L’ora più Buia di Joe Wright (2018) – Recensione

E adesso? Come funziona? Cioè, non sono abituato a parlare bene di film così tanto “pompati” e così tanto visti e conosciuti.
Dai, un passo alla volta, cerchiamo di capire perché questo film merita di essere guardato e perché sia stato degno del mio apprezzamento (me la sto tirando volutamente, per risultare altezzoso, spocchioso e antipatico).

Il film comincia il 9 maggio (il mio compleanno yeee) 1940, giorno delle invasioni della Germania nazista ai danni del Belgio e dei Paesi Bassi. Il Primo Ministro inglese Chamberlain è costretto alle dimissioni e, nonostante tutti vogliano Lord Halifax (interpretato da Stephen Dillane, aka Stannis Baratheon) a capo del governo, egli stesso rifiuta e sono costretti a “ripiegare” su Winston Churchill, non visto di buon occhio dopo le strategie militari fallimentari da lui comandate nelle vicende di Gallipoli durante la Grande Guerra. Il film attraversa i primi 20 giorni del suo mandato.

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Parliamo di ciò di cui è più semplice parlare: Gary Oldman.
Purtroppo non ho potuto godere la visione della sua performance in lingua originale, mi sarebbe piaciuto sentire tutti i borbottii simulati dall’attore britannico per imitare il nostro Winston Churchill di quartiere, ma il suo body acting è qualcosa di fenomenale.
Provate a fare un giochino quando sarete al cinema: coprite con la mano l’unica parte veramente riconoscibile di Gary Oldman sotto tutto quel trucco, gli occhi blu ghiaccio, e vi sembrerà davvero di stare osservando Winston Churchill.
Le movenze, i tic, i movimenti della bocca, il modo in cui cammina e pensa… Tutto perfetto, tutto studiato e per nulla stucchevole. Non assomiglia ad una scimmiottatura del personaggio, è una vera e propria “impersonificazione“.

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Che dire, poi, della regia di Joe Wright? Bene, molto bene.
La direzione del film è stata pressoché perfetta, per questo genere di biopic, in cui la macchina da presa deve sempre (o quasi) stare appresso al protagonista, seguirlo, scrutarlo, esplorarlo e amplificarlo. Tutto ciò è riuscito senza che il tutto risultasse appesantito e senza averci mostrato né Churchill, né i suoi avversari politici, né il re d’Inghilterra Giorgio VI con una dicotomia netta e divisa tra bene e male. Quelli che la pensano come Churchill non sono i più buoni, quelli che non la pensano come lui non sono i più cattivi e lo stesso Winston Churchill non è affatto uno “stinco di santo”. E’ rappresentato come un uomo fallace, un uomo che sbaglia e pieno di dubbi, ma che davanti al suo popolo ha sempre cercato di mantenere il sangue freddo e di portare avanti degli ideali di orgoglio patriottico necessari alla sopravvivenza del paese durante la Seconda Guerra Mondiale.

Fotografia e montaggio sono risultati fondamentali per la riuscita di questa pellicola, in special modo vorrei segnalarvi le scene girate all’interno del parlamento stesso: l’inizio del film, l’insediamento di Winston Churchill e la scena finale.
Scena finale sulla quale vorrei soffermarmi: tutto l’ambiente è fotografato in maniera molto fredda, poco illuminata e con una vera tensione, una reale paura che traspare dai volti di tutti gli uomini politici coinvolti in sala. Tutto, però, è ammorbidito con un taglio di luce che attraversa la stanza da destra verso sinistra, un taglio di luce che sta a significare la speranza, la possibilità di riuscita della resistenza nei confronti del regime nazista.

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Voi l’avete visto? Cosa ne pensate? Parliamone tutti insieme come al solito, amici.

Buon cinema a tutti!

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Jakk