Solo: A Star Wars Story, un colpo mancato? – Recensione

Finalmente esce al cinema Solo: A Star Wars Story, nuovo spin-off la cui trama ci porta a scoprire il misterioso passato di un giovane Han. Nel cast sono presenti: Alden Ehrenreich, Woody Harrelson, Emilia Clarke e Donald Glover per la regia di Ron Howard. Di seguito la mia recensione:

Quanto è difficile scrivervi un articolo sincero ed oggettivo su questo film.

Non solo ho a che fare con un brand per cui provo sconfinato amore, ma anche con uno spin-off interamente dedicato al mio personaggio preferito della saga.

Non preoccupatevi, però. Mi sforzerò di parlare con la testa, invece che il cuore, di questa seconda Star Wars Story.

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Il regista Richie Cunningham ehm… Ron Howard

“Solo: A Star Wars Story” ha alle spalle una serie di inconvenienti che hanno messo a repentaglio la riuscita del film,  facendolo quindi diventare per l’opinione pubblica “un flop annunciato”.

Su tutti, il licenziamento con disonore del duo Lord-Miller, ossia i registi del magnifico “The Lego Movie”. Perciò, a prendere i comandi di questa astronave fuori rotta, è subentrato il buon vecchio Ron Howard. (Regista di “Rush”, “Il Codice da Vinci” e altre cose che non sto a dirvi, che tanto per noi resta sempre Richie di “Happy Days”)

Howard ha avuto il difficile compito di mettere insieme le scene girate in sua assenza ed unirle a quelle partorite dalla sua cinepresa. Ne è risultato un lavoro più che soddisfacente, pur peccando di alcuni strafalcioni tecnici evitabili e probabilmente dovuti alla pressione di mamma Disney, visto il ritardo accumulato.

Il vecchio Ron svolge comunque egregiamente il suo compito e la sua regia ci ricorda spesso quel malandrino di George Lucas, in quanto ad atmosfere e suggestioni.

Si respira l’aria dei vecchi capitoli e questo non può che farmi piacere.

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Ho trovato la fotografia un po’ troppo cupa in numerose scene. Una scelta che, a mio parere, stona con i canoni di Star Wars e rende diverse sequenze action di difficile comprensione. A dargli man forte, per fortuna, vi sono effetti speciali decisamente ben realizzati e con pochissime sbavature.

Nota di demerito per la colonna sonora. Oltre ai soliti riarrangiamenti dei classici temi musicali, rimangono brani totalmente anonimi e che ho finito per scordare prima ancora di arrivare ai titoli di coda. Un vero peccato.

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La sceneggiatura, mi duole ammetterlo, non sempre brilla e pecca di qualche sciocchezza, ma fa decisamente il suo sporco lavoro. Perché non solo intrattiene, ma fornisce ad Han un background decisamente interessante,che ci aiuta a capire come ha fatto a diventare il contrabbandiere più ganzo della galassia lontana lontana, oltre a rispondere a domande alle quali ogni nerdone esigeva risposte:

Cosa faceva a Corellia? (Pianeta natale di Han). Come sono diventati amici lui e Chewbacca? Cos’è la rotta di Kessel e come ha fatto a percorrerla in meno di 12 Parsec?

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Ho amato il susseguirsi di fan-service, da far brillare gli occhi ad ogni appassionato, ma credo che si potesse osare decisamente di più nella scrittura di questo capitolo.

Forse sono io che, visto il protagonista, avevo delle aspettative decisamente troppo alte.

Se “Rogue One”, il precedente spin-off, si poteva considerare un “War Movie” ambientato nell’universo di Lucas, quello di “Solo” è un genere etichettabile come “Space Western” con qualche accenno ai vecchi gangster movie.

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Chi di voi, come il nostro Sguido, ha la passione per tale genere non potrà che apprezzare i richiami ai bei western classici per situazioni, inquadrature e personaggi. Non manca quasi nulla all’appello: abbiamo un anti-eroe carismatico e truffaldino. Pericolosi alieni intenti a giocare a carte, in quello che è a tutti gli effetti un Saloon galattico. E perché non aggiungere pistoleri in cerca di ricchi bottini, tribù di selvaggi e il sempreverde assalto al treno?

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Forse la sequenza migliore di tutto il film

Arriviamo dunque alla recitazione. Vi sembrerà paradossale, ma hanno svolto tutti un lavoro eccellente. Tutti TRANNE Alden Ehrenreich, ovvero il nostro Han Solo.

E lo so che tanti di voi diranno di averlo rivalutato, ma per me rimane comunque un giovanotto con la presenza scenica di un cefalopode. Una recitazione decisamente troppo acerba per quello che è il personaggio più carismatico di Star Wars.

Il resto del cast invece è favoloso. Dalla stupenda Emilia Clarke nel ruolo di Qi’ra e primo amore del protagonista, al mitico Woody Harrelson che veste invece i panni di Beckett, il mentore di Han. Chicca per i fan di Westworld: c’è anche la nostra Maeve.

La vera sorpresa è Donald Glover, il quale incarna in pieno ciò che ci si aspetta da un giovane Lando Calrissian. Donnaiolo, spavaldo, un po’ infame e al tempo stesso di buon cuore. Talvolta ruba la scena agli altri personaggi, pur non essendo approfondito come avrei voluto. Mi ha fatto desiderare uno spin-off interamente su di lui.

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“Solo: A Star Wars Story” è un capitolo che porta a casa il risultato e che consiglio caldamente di non perdervi. I difetti non sono pochi e vi erano tutte le carte in regola per fare decisamente di meglio, ma va bene così.

Dal mio canto, non fa altro che confermare la superiorità degli Spin-off nei confronti della nuova trilogia, senza però raggiungere il coinvolgimento emotivo che mi ha regalato “Rogue One”.

Sul finale vi sono dei colpi di scena interessanti, seppur noti a chi ha seguito le serie animate “The Clone Wars” e “Rebels”, e che potrebbero far pensare ad un proseguimento delle avventure del nostro Han. Onestamente, preferisco che ogni spin-off si concentri nel raccontare storie autoconclusive della galassia lontana lontana, ma staremo a vedere cosa tirerà fuori la Disney dal suo cilindro.

Nel frattempo, come da tradizione, tornerò in sala a rivedere questo film almeno una seconda volta.

Fateci sapere cosa ne pensate e che la Forza sia con tutti voi. Sempre.

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RiccioRob