Scappa – Get Out di Jordan Peele (2017) – Recensione

Cospargo il capo di cenere per aver recuperato, con un anno di ritardo, la visione di questo film. Complici anche le diverse nomination agli Oscar.

(N.B: Miglior Film, Miglior Attore Protagonista, Miglior Regista e Miglior Sceneggiatura Originale)

Al timone di questa barca, costata solamente 5 milioni di dollari, c’é il capitano Jordan Peele che, pur essendo al suo esordio come regista, ha incassato più di CENTOCINQUANTATREMILIONI.

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Jordan Peele

Partendo da quelli che, nel mondo hollywoodiano, sono miseri spiccioli, Peele è riuscito a confezionare una pellicola di enorme impatto, in cui il sapiente montaggio ed un largo uso di primi piani hanno saputo regalarmi un crescendo di ansia non indifferente.

“Get Out” inizia come la più banale delle commedie, in pieno stile “Ti Presento i Miei” mista ai teen horror di serie B, per poi diventare… tutt’altro.

Chris (Daniel Kaluuya, alias “quel nero di Black Mirror”) è un giovane afroamericano, innamorato della bellissima, bianchissima, purissima Rose (Allison Williams). I due si stanno preparando ad un weekend a casa dei genitori di lei. Vogliono conoscerlo, ma Chris è preoccupato del fatto che siano ignari del suo colore della pelle.

Apparentemente, le sue paure sono infondate. Il ragazzo si ritrova in una ricco villone abitato da una famiglia molto liberale e mentalmente aperta.

Eppure, Chris si ritroverà presto a capire che c’è qualcosa che non va

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Come dicevo, il film presenta un climax ascendente di tensione, mistero e soprattutto paranoia. Prendete una ciotola di “Society” di Brian Yuzna, amalgamate con un po’ di “Rosemary’s Baby” di Roman Polanski e condite il tutto con la filmografia di George Romero (a cui Jordan Peele si è dichiaratamente ispirato) ed avrete un gustoso horror, ripieno di satira perfettamente al passo con i tempi.

Vi aspetterete un film che parla di razzismo nella sua forma più classica, quella di stampo Trumpiano e di estrema destra. Sbagliato! Jordan Peele vi sbatte in faccia che… rullo di tamburi… il seme del razzismo si nasconde anche in quella borghesia liberista che tanto esalta la propria apertura mentale, sepolta da strati di ipocrisia, preconcetti mentali ed ossessione per il politicamente corretto, tipici di Hollywood.

“Get Out” parla di problemi sociali che i più ingenui ottimisti credono di aver risolto, sbagliandosi di grosso. Il razzismo ha solo cambiato forma, ma non la sua sostanza.

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Il film non è certo esente da difetti.

Su tutti, il finale deboluccio e telefonatissimo, ma merita di certo una visione, poiché abbiamo di fronte un prodotto di ottima fattura sia sul lato tecnico che narrativo. “Get Out” ha qualcosa di interessante da dire e lo fa con la potenza espressiva di un pugno allo stomaco.

Avrete di che riflettere, durante i titoli di coda.

(E poi diciamocelo, a chi non fa paura conoscere i propri suoceri?)

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RiccioRob

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