A Ghost Story, o requiem a un fantasma gentile

Presentato al Sundance Film Festival dell’anno scorso, A Ghost Story è un film di David Lowery uscito, in Italia, solo su DVD. A supporto della trama – la storia, come dice il titolo, di un fantasma – troviamo un cast minimale, essenzialmente composto da Rooney Mara e Casey Affleck. Eccovi una recensione.

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Vorrei aprire con una considerazione che poco – o forse no – ha a che vedere con il film di cui vi andrò a turlupinare.

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Casey Affleck (C) e Rooney Mara (M)

Mi sono sparata molti film hipsterini ultimamente, ma di un hipster vero, quello che ti impiastriccia i neuroni. Il mio difetto principale è che sono, nella media, anche i film che mi piacciono di più. Dunque qual è la questione, direte voi, hai sprecato la tua domenica sera da sola, in una microscopica sala cinematografica che neanche un peepshow (Il Cinemino a Milano, ndr. Per ulteriori informazioni cliccate qui), con la compagnia di un pubblico composto interamente da coppie (non necessariamente di natura romantica), hai visto una pellicola girata in 4:3 che una pellicola non è visto che è uscita solo in DVD ma qui mi mancava il sinonimo; hai pure pagato per tutto questo, e sei così povera che manco ci hai potuto bere dietro una birra.

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Infatti non me la stavo passando poi così male. Il fatto è stato che ci ho impiegato più del solito a dirimere i miei conflitti interiori sul prodotto in esame, cercando di capire – e di capirmi – se mi fosse piaciuto oppure no.

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A Ghost Story, come si premura di indicarci il titolo, è la storia di un fantasma, lo spirito di un uomo morto in un incidente d’auto, che torna, coperto dall’archetipico lenzuolo bi-traforato, a quella che fino a poco prima era stata casa sua, dove viveva con la compagna. Nonostante possa interagire con gli oggetti, non cerca di stabilire un vero e proprio contatto con l’amata. Si limita ad aspettare, senza mai più lasciare il perimetro dell’edificio, che il tempo scorra. M, la ragazza, dopo aver murato un fogliettino in una fessura del muro, trasloca. Da qui in avanti la ‘vita’ del fantasma diventa tutta un tentativo di scacciare gli indesiderati nuovi venuti, così da poter dissotterrare indisturbato il prezioso foglietto.

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Ora, il problema è che normalmente non apprezzo le storie svergognatamente smielate, quelle che il pudore non sanno nemmeno dove abbia residenza. E ci sono, trovo, dei problemini con i dialoghi dei personaggi di contorno, i quali, seppur chiaramente tenuti abbozzati per precisa volontà programmatica, mi sembrano liquidati un po’ troppo all’acqua di rose.

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Poi invece arrivano loro a scombussolarti lo stomaco, quegli elementi che rasentano il kitsch ma che se li osservi per 92 minuti rivelano tutta la loro piacevolezza. Le inquadrature interminabilmente fisse come se ci fosse una telecamera che sta girando un filmino, in pieno richiamo al modello sdoganato dagli horror degli ultimi anni; solo che in questo caso i fotogrammi sono saturati di ciano. La presenza fissa dello spettro al fianco dei viventi, che di primo impatto dici perché non lo attraversano mai, perché non ci sbattono mai contro, e invece man mano ti riporta alla mente quella scena sul treno della Città Incantata…La colonna sonora firmata da Daniel Hart, dove viene premurosamente inserito un brano che negli ultimi giorni mi ha seriamente creato problemi di indipendenza (ovvero, mi ossessiona quando cammino per strada e lo canticchio invece che parlare con i miei amici), che vi inserisco a fine pezzo perché voglio che peniate anche voi. La possanza della barba di Casey Affleck e la fragilità aggraziata di Rooney Mara, che a sorpresa sembra riuscire a ingurgitare una buona metà del contenuto di una tortiera di, approssimo, 28 centimetri di diametro (creo e dico CREDO che ci siano alte probabilità che si tratti di un cherry pie). Il lenzuolo che si sporca davvero se il fantasma cammina sull’erba.

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Questa sembra Rooney Mara; in realtà sono io, dopo la dieta, tutta intrippata da “I Get Overwhelmed” dei Dark Rooms

Ecco, adesso ho capito quello che volevo dire: i film hipsterelli di solito non sono così, graffiano un po’ di più, e io invece mi sarei aspettata il re dei film hipster. Ma la malinconia che ti lascia nel cuore – e un po’ in bocca, perché le lacrime sono salate – una storia con un tale finale, ammettiamolo onestamente, non si trova tutti i giorni.

Abbinamento culinario consigliato: Copiate Rooney e fatevi una torta, possibilmente di ciliegie.

 

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