La fantastica signora Maisel (2017) – Serie tv

Vincitrice di due Golden Globe (Migliore serie tv – musical o commedia; Migliore attrice in una serie tv – musical o commedia) alla cerimonia dello scorso 7 gennaio, The Marvelous Mrs. Maisel – nuova serie in streaming prodotta e distribuita da Amazon – fa incetta di recensioni entusiastiche dai critici di ogni angolo del mondo. Vediamo perché.

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Rachel Brosnahan (Miriam Maisel) ai Golden Globe

Riassumendo in poche parole, si potrebbe dire che La Fantastica Signora Maisel, così il titolo in italiano, è un ottimo prodotto televisivo – io oserei dire, artistico – perché, per prima cosa, è un prodotto culturale. Tenterò dunque di motivarvi questa affermazione illustrandovi quelle che secondo me potrebbero individuarsi come le quattro caratteristiche vincenti della serie.

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Il matrimonio di Miriam e Joel

La vicenda:

Miriam Maisel detta Midge conduce la tipica vita della casalinga newyorchese degli anni ’50 appartenente a una famiglia ebraica: educata al mito della perfezione, dedica ogni minuto della sua giornata per essere la moglie che suo marito, Joel, ha sempre sognato. Il che, per inciso, è ciò che Midge stessa ha sempre sognato. Senonché, dopo una serata particolarmente disastrosa al Gaslight Cafè, locale dove Joel si esibisce in mediocri numeri di stand-up amatoriale, questi le rivela di starla tradendo da tempo con la sua segretaria Penny Pann. Inizia qui il percorso che porterà Miriam a confrontarsi a più piene mani sia con il mondo esterno che, molto più significativamente, con il proprio universo interiore, facendole acquisire, per la fine della stagione, un profilo decisamente più maturo e complesso.

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Miriam e Joel (Michael Zegen) al “Gaslight Cafè”

Si direbbe una classica storia di noioso femminismo a buon mercato. Al contrario: l’elemento vincente sta nell’avere inserito in codici narrativi tradizionali una narrazione che, prima ancora che di eversione, parla della conquista di un più profondo territorio interiore.

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Midge negli eleganti ambienti che frequenta

La ricostruzione storica:

Ogni dettaglio della serie vuole riprodurre fedelmente l’ambiente della New York del 1958: abbigliamento, acconciature, personaggi storici, luoghi della metropoli ancora oggi iconici. La presentazione di tutto questo avviene con un’azzeccata strategia ‘a impatto zero’ sullo spettatore, ovvero passando informazioni sottobanco, senza farlo notare. Soprattutto, delicatissima e magistrale è la scelta di presentare ciò che riguarda tutto il contesto esterno alla vicenda (politica interna ed estera, grandi nomi dello spettacolo, …) dal punto di vista della focalizzazione interna della protagonista: così, man mano che Midge apre le sue prospettive e scopre quello che succede oltre la siepe della sua vita privata, lo spioncino dello spettatore si allarga di conseguenza.

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Rachel Brosnahan e Alex Borstein (Susie Myerson)

La colonna sonora:

Le produzioni originali sono bandite, e la soundtrack viene composta selezionando alcuni tra i maggiori successi internazionali degli anni Cinquanta ed oltre. Nostalgia a parte, il valore aggiunto viene ottenuto cucendo insieme brani e personaggi: innanzitutto, ognuno ascolta ciò che avrebbe potuto realisticamente ascoltare sulla base dei suoi trascorsi personali; poi, in una azzeccatissima strizzata d’occhio al musical hollywoodiano classico, gli autori modulano il tenore dei brani seguendo i cambiamenti di umore e le evoluzioni della protagonista, rendendo in questo modo il linguaggio della serie ancora più ricco e completo.

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Tony Shalhoub e Marin Hinkle nei panni dei genitori di Midge

La cultura ebraica:

Woody Allen, Philip Roth, Mel Brooks, …sono solo alcuni tra i nomi di coloro che sono riusciti a valorizzare al meglio le proprie radici, creando prodotti apprezzati in tutto il mondo. Allo stesso modo, dire che questa serie usa intelligentemente e coerentemente l’appartenenza etnica dei suoi protagonisti sarebbe un imperdonabile eufemismo. La serie è questa cultura: dall’umorismo autoironico (non solo nella stand-up, ma anche nelle battute argute dei protagonisti) ai piatti tipici della cucina kosher, dalle tradizioni famigliari ai più diffusi stereotipi.

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La showrunner Amy Sherman-Palladino

Ideata e prodotta dalla coppia – di vita e di schermo – Daniel Palladino & Amy Sherman-Palladino (se li avete già sentiti è perché siete stati grandi fan di Gilmore Girls A.K.A. Una Mamma per Amica), la, per ora, fortunata serie veleggia verso la seconda stagione, ma le indiscrezioni online suggeriscono che altri due script siano già pronti nei cassetti delle scrivanie dei coniugi.

Vedremo, dunque, se Amazon e i Palladino riusciranno a fare ancora una volta il colpo grosso, riaffermando gli standard di assoluta eccellenza che hanno tenuto in questa prima stagione.

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“Goodnight and Goodbye!”

Toni professionali a parte, ho adorato questa serie. L’ho vista una domenica, durante otto ore circa di binge watching, e sono arrivata alla fine disperata, per due motivi. Primo: avevo capito che avrei dovuto aspettare circa un anno per sapere come continuava. Secondo: i suoi colori vividi alla stregua della campitura e la deliziosa grinta di Rachel Brosnahan mi avevano causato dipendenza. Dico sul serio, non averla vista è perseguibile a norma di legge.

Ultimo consiglio e poi vi lascio andare: regalatevi una giornata (e mezzo). Così vedrete gli otto episodi tutto d’un fiato e avrete tempo per cucinarvi una montagna di friabilissimi macaron mille gusti più uno. Poi capirete perché. Come al solito, i fidatissimi sono i ragazzi di Giallozafferano.

Enjoy, e alla prossima!

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_CherryPie_

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