El Bar (2017) – Recensione

Una giovane sexy e avvenente entra in un caffè. Lo ‘splash’, nella pellicola del regista Álex de la Iglesia, presentata alla Berlinale del 2017, aspettatevelo nelle fogne di Madrid.

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I protagonisti asserragliati nel bar

Che cosa succede quando metti insieme in un bar delle zone bene della capitale spagnola una matrona [Terele Pávez] vecchio stampo – proprietaria del locale –, il suo dipendente [Secun de la Rosa], Bianca Suárez [A.K.A. Elena], un hipster accusato di essere un terrorista islamico [Mario Casas], un mistico accattone non meglio identificato (dai denti marci ma fisico scolpito) [Jaime Ordóñez], un’apatica ludomane delle slot machine [Carmen Machi], un venditore porta a porta di biancheria intima femminile [Alejandro Avada], e un ex poliziotto [Joaquin Climent] che darebbe tutto per ritrovarsi magicamente dentro “Black Ops”?

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Nulla.

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Daniel Arribas nei panni del militare

Se prima non ci fai entrare – e precipitare in bagno tossendo furiosamente – anche un militare appena tornato dalle zone dell’Africa colpite dall’epidemia di ebola [Daniel Arribas]. Solo allora la porta può essere chiusa a chiave.

Partiamo da una constatazione molto semplice: “El Bar” mi è piaciuto; tanto. È stato uno di quei film durante i quali non mi è venuta voglia di distogliere lo sguardo nemmeno un secondo per controllare le notifiche push sulla schermata di blocco del cellulare. Ho pescato un po’ nel deep web alla ricerca di altre voci che fossero ugualmente entusiaste; e sapete? non ne ho trovate. A quanto pare i risultati del mio motore di ricerca mi suggeriscono che il prodotto è un mischione senza senso di fatti improbabili, dove i personaggi urlano troppo, sono stereotipati e vengono tratteggiati superficialmente, ridotti a delle vecchie patatine fritte che alla fine si fanno un tuffo tra i ratti del sottosuolo madrileno.

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I protagonisti al completo

Va bene, ammetto che non tocca i livelli di drammaticità di un film uomini-nella-gabbia come può essere “Carnage” di Polanski. Ma siamo poi davvero sicuri che tutte le altre cose che accadono siano così improbabili? E qual è la misura dell’improbabile quando si parla di prodotto intellettuale, o artistico che dir si voglia? È probabile che una donna dia alla luce l’Anticristo in un appartamento di New York, o che uno stormo di uccelli indiavolati diventi l’incubo di uno sparuto gruppetto? Per quanto riguarda i personaggi, io li ho trovati ben delineati, anche se, in effetti, si potrebbe legittimamente obiettare che mancano di motivazioni per come agiscono man mano che la trama si sviluppa. Nonostante questa concessione, credo che l’obiettivo del regista fosse piuttosto mostrare allo spettatore come il substrato istintuale dell’uomo possa riemergere, incontrollato, se solleticato dagli stimoli giusti. Quindi, diciamo, la critica di superficialità non mi pare molto pertinente.

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Bianca Suárez si ‘cala’ nelle fogne

Perciò, vi consiglio caldamente la visione. Perché, in tutta la mia ingenuità, penso che sia una buona rappresentazione degli estremi a cui chiunque di noi potrebbe arrivare se esasperato e messo alle strette; perché te lo racconta con una certa buona dose di umorismo nero. E soprattutto, perché ha un’estetica semi-splatter e vividissima che non è niente male.

Piatto di accompagnamento consigliato: secondo me potete permettervi un’enorme porzione di http://ricette.giallozafferano.it/Alette-di-pollo-finto-fritto-al-forno.html e http://ricette.giallozafferano.it/Patatine-fritte-alla-belga.html

Enjoy, e alla prossima!

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_CherryPie_

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