La Forma dell’Acqua di Guillermo Del Toro (2018) – Recensione

Si torna a parlare di cinema, cari amici e di cinema non con la “C” maiuscola, ma proprio con la “C” miniaturizzata dai fratini de “Il Nome della Rosa”, con oro e pennellate arzigogolate annesse.

Anni ’50. USA. Nel bel mezzo del periodo più nero della Guerra Fredda. Eliza Esposito (Sally Hawkins) è un’orfana muta che vive sola e in una routine che a lei, tuttavia, nemmeno pesa più di tanto e fa le pulizie di notte in una base militare americana. Le uniche persone con le quali ha a che fare e con le quali ha modo di parlare sono Zelda (Octavia Spencer), la sua collega di lavoro, e il suo vicino di casa Giles (Richard Jenkins), un disegnatore gay in preda ad una crisi di mezza età. La sua vita cambierà quando nella base nella quale lavora arriveranno da una parte il signor Strickland (Michael Shannon) e dall’altra una strana creatura marina catturata dal governo statunitense in Sud America. Una creatura, a detta dello stesso Strickland, considerata “divina” dai nativi del posto dal quale è stata prelevata.

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Guillermo Del Toro confeziona una pellicola che ha dentro di sé tutto quello che serve per amalgamare l’arte e l’intrattenimento, il fantasy e l’horror, il noir e la commedia, il romanticismo e la realtà.
Si, perché nonostante sia tutto frutto della fantasia, il film è stato scritto talmente bene e in modo talmente realistico, che ti fa pensare (e sperare) che tutto quello che ti è passato davanti agli occhi per 2 ore sia vero, sia una bellissima favola immersa nella realtà.

Grande omaggio ai “Monster Movie” classici di Hollywood, ma con un “monster” senziente, vivo, con delle sfumature e dei sentimenti, una creatura di questa Terra. Gli omaggi al Cinema si sprecano: dai Musical Anni ’50, alle tinte del noir classico, all’estetica che si avvicina a film come “Casablanca“, soprattutto nel finale.
Il buon Guillermo, come è suo solito, non mette in scena un film soltanto tecnicamente perfetto, ma anche ricco di contenuti politici e sociali, con la presentissima idea del “diverso” a lui tanto cara e cerca di abbattere qualsiasi tipo di razzismo, facendosi beffe di due paesi, URSS e USA (soprattutto di quest’ultimo) che hanno come unico scopo quello di annientare l’altra parte del Globo e non riescono a percepire la realtà che gli sta sotto gli occhi, acciecati dalla rabbia e dal rancore di una guerra che, sotto sotto, si fa ancora sentire.

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Infine, parliamo della prova attoriale dei due protagonisti: Sally Hawkins e Michael Shannon. Se la prima riesce a esprimere tutto quanto soltanto con le espressioni facciali e con il movimento delle mani in maniera eccellente, Michael Shannon confeziona una prova da urlo. E’ un personaggio spietato, senza scrupoli, attaccato solo alla carriera e ai suoi soldi, in grado di calpestare tutto e tutti pur di riuscire nel suo intento. Odia il luogo in cui si trova, odia la gente con la quale si deve confrontare ogni giorno, vuole solo completare la sua missione il prima possibile, per potersene andare da Baltimora, lasciandosi dietro solo qualche sbiadito ricordo.

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Vi consiglio caldamente di andare a vedere al cinema quest’opera d’arte, perché vi troverete davanti una delle storie d’amore più belle degli ultimi tempi e sicuramente rimarrete colpiti da tutto quello che vedrete sullo schermo. Garantisce il vostro buon Jakk.

Grazie per essere arrivati fino a qui e buon cinema a tutti.

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Jakk

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