinteso iniziale, ma poi fanno amicizia e si salvano la pelle a vicenda.
  • Arrivano Django e Sartana … è la fine” del 1970 di Demofilo Fidani.
    Evito di parlarne.
  • Quel maledetto giorno d’inverno … Django e Sartana … all’ultimo sangue!” del 1970 di Demofilo Fidani.
    Un film in cui Django e Sartana stanno travestiti tutto il tempo per poi rivelare solo alla fine i loro veri nomi. Una sorta di crossover/prequel nel Far West.
  • Anche per Django le carogne hanno un prezzo” del 1971 di Luigi Batzella.
    Passiamo oltre.
  • Uccidi Django … uccidi per primo!!!” del 1971 di Sergio Garrone.
    Un malvagio delinquente vuole impadronirsi di un’intera regione di terra, ma Django glielo impedirà. Anche qui l’originalità della trama si spreca.
  • W Django!” del 1971 di Edoardo Mulargia.
    Django deve vendicare la morte di sua moglie. Vi dico solo che il film è talmente bello che a un certo punto appare un automobile. Nel Far West.
  • Giù le mani … carogna!” del 1971 di Demofilo Fidani.
    Aridaje con Demofilo Fidani. In questo film un Django vecchio e zoppicante incontra un ragazzino che conosce a memoria tutte le sue imprese. Django invita il ragazzo a pranzo e gli racconta alcune delle sue avventure più importanti. Da notare la delicatezza con cui parte dei racconti sono veri e propri pezzi di altri film di Fidani che vedono Django come protagonista.
  • Seminò morte … lo chiamavano il Castigo di Dio” del 1972 di Roberto Mauri.
    Django viene accusato di essere un rapinatore e viene incarcerato. In galera si fa un amico con cui evade per poi scoprire che in realtà egli è un bandito a cui lo stesso Django da la caccia. Sto sudando.
  • Due film minori, rispettivamente del 1972 e del 1982, ovvero “D’Gajao mata para vingar” e “Alias Django“, rispettivamente una produzione Brasiliana e una Filippina.
  • Django 2 – Il Ritorno” del 1987 di Nello Rossati.
    Unico seguito ufficiale della pellicola del 1966 e unica volta in cui Franco Nero torna a interpretare Django.
    Django si è ritirato in un convento dove si fa chiamare Padre Ignacio, a un certo punto un Principe Ungherese (da qui potete comprendere la profondità del film) gli rapisce la figliola e Django torna ad imbracciare la sua storica mitragliatrice per vendicarsi. Da sottolineare che in questo film Franco Nero passa più tempo legato che a sparare.
  • Sukiyaki Western Django” del 2007 di Takashi Miike.
    Un tributo nipponico al genere spaghetti western, pieno zeppo di citazioni e mezzo remake di “Per un pugno di Dollari”/”La sfida del Samurai”.
  • Django Gunless” del 2010 di Whilliam Phillips.
    Django vuole uccidere un tizio, ma non può perché una legge vieta di sparare a una persona disarmata. Non vado oltre per pietà.
  • Django Unchained” del 2012 di Quentin Tarantino.
    Non mi ripeterò. Semplicemente è l’unico vero tributo realmente riuscito al film di Corbucci.

Ma le sorprese non sono finite qui. Per cavalcare ulteriormente il successo di Django, in paesi come Germania, Ungheria e Polonia, un sacco di spaghetti western, soprattutto quelli interpretati da Franco Nero, sono stati doppiati cambiando il nome del protagonista in Django, così da poterli spacciare per seguiti ufficiali del film del 1966.

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La locandina tedesca de “Le colt cantarono la morte e fu … tempo di massacro” di Lucio Fulci (1966)

Consiglio a tutti di recuperare almeno il primo Django, quello originale, e di rivedere subito dopo la pellicola di Tarantino, per poterne comprendere ogni sfaccettatura e venatura. Ad esempio, vi siete mai chiesti cosa significhino, all’interno del film del 2012, gli uomini mascherati che litigano sulla grandezza dei buchi dei sacchi che portano sul viso? Guardare il Django di Corbucci risponderà a questa e ad altre mille domande.
Alla prossima.

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