Akira ritorna al cinema: ne è valsa la pena?

Era il 16 Luglio 1988.

Per la prima volta, nei multisala nipponici, ragazzi di ogni età videro una futuristica motocicletta rossa sfrecciare per le strade di un Giappone post-apocalittico.

Forse ancora non lo sapevano, ma stavano ammirando una pietra miliare che avrebbe segnato per sempre l’immaginario collettivo.

E non riguarda soltanto l’animazione. “Akira” è un pilastro della storia del cinema in ogni sua forma.

Inutile dirvi, che ieri sera non ho perso l’occasione per rivederlo al cinema grazie all’evento di Nexo Digital, in una versione esclusiva totalmente ridoppiata.

Ma ne riparleremo più tardi…

Ora indossate il casco e iniziate a dar gas al vostro bolide. Io sono Rob e sarò la vostra guida nei bassifondi di Neo-Tokyo.

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In un futuro post Terza guerra mondiale, l’intera città di Neo-Tokyo è in preda al caos: numerose bande di giovani motociclisti si sfidano, tra gli aggrovigliati palazzi metropolitani, in corse e sfide all’ultimo sangue. Kaneda è il capo di un gruppo di bikers il cui amico, Tetsuo, è coinvolto in un progetto segreto del governo noto come “Akira”. Nel tentativo di salvare Tetsuo, Kaneda s’imbatte in attivisti anti-governativi, politici avidi, scienziati irresponsabili ed un potente leader militare.

Il film esce a distanza di soli 43 anni dal disastro di Hiroshima e Nagasaki. Quello della bomba atomica è ancora un ricordo fresco e assai doloroso per il popolo giapponese. Un ricordo che vive attraverso la paura, che a sua volta si manifesta nell’arte e nella narrativa. Tra i tanti esempi, spiccano opere come “Godzilla”, “Ken il Guerriero”, “Conan il Ragazzo del Futuro” ed il nostro “Akira”.

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E’ proprio dalle ceneri di una Tokyo annientata da una catastrofe nucleare, che nasce la futuristica Neo-Tokyo, ed è qui che, trentun anni dopo, la nostra crudele storia ha inizio.

Kaneda è il capo di una banda di teppisti, interessato solo a donne e motociclette. Insieme alla sua brigata, nella quale vi è l’amico-rivale Tetsuo, si scontra con la famigerata Clown Gang (regalandoci fin dai primi minuti una delle sequenze animate più spettacolari della storia).

In seguito al caos generato da scontri e inseguimenti, uno stranissimo bambino con l’aspetto da vecchio e la pelle bluastra si ritrova sulla traiettoria di Tetsuo. Il motociclista cade rovinosamente sull’asfalto ed il suo bolide esplode in mille pezzi, mentre la polizia arresta gli amici che cercano di soccorrerlo. Da quel momento in poi, Tetsuo verrà suo malgrado coinvolto in un misterioso complotto del governo e starà a Kaneda ritrovare il suo migliore amico e salvarlo.

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Insomma, fin dalle prime sequenze della pellicola, ritroviamo i capisaldi estetici e filosofici che caratterizzano ancora adesso il genere Cyberpunk. Abbiamo quindi per le mani una fantascienza sporca, violenta, decadente e pregna di critica sociale. In particolar modo viene presa di mira l’obbedienza cieca e priva di morale delle forze dell’ordine, gli eccessi del capitalismo, l’abuso di potere ai danni del più debole e soprattutto l’esasperazione del progresso scientifico. Progresso non più finalizzato al bene comune ma all’acquisizione di maggiore potere.

La città stessa di Neo-Tokyo rappresenta in pieno la contraddizione della società moderna, mostrandoci una metropoli apparentemente evoluta e futuristica, ricca di colori sgargianti e lussuosi night-club circondati da grattacieli. Grattando questa patina superficiale, però, emerge tutto il marcio che nasconde al suo interno, scoprendo un mondo costruito sulla violenza e le discriminazioni sociali.

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“Akira”, insieme al “Blade Runner” di Ridley Scott (uscito 6 anni prima) è diventato un metro di paragone per il genere, influenzando intere generazioni di registi, fumettisti e scrittori. Un esempio? Vi basti pensare che, probabilmente, senza “Akira” (e “Ghost in The Shell”), i fratelli Wachowski non avrebbero avuto l’ispirazione per creare la trilogia di Matrix.

Ma ora basta filosofeggiare e concentriamoci sul lato più concreto di questo capolavoro.

Perché alla fine cosa te ne fai di una moto potente, se ad accompagnarla non vi è una carrozzeria spettacolare?

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Ed infatti, ciò che abbiamo di fronte è un autentico gioiello.

Vi basti pensare che furono coinvolti nel progetto CINQUANTA diversi studi d’animazione, per un totale di 1300 animatori. Vi era chi si occupava dei fondali, chi delle scene d’azione, altri ancora degli effetti speciali in CGI (Un innovazione assolutamente visionaria per l’animazione dell’epoca). I movimenti risultano fluidi e di una naturalezza impressionante, visto e considerato che il film è composto dal doppio dei frame utilizzati di consueto.

“Akira” fu senza ombra di dubbio un progetto ambizioso.

Spesso però, l’ambizione richiede molti soldi e per la realizzazione si spesero un miliardo di Yen. Una cifra da capogiro, specialmente per l’epoca, in cui i film d’animazione costavano circa dieci volte meno.

Vi sembrerà strano, ma gli incassi iniziali furono abbastanza scarsi e fu solo grazie al mercato home video che, con gli anni, gli studios riuscirono a recuperare le spese.

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Tirando le somme…

Il maestro Otomo ha dato vita ad un opera di culto. Rivoluzionaria non solo per i motivi citati poc’anzi, ma anche per aver aperto la strada verso occidente ai film d’animazione nipponici che, prima d’allora, erano abbastanza bistrattati dal nostro mercato.

Un opera che esattamente ieri (18 Aprile 2018) ha compiuto la bellezza di trent’anni.

Per festeggiare, quei fighissimi della Nexo Digital hanno distribuito in numerose sale italiane, una nuova versione della pellicola con un doppiaggio nuovo di pacca.

Un doppiaggio che rende finalmente più giustizia ai dialoghi del film, con una scelta più accurata ed attinente all’età dei protagonisti. Le traduzioni sono finalmente corrette, ridando molto più senso persino alle scene più enigmatiche. Inoltre si dicono finalmente le brutte parole che vostra mamma non vuole sentirvi dire!!

La cosa buffa è che hanno anche riportato l’accento originale dei nomi, facendoci capire che li abbiamo pronunciati male per trent’anni.

Kaneda diventa quindi Kàneda

Tetsuo diventa Tètsuo e via dicendo…

A parte quello, poter finalmente vedere un film del calibro di “Akira” su grande schermo è stata un emozione che difficilmente dimenticherò.

“Il futuro non è una linea dritta, ma è piena di incroci. Deve esserci un futuro che possiamo scegliere da soli”.

 

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RiccioRob

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