La Canzone del Mare è uno splendido tributo al folklore irlandese

Ho 26 anni suonati, ma difficilmente troverete un film d’animazione che non abbia visto.

(Ma non perché mi piacciono eh…li guardo per… per… fare compagnia al mio cuginetto. Esatto…)

Ultimamente, ognuno di noi si diverte ad aprire le proprie rubriche per straparlare a briglia sciolta degli argomenti filmici che più amiamo. E così, dopo #JakkInOriente, #CherryAndTheCity ecc ecc, anche io non ho voluto essere da meno.

Non potevo che dedicare la mia rubrica personale alla magica arte dell’animazione. 3D, disegnata a mano, stop-motion… Non tralasceremo nessuna tecnica usata per rimpiazzare gli attori in carne ed ossa che puzzano, si lamentano spesso e li si deve pure pagare.

Cominciano con una perla, una di quelle passate in sordina nonostante la candidatura agli Oscar.

Il film è “La Canzone del Mare”, di Tomm Moore, e a me vengono gli occhi lucidi solo a pensarci. Vi spiego perché…

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“Il film ambientato nel 1987, racconta la storia di Saoirse, l’ultima Selkie, e di suo fratello Ben. Quando la madre scompare vengono mandati a vivere nella città con la nonna, ma durante la notte di Halloween decidono di sgattaiolare e di tornare a casa nel faro vicino al mare. Durante il loro viaggio incontrano creature dimenticate di una tradizione che sta scomparendo e scoprono che le canzoni di Saoirse sono la chiave per la loro sopravvivenza. Ma Saoirse non può cantare e nemmeno parlare senza il suo cappotto Selkie, che suo padre le ha tolto per paura di perderla come sua madre. Inizia così una corsa contro il tempo per farla riunire con il suo cappotto e salvare le creature della tradizione popolare”

Tradizione popolare.

Proprio da questo contesto, si sviluppa la nostra magica storia. Moore pesca a piene mani da leggende e fiabe irlandesi, per scavare nelle nostre emozioni e raccontarci una favola moderna, adatta ad ogni età.

Amo follemente la cultura celtica e questa pellicola ha acceso la mia curiosità riguardo a uno dei miti cardine, su cui si sviluppa la sceneggiatura. Cominciamo dalle basi:

Cosa sono le Selkie?

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Si tratta di creature mitologiche molto simili alle sirene che tutti conosciamo e che vengono, appunto, dalla mitologia irlandese e scozzese. A differenza di Ariel e compagne, le Selkies sono donne in grado di trasformarsi in foche nelle notti di luna piena, indossando il mantello dell’animale e tuffandosi in mare.

In particolare, sono conosciute per la leggenda del pescatore Roderic che, proprio come il padre di Saorsie, sposò una Selkie.

E se le selkies non dovessero bastarvi, ad accompagnarci tra i verdissimi prati irlandesi, boschi ingialliti e profondità marine ci saranno molte altre figure della mitologia nordica, come folletti, streghe, giganti

Il regista ha valorizzato la tradizione popolare della propria terra, proprio come fa spesso lo Studio Ghibli con il folklore giapponese. Ed è dal maestro Hayao Miyazaki che sono giunte molte scintille d’ispirazione, provenienti in particolar modo da “Il Mio Vicino Totoro”, ma ancor di più da “Ponyo Sulla Scogliera” per tematiche ed ambientazione marina.

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A livello visivo, avrete davanti agli occhi una espressività artistica che molti altri film d’animazione, anche tra i più blasonati, si sognano. I personaggi sono caratterizzati da forme semplici e geometriche, volutamente tratteggiati in modo da ricordare le illustrazioni celtiche tradizionali. Ve lo ricordate “Hercules”? Anche l’impostazione grafica del film Disney è basata sulle stesse intenzioni, con espliciti richiami alla pittura e scultura della Grecia antica.

Il tutto viene mescolato sapientemente alla pittura contemporanea ed astratta, in particolare al mitico Kandinskij(che ricordo con affetto, in quanto pittore protagonista della mia tesi di maturità) e al suo concetto di associazione dei colori a specifiche forme (e suoni) in grado di esaltarli maggiormente.

In particolare osservando i paesaggi, così ricchi di dettagli e colori molto caldi, o molto freddi, avrete spesso l’illusione di stare osservando un quadro in movimento, piuttosto che un “film per bambini”.

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Animazione tradizionale e tecnica 2D vanno a nozze con una colonna sonora da pelle d’oca, la quale richiama… manco a dirlo… la tradizione musicale irlandese ricca di flauti, violini e banjo, regalando un mood suggestivo e spesso malinconico alle vicende messe in scena.

La musica è fondamentale non solo per amplificare le emozioni del film, ma è anche un argomento chiave della storia. Insomma, si chiama “LA CANZONE del mare” mica per caso, amici miei… Inoltre, secondo la cultura celtica, le parole cantate hanno le stesse proprietà della magia. Ve ne accorgerete durante la visione.

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“La Canzone del Mare” è un film che parla di viaggio in forma duplice. Vi è il viaggio fisico, intrapreso per proteggere le persone che amiamo ed il viaggio interiore in cui noi, insieme ai protagonisti, proviamo a scoprire la verità su noi stessi. E’ anche un film che affronta temi più “adulti” come la compassione, l’importanza di esternare i propri sentimenti e la difficoltà di elaborare il lutto.

Sono 92 minuti circa che ti aprono il cuore e ti permettono di guardarci dentro per qualche istante, con buona pace dei vostri condotti lacrimali.

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RiccioRob

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