“Coco”: La morte diventa inno alla vita

Mamma Disney (detentrice di anima, corpo e dignità del sottoscritto) ha elargito un nuovo dono a noi mortali.

Il suo nome è “Coco” ed è la diciannovesima pellicola made in Pixar.

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A proposito di mortali, facciamo un passo indietro ed osserviamo origini e contesto di questa piccola perla.

Parliamo appunto di morte e di ricordi.

Mentre, nella nostra cultura, il primo Novembre rievoca tristezza e silenziosa riflessione, in Messico si commemora chi non è più tra noi con musica, balli, risate e colori.

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“El Dia de los Muertos” (letteralmente: “Il Giorno dei Morti”) rappresenta un occasione per ricordare con gioia i defunti. Le anime, secondo tradizione, tornano nel mondo dei vivi per ritrovare i propri cari.

Di tradizione Azteca, ma influenzata dalla cultura Cattolica importata dai conquistadores, questa festività si è meritata il titolo di Capolavoro del Patrimonio Orale e Immateriale dell’Umanità dell’UNESCO. 

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Tra 1 e 2 Novembre, amici e familiari rendono omaggio ai propri morti posando sulle tombe i cibi che preferivano in vita, gli oggetti che più li rappresentavano e i cempasùchil, fiori dai petali sgargianti utilizzati per indicare loro la strada.

Esatto, proprio i fiori arancioni che compongono il ponte attraversato dal giovane Miguel per accedere al coloratissimo Regno delle Anime.

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Particolare attenzione viene dedicata alle ofrendas, cioè piccoli altari dedicati agli antenati e alle loro immagini (foto, dipinti, sculture ecc…)

Film come “Coco”, ma anche “Il Libro della Vita” (diretto da Jorge R. Gutierrez, 2014) riescono a spiegare efficacemente l’importanza del ricordo per i propri cari. Nel Regno delle Anime, con i suoi colori brillanti e le sue feste scanzonate, risiede solamente chi ha ancora qualcuno sulla Terra a rendergli omaggio ed avere memoria di lui.

Ad esempio Hector, scheletro scapestrato e dalla camminata strana, cerca disperatamente di tornare nel nostro mondo, ma ciò gli viene precluso proprio perché nessuno espone più la sua foto nel Dia de Los Muertos. Sarà l’incontro con Miguel a dargli una chance per rivedere la famiglia che lo sta dimenticando.

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“Coco” (2017)

Ne “Il Libro della Vita”, invece, il villaggio del protagonista (Manolo) rischia di essere spazzato via da un gruppo di bandidos. Di conseguenza nessuno ricorderà più gli antenati dei suoi abitanti, condannandoli a sparire per sempre in quanto anime dimenticate.

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“Il Libro della Vita” (2014)

L’impatto emotivo tra i due film è totalmente differente, ma entrambi utilizzano la morte come celebrazione della vita ed il ricordo come fonte di salvezza dall’oblio.

Il film Pixar, in particolar modo, è permeato da positività ed ottimismo pur non edulcorando l’idea della morte (compreso l’omicidio!) ma avendo il coraggio di parlarne apertamente con il suo giovanissimo pubblico. Nel mondo di “Coco”, nemmeno i defunti sanno quale destino attende coloro che vengono dimenticati e ciò diventa metafora delle nostre paure e della nostra visione della morte come assenza di coscienza, di sentimenti, di ricordi…

La musica è uno dei veicoli fondamentali per trasmettere questi messaggi, importantissima nel folklore messicano così come nella storia di Miguel. Al contrario della tradizione dei musical disneyani (come il recente “Frozen”), ogni canzone in “Coco” è perfettamente contestualizzata e necessaria nello svolgimento della trama.

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Grazie anche alla collaborazione con Adrian Molina, co-regista e co-sceneggiatore di origini messicane, il direttore Lee Unkrich ha saputo confezionare un piccolo gioiello che esalta non solo i valori trattati apertamente dai protagonisti della storia (famiglia, sogni, musica, ricordi… ) ma apre anche una meravigliosa finestra su tradizioni e cultura del popolo messicano.

In barba a chi, di questi tempi, non fa che innalzare muri.

Hasta luego, muchachos!

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RiccioRob