The Square di Ruben Oestlund (2017) – Recensione

E’ stato il vincitore della Palma d’Oro allo scorso festival di Cannes; del David di Donatello come Miglior Film dell’Unione Europea; uno dei nominati per il Miglior Film Internazionale ai Golden Globe, e agli Oscar come Miglior Film in Lingua Straniera. The Square è l’ultima fatica di Ruben Oestlund, e noi l’abbiamo visto al Cinemino.

AVVERTENZA: questa recensione è assolutamente inconcludente. Astenersi perditempo.

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Il regista, visibilmente contento. Almeno, credo. Con lui non si può mai dire.

C’era una volta, non lontano da noi. Una società moderna. Un museo di arte contemporanea. Con un curatore donnaiolo e divorziato, padre di due figlie con la potenza di voce di un allarme antincendio. Una nuova mostra da pubblicizzare. [DISCLAIMER: la frase seguente potrebbe urtare la vostra sensibilità] Bambine scandinave che saltano in aria. PSDM e ossessioni per il lattice. Un uomo-scimmia che viene malamente pestato da una folla inferocita.

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The Square è la storia di un’installazione artistica, o meglio, dei fatti che precedono la sua inaugurazione. Ma, com’era prevedibile – visto che alla regia troviamo quel buontempone di Ruben Oestlund – il titolo del film, addirittura l’opera stessa, sembrano essere un mero pretesto per mettere alle strette i personaggi e portarli alle conseguenze ultime delle loro misere mitologie personali. Sarebbe a dire, delle balle che ognuno di noi si racconta per giustificarsi il compimento di azioni che, se fatte da altri, considererebbe perlomeno riprovevoli.

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Claes Bang è Christian

Dunque, dicevamo, Oestlund ci va giù pesante, cinico fino al sadismo non solo verso i “suoi” esseri umani, ma soprattutto verso quegli altri, disgraziati, che hanno creduto di aver voglia di andare a vedere questo film “interessante”. The Square non è interessante; è doloroso; senza compromesso; è intenso; complesso. The Square è il santuario di fiducia e altruismo dove ti si perforano le pupille ricordandoti che non sei disposto a sacrificare la tua vita per gli altri; che il razzismo è realtà; che sei la causa dei pregiudizi della tua società; che a volte provi vergogna per quello che fai; che sai venderti bene; che a te ovviamente l’arte piace ma non sai poi bene dire perché; che per tali mancanze puoi solo addurre penose scusanti.

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The Square è il film che non vuoi vedere.

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Oppure, se comunque lo humour nero lo apprezzate, cercatevelo in una qualche sala coraggiosa. Se gradite l’ansia delle inquadrature di sbieco che sembrano preannunciare l’entrata a crepacuore del cattivone di turno, prego, accomodatevi. Ricordatevi però che questo non è un thriller, e che gli unici malfattori che potrebbero perseguitarvi siete voi stessi.

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Elijandro Edouard

Per la vostra scelta impavida potreste essere ricompensati da un’azzeccatissima colonna sonora, dove ci sono due tizi che si fanno chiamare Justice che fanno davvero la loro bella figura, e anche dal gusto incredibile di vedervi da fuori quando saltate e sudate come matti ai partys sotto le luci stroboscopiche.

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Vorrei lasciare un ultimo appunto, e credo che questa sia la parte più utile di questa recensione, per coloro che magari hanno già visto qualche altro lavoro di Oestlund. È quello che vi aspettate. Non è quello che vi sareste aspettati. Il che tutto sommato non è esattamente un male: significa che abbiamo un ampio margine di futuro nel quale farci sorprendere, affascinare, e atterrare o atterrire che dir si voglia dalla cruda eleganza di questo astro, io spero, ancora nascente.

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E comunque, ve lo dico: al termine della pellicola riaprirete gli occhi ancora un po’ intorpiditi e confusi, cercando di capire quale fosse davvero, in tutta la vicenda, l’installazione, o la performance, artistica. E se è arte quella che avete visto. E se…

Abbinamento culinario consigliato: Ordinate dal vostro hamburgeraio di fiducia (non dal “mec” per carità) il panino più lurido che ha, una montagna di patatine fritte, quelle salsine peccaminose e la birretta d’ordinanza. Così avrete un motivo ulteriore per sentirvi a disagio con voi stessi.

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