Tre Manifesti a Ebbing, Missouri di Martin McDonagh (2018) – Recensione

Potrei anche soltanto dire: <<Tipico film accalappia Oscar, del quale si poteva benissimo fare a meno.>>, ma poi Sguido potrebbe avere qualcosa da ridire sulla brevità della recensione e voi potreste dire “Ma devi argomentare quando dai un giudizio!”.

Va bene, va bene… Iniziamo dalle note positive, dai.

Il film parla di Mildred, donna separata dal marito con figlio a carico che vive a Ebbing, Missouri, appunto e decide di appendere tre cartelli lungo una strada della cittadina per sottolineare lo scarso impegno della polizia nelle ricerche dei crimini avvenuti contro sua figlia e del loro sempre più dilagante razzismo.
Il lato tecnico del film è pressoché perfetto: la regia è quadrata, semplice e pulitissima, la fotografia cambia perfettamente in base agli umori che vengono espressi nel film e gli attori sono tutti bravi a fare la loro parte. Ma questo penso potevate immaginarlo anche da voi, visto che quando si parla di Martin McDonagh non parliamo proprio dell’ultimo arrivato.

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Capiamoci, i film brutti sono altri, ma una sceneggiatura così forzatamente democratica e così povera di contenuti non me la sarei mai aspettata da McDonagh. Il regista era riuscito a rapirmi il cuoricino dopo i suoi due lavori precedenti: “7 Psicopatici” e “In Bruges – La coscienza dell’assassino”, due film noir dissacranti e parecchio sopra le righe, divertenti e girati con maestria.
Qui decide di voler a tutti i costi cercare di accarezzare la schiena dei giornalisti incaricati a consegnare i premi Oscar, inserendo una cittadina in cui tutti gli esseri umani “di colore” sono persone adorabili, tutti i poliziotti sono degli stronzi e, cosa ancora più grave, si giustifica il comportamento da “fuori di testa” della protagonista. Quello che manca nel cinema contemporaneo, soprattutto quello non indipendente, è un minimo di verosimiglianza della realtà e non un voler essere democratico a tutti i costi, facendo passare per buono anche un decerebrato razzista di un poliziotto perché “Hey, tutti abbiamo diritto a una seconda possibilità” e chiudendo il tutto con un finale che passa un messaggio per nulla positivo. Non sappiamo se quello che i due protagonisti hanno in mente di fare lo faranno sul serio, ma già solo il fatto che stiano viaggiando per compiere un atto così grave non è giustificabile, a parer mio.

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Questo per dire che spero che altri registi di talento non vadano in America a perdersi, come ha fatto McDonagh, ma cerchino di creare opere perché si sentano in dovere di farlo e non perché si sentano di dover a tutti i costi vincere dei premi.

 

Voi l’avete visto? Che ne pensate? Ditemi la vostra.

 

Buon cinema a tutti!

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Jakk

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