Il dubbio – Un caso di coscienza di Vahid Jalilvand (2017) – Recensione

A voi la recensione de Il Dubbio – Un caso di coscienza, film di Vahid Jalilvand, scritta dal nostro Tommaso.
Nel cast: Navid Mohammadzadeh e Amir Aghaee.

locandina il dubbio

Siamo a Teheran, nell’Iran delle mille contraddizioni culturali, della profonda sperequazione sociale, in cui la duplice natura dello stile di vita “alla occidentale” convive con il ferreo ossequio dei precetti fondativi dell’Islam. Un paese sotto la costante egida del regime, che limita il libero utilizzo dei social network ed interviene con censure, provvedimenti e persino il carcere nei confronti degli intellettuali “scomodi”. Destino al quale è andato incontro un altro grandissimo cineasta iraniano, Jafar Panahi, condannato a sei anni di reclusione per aver “girato un film contro il regime”. Ma torniamo a Il dubbio-un caso di coscienza, diretto da Vahid Jalilvand. La storia è quella del dottor Kevah Nariman, un medico legale integerrimo, sempre scrupoloso nella gestione della professione. La sua condotta lavorativa impeccabile, tuttavia, viene meno quando, una sera, investe inavvertitamente con la sua auto una famiglia che viaggia a bordo di una motocicletta. L’improvvisa morte del figlio della giovane coppia, che verrà portato nel reparto di medicina legale in cui lavora il dottor Nariman, sconvolge la realtà idilliaca in cui vive l’uomo. Il responso della necroscopia è morte per botulismo. I sospetti a questo punto ricadono sul padre del piccolo, colpevole di aver acquistato dei polli morti a poco prezzo ed averli portati sulla tavola di famiglia.

papà il dubbio
Il padre del bimbo in una delle scene più struggenti del film

Ciò che logora i due protagonisti di questa drammatica vicenda è il dubbio, un tarlo che si insinua nella mente e rosicchia qualsiasi parvenza di normalità nelle vite dei due sciagurati uomini. E’ stato l’incidente occorso al piccolo Amir ad averlo ucciso, oppure l’intossicazione alimentare da botulismo che i medici hanno diagnosticato con l’autopsia? Il lungometraggio di Vahid Jalilvand – alla seconda fatica dietro la macchina da presa – trova terreno fertile su cui costruire le proprie fondamenta proprio in questo dilemma irrisolvibile, avviluppato sul senso di colpa lacerante del medico. Ed è proprio il regista iraniano – interrogato sul soggetto cinematografico scritto a quattro mani con Ali Zarnegar – a suggerire una citazione dello scrittore Rolf Dobelli per avvalorare le sue scelte: “I coraggiosi e gli audaci sono stati uccisi prima che potessero trasmettere i propri geni alle generazioni successive. Gli altri, i vigliacchi e gli assennati, sono sopravvissuti. Noi siamo la loro progenie”. L’individuo comune è codardo per natura, è intimorito dall’esprimere la semplice verità e si rifugia nella menzogna causando atroci sofferenze al prossimo. Ed è ciò che fa Nariman: scarica il fardello di una morte prematura esclusivamente sul padre del bambino, che deciderà di farsi giustizia da solo nei confronti dell’uomo che gli ha venduto i polli contaminati.

confronto il dubbio
Il primo straziante confronto fra il medico e il disperato padre del piccolo

Ma Il dubbio-un caso di coscienza è anche una contrapposizione di classe: l’incontro-scontro fra l’opulento stile di vita del medico e della moglie e la famiglia disastrata del ragazzino. Un tema di grande riverbero artistico in Iran: in questo senso ricordiamo il personaggio di Hussein nel gioiellino Oro rosso di Jafar Panahi, e ancora nei protagonisti del più celebre cinema del vincitore del premio Oscar Asghar Farhadi. Il film ci lascia con una domanda, rivolta dalla moglie al protagonista, che riporta ciclicamente lo spettatore al punto di partenza: “quel bambino è morto per l’incidente?”. Rimarrà irrisolto il dilemma, il quesito non riceverà risposta. Come il dolore dei genitori abbandonati.

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Tommaso Aprigliano