The Disaster Artist di James Franco (2018) – Recensione

Partiamo col dire che quando scoprii che James Franco avrebbe fatto una storia basata su Tommy Wiseau e sulla realizzazione della sua opera somma “The Room” ero abbastanza esaltato. Non avevo mai visto tutto il film in questione, prima che venisse rilasciato il trailer del film di Franco, ma (come la maggior parte di noi) avevo soltanto avuto il piacere di spulciare su Youtube le scene migliori e più iconiche di quello che è definito da molti “il peggior film mai fatto del peggior regista mai esistito”. Curioso caso che questa “fama” sia toccata anche ad Edward D. Wood Jr., e che anche lui venga costantemente osannato e ricordato per il suo grande coraggio e per la produzione di film come “Glen or Glenda” e il suo “capolavoro”: Plan 9 From Outer Space.

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La storia parla di Tommy Wiseau, uno stravagante personaggio appassionato di recitazione che una sera, ad un workshop di teatro, a San Francisco, conosce Greg Sestero, un ragazzo che vuole a tutti i costi diventare un attore. Greg è molto impacciato e chiede a Tommy un aiuto per sbloccarsi, dato che lui sembra essere molto disinvolto, nonostante la tua tecnica attoriale non sia delle migliori. Decidono di trasferirsi a Los Angeles, la città dei sogni, per intraprendere la carriera di attori. Dopo numerosi fallimenti, però, decidono di girare il loro film: The Room.
Questo film è stato girato con un budget intorno ai 6 milioni di dollari, tutti pagati da Tommy, e tutt’ora non si sa nulla su come il nostro protagonista possedesse questa enorme cifra di denaro.

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James Franco, insieme alla sua solita cricca di attori/amici (Cranston, suo fratello Dave e Seth Rogen) ha impacchettato un film che riesce perfettamente a rappresentare un personaggio eccentrico e incredibilmente particolare come quello di Tommy Wiseau. Tutto, incredibilmente, senza far risultare il protagonista una strana macchietta del quale solo saper ridere a causa dei suoi bizzarri comportamenti. E’ palese come sia stato fatto un incredibile studio riguardante la mimica di Tommy: il suo modo di parlare molto strano (originariamente lui è polacco, ma la cosa non è mai stata rivelata fino a qualche tempo fa), il suo modo di vestire cercando disperatamente di imitare gli outfit di Johnny Depp senza mai riuscirci e la sua incommensurabile passione per la recitazione e per il mondo del cinema, condito con una enorme ossessione per il successo.
Vi è un enorme amore per il protagonista da parte del regista e mi viene quasi naturale creare un paragone fra questo film e il biopic di Tim Burton su Ed Wood: si è cercato di comprendere l’idea di Tommy, di entrare nella sua testa e di “coccolarlo“, come farebbe un genitore che sostiene incondizionatamente i sogni, anche se impossibili, del proprio figlio. Non gli importa che tutti gli dicano che non è capace di fare qualcosa, lui la farà lo stesso e con tutto l’amore possibile.

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Questo è quello che mi aspetto da un biopic: una bella storia, interessante e che possa far affezionare lo spettatore alla persona della quale si sta raccontando la vita.
Tommy diventa quasi uno dei nostri amici, noi facciamo quasi parte della sua crew e quando tutti ridono di lui e del film, noi empatizziamo con lui, perché anche se sappiamo che è un prodotto orribile, riconosciamo quanto ci abbia speso in anima e corpo per realizzare quest’opera e non possiamo fare altre che voler abbracciare questo strano tizio, che non aveva né magia e né talento (cose che invece Ed Wood aveva), ma certamente un gran cuore.

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Ditemi che ne pensate e, come sempre, buon Cinema a tutti.

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