Loro 2 di Paolo Sorrentino (2018) – Recensione

Ecco la recensione di Loro 2, la seconda parte del film di Paolo Sorrentino incentrato su Silvio Berlusconi.
Nel cast troviamo: Toni Servillo, Elena Sofia Ricci, Riccardo Scamarcio e Fabrizio Bentivoglio.

Loro_sorrentino-675x275
Vedete quest’uomo? Ecco, questo è Paolo Sorrentino, il regista del film in questione e uno dei miei registi preferiti in assoluto, che con il suo sorrisino beffardo ci sta dicendo “Ve l’ho fatta n’ata vot’“.

image1 (3)
Vedete questo ragazzo bello e affascinante? Bene, sono io, una volta ritornato a casa e che, con il pigiama addosso, ripenso a “Loro 2” e alla delusione in corpo che mi ha lasciato.
(E, scattando questa foto, mi sono reso conto di quanto gli somigli e di quanto la mia fronte sarà simile alla sua tra qualche anno. Maledizione.)

Partiamo con il dire che il film ricomincia esattamente da dove ci eravamo lasciati con “Loro 1“, ma con il fulcro della vicenda che, questa volta, si sposta immediatamente su Silvio Berlusconi e diventa lui l’effettivo protagonista di tutta la vicenda. Non ci sono (quasi) più discorsi allusivi su di Lui e sugli Altri, Loro, ma Essi sono i veri protagonisti ora e li vediamo in tutto il loro splendore, marciume e la loro sfarzosità.
In questa seconda parte osserviamo la risalita e la lenta e inesorabile caduta dell’uomo politico più discusso dell’ultimo ventennio. Ci vengono mostrati i suoi festini, le sue voglie, le sue paure e i suoi desideri. Ci viene mostrato il suo lato più “umano” e meno costruito sia di Lui che di quegli che gli ronzano costantemente attorno.

LORO-2 (1)
Sembra tutto normale, no? Tutto tranquillo, un continuo della storia che fa il suo dovere e porta a conclusione gli avvenimenti dopo l’eccellente introduzione della prima parte. E invece no, e adesso vi spiego il perché.

Per farvi capire la mia idea di questo film, mi viene in aiuto una scena tratta da “Boris – Il film” (2011): il regista, René Ferretti (interpretato nel film da Francesco Pannofino), deve assumere degli sceneggiatori per scrivere un film politico tratto da questo libro scandalo di enorme successo, “La Casta“.
Ecco, credo che il dialogo fra Sorrentino, produzione e sceneggiatori sia andato più o meno in questo modo:

Ora, so benissimo quale fosse l’intento di Sorrentino. Il regista non voleva fare un film realistico e ancorato alla realtà come fece per “Il Divo“, ma creare una specie di storia di fantasia, nel significato più intrinseco del termine, mettendo come protagonista questa figura fantastica, appunto, con un uomo che si addice perfettamente all’idea di assurdità e di fantasia, quale è Silvio Berlusconi. Questo non toglie che il film sia veramente quello di cui parlano i famosi sceneggiatori di Boris: un’impepata di cozze.

115311579-30efc61d-0509-4fff-b586-4bf35ced98b7
Voglio andare controcorrente e urlare al mondo che il Sorrentino che muove la macchina da presa in funzione della trama non lo apprezzo. Sono uno di quelli che preferisce il secondo Sorrentino, quello post “L’amico di Famiglia“. Forse uno dei pochissimi.
Crozza, il noto comico nostrano (che di comico non ha più nulla da anni, ma questo è un altro discorso) quando imita Paolo Sorrentino (interpretando il grande regista Paolo Sonlentino, scimmiottando la sua calma e pacatezza nel parlare) dice queste parole, per scherzare sul suo cinema e il suo lavoro: “Non ho nulla contro questa moda del cinema di fare film con una trama, ma io preferisco fare un film sull’assenza, sull’assenza di trama. Sono sicuro possa venirne fuori qualcosa di buono.
Questa battuta mi ha fatto spesso riflettere, perché io sono molto legato al cinema di Sorrentino e, come vi ho detto qualche riga fa, soprattutto al suo secondo cinema, quello dove “l’assenza di trama” si fa più sentire, ma dove c’è più spazio per la costruzione allusiva dell’immagine, allegorica. In questo film troviamo una deludente via di mezzo.

1_yWzUWVoCdZACSvpfdGB3zA
Se la pellicola fosse stata un tutt’uno e ci fossimo trovati davanti ad un singolo “Loro” avrei parlato diversamente, ma in questa seconda parte vi è un distacco troppo marcato da quello che ci è stato mostrato con le vicende che hanno seguito le gesta di Riccardo Scamarcio, nella sua scalata al successo nel primo film.
Faccio ancora un parallelo con “Kill Bill“, come feci per la scorsa recensione: se il primo tempo del film di Tarantino era molto movimentato e con un ritmo elevatissimo, la seconda parte doveva necessariamente calare il carico d’azione sfrenata e concentrarsi maggiormente sulla vendetta psicologica di Uma Thurman, creando un connubio perfetto tra ciò che vediamo nel primo e ciò che vediamo nel secondo tempo.

In “Loro“, però, avrei osato di più, avrei voluto vedere una storia veramente assurda e schizzata. Fuori di testa, al limite del guardabile. Con il ritmo del primo film che ti tiene con il fiato sospeso e ti stordisce con sontuosi corpi femminili, droga e pazzia per tutte e 4 le ore totali, con le dovute pause all’interno della storia, certo, ma con molte più immagini allegoriche e molta meno realtà e costruzione dei fatti. Fatti, tra l’altro, che ci vengono quasi soltanto raccontati a parole dai protagonisti e non ci vengono praticamente mai mostrati.
Non volevi fare un film come “Il Divo“, caro Sorrentino? E allora dovevi osare molto di più e buttare sullo schermo tutte le pazzie che ti venivano in mente, e non soltanto per le prime due ore di pellicola.
Una nota di merito va fatta, però, alla scena finale, dove ritroviamo questa grande potenza allegorica tanto da me decantata e ricercata, nella quale per immagini e con la quasi totale assenza di parole viene rappresentata chiaramente una nitida immagine dei sentimenti di chi popola il nostro paese.

Voi cosa ne pensate? Siete rimasti soddisfatti da quesa seconda parte?

Buon cinema a tutti, Domō Arigatō e alla prossima.

firma per articoli

Follow us:

Jakk