Annientamento di Alex Garland (2018) – Recensione

“Annientamento” non è solo il titolo del film che vado a presentarvi, ma è anche ciò che subirà il vostro cervello in seguito alla sua visione.

Non è una pellicola di cui è facile parlare (specie senza spoiler) e forse non sono nemmeno la persona più indicata per farlo, ma hey… proviamoci!

annientamento-netflix-recensione-nerdevil-678x381

Siamo negli Stati Uniti (dove succedono tutte le cose fantascientifiche), in quella che viene definita “Area X”. Si tratta di una porzione di terra, circondata da un misterioso bagliore che ha inghiottito città e nazione intere, dentro al quale le leggi della fisica e della natura risultano totalmente stravolte.

Al suo interno non vi è modo di comunicare e chiunque vi entri impazzisce o muore.

L’ex-militare e biologa Lena (Natalie Portman), in seguito alla spedizione fallimentare in cui era presente il marito (Oscar Isaac), decide di partire con un gruppetto di agguerrite scienziate e vedere con i propri occhi cosa accade nell’Area X.

annientamento-netflix-recensione-2.jpg

Partendo da queste premesse e lasciandomi ingannare dal trailer, ho fatto il mio accesso a Netflix pregustando già un buon sci-fi con qualche sprazzo di becero survival horror, che ci sta sempre bene come il grana sui maccheroni.

Ecco, non è niente di tutto ciò.

Mi spiego meglio… “Annientamento” è in effetti fantascienza mista a survival horror, ma questo non è che il misero contorno di quanto vediamo su schermo.

Alex Garland (regista del meraviglioso Ex Machina) ha dipinto un bel fondale colorato, misterioso e terrificante per poi sbatterci in primo piano tematiche molto più filosofiche come la natura umana, la paura dell’ignoto ma soprattutto del CAMBIAMENTO e chissà quanti altri sottotesti che nemmeno io ho compreso.

Questo film va visto con particolare attenzione, magari più di una volta. Ve lo sconsiglio caldamente per un sabato sera con amici e casse di Heineken. Non fatelo.

giphy (1).gif

La sceneggiatura si sviluppa su piani temporali diversi, non sempre chiari, e non vi permette mezzo secondo di distrazione. Non ho fatto in tempo a rispondere a un messaggio (0,30 secondi contati) che ho perso il filo e sono dovuto ritornare indietro. Al suo interno si muovono dei personaggi i cui background vengono a malapena accennati. La Portman è l’unica per cui si riesce a provare un briciolo di empatia e voglia di conoscere la sua storia personale. Inoltre, tanti aspetti che vengono accennati agli inizi (come l’influenza del bagliore sulla memoria) non vengono più ripresi e quindi spiegati.

Intendiamoci, se è uno spiegone quello che volete alla fine, “Annientamento” non è il film che fa per voi. Non che questo sia necessariamente un fattore negativo, ma ci arriverò dopo.

source.gif

Andando sul lato tecnico, non possiamo che levarci il cappello

La regia funziona alla grande, ma il vero fiore all’occhiello è la fotografia.

“Annientamento” è un inno all’estetica psichedelica. Rimaniamo straniti e al tempo stessi incantati di fronte a quell’alternarsi di luci fredde e colori cangianti. Sensazioni simili le ho provate soltanto con l’episodio della bomba atomica di Twin Peaks.

Gli effetti speciali sono un po’ “giocattoloni” in certe scene, ma per un prodotto home video fanno il loro sporco lavoro.

E qui arriviamo ad un altra nota dolente.

Apprezzo Netflix e non sono certo uno dei forcaioli che lo vorrebbe alla gogna, additandola come la rovina del cinema. La “N” rossa è ormai simbolo di una nuova realtà che, ci piaccia o no, sarà una presenza costante nella fruizione di filmsss. Questo non toglie che un titolo come “Annientamento” me lo sarei goduto enormemente di più su grande schermo proprio per l’impatto visivo e sonoro che regala in numerose scene.

annihilation-main.jpg

Ma passiamo alla domanda fondamentale:

“Tutto interessante, Rob. Ma quindi sto Annientamento ti è piaciuto o no?”

La verità è che NON LO SO.

Si tratta di un film oggettivamente ben confezionato, realizzato con tutti i crismi tecnici che non possono che infoiarmi come accadde a suo tempo in “Ex Machina”. Per il resto non è nemmeno giusto, in questo caso, chiedersi se mi sia piaciuto o no.

La domanda vera è: “Ti ha lasciato dentro qualcosa? Lo consiglieresti?”

Lo scorrere dei titoli di coda accompagnerà molte domande, qualche incazzatura, ma un gran numero di riflessioni personali su “la vita, l’universo e tutto quanto” (cit.)

Insomma, la risposta è .

Follow us:

-RiccioRob