Benedict Cumberbatch nella nuova serie tv su Patrick Melrose: sì o no?

Promette bene la nuova miniserie targata Showtime, basata sui romanzi di Edward St Aubyn, e il motivo è chiaro: Benedict Cumberbatch protagonista. In occasione dell’esordio italiano della serie tv, ecco la recensione senza spoiler e le prime impressioni sull’episodio pilota.

I cinque episodi che compongono la prima ed unica – per il momento – stagione di Patrick Melrose sono già usciti tutti, e sono dunque disponibili per il cosiddetto binge watching, sempre che abbiate circa cinque ore della vostra giornata da dedicare a una serie tv. Cinque ore non sono tante, bisogna ammetterlo. In un pomeriggio, questa serie, si inizia e si conclude senza troppi intoppi.

Quello che avrete da me, tuttavia, sono prime impressioni, quindi niente binge watching per la sottoscritta. Se d’altronde scrivessi la recensione del primo episodio dopo aver visto tutta la serie tv, che prime impressioni sarebbero?

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Innanzitutto, la trama: semplice, direi. Talmente semplice che quasi non esiste. È infatti questa la prima impressione che si ha guardando l’episodio pilota di Patrick Melrose, l’impressione di aver appena trascorso un’ora della propria vita – non i canonici 40 minuti, infatti, per gli episodi di questa serie, bensì 60 coraggiosi minuti – ad assistere a null’altro che al delirio di un uomo sotto l’effetto delle più svariate droghe – alcune delle quali, sorprendentemente, sconosciute persino alla mia persona.

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Per tacere del fatto che, se come me anche voi avete una leggera fobia degli aghi, alcune scene possono addirittura dare fastidio. Il nostro caro Patrick sembra infatti avere un’irresistibile ossessione per l’eroina, e in quale altro modo può placare il suo desiderio, se non con un cucchiaio, un accendino e una siringa? Siete avvisati.

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Dunque, se come me non amate osservare esseri umani mentre si infilano aghi nelle vene, avrete bisogno come minimo di una mezz’oretta di pausa, dopo il primo episodio. Niente paura, comunque, questo non deve fermarvi, non deve impedirvi di guardare questa serie tv: basterà coprire lo schermo per quei quattro o cinque secondi e la siringa sparirà in un baleno.

Sarebbero quindi bastati 40 minuti, e non 60, per mostrare l’esatto momento della vita in cui una persona tocca il fondo? Probabilmente sì. Se solo non avessimo a che fare con il signor Benedict Cumberbatch. Ma proseguiamo con ordine.

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La prima puntata parla proprio di questo, dell’esatto momento della vita in cui una persona tocca il fondo. E questi sono momenti che si meritano un po’ di attenzione, prima di cliccare col mouse sul secondo episodio. Per di più, la serie tv non sembra strutturata sulla continuità tra una puntata e l’altra, per cui, arrivati alla fine di un episodio, sentiamo il bisogno fisico di vedere come va avanti.

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L’episodio pilota di Patrick Melrose potrebbe addirittura essere visto come uno stand-alone, come puntata a sé stante, che non necessita di ulteriori sviluppi per comprendere la trama.

Dalle poche scene che raffigurano il passato di Patrick, infatti, scene che appaiono periodicamente nel corso dell’episodio – soprattutto nei momenti di maggior delirio causato dalla droga -, si capisce con sufficiente chiarezza quello che è il background del protagonista: un’infanzia difficile, un padre violento – se non anche fisicamente, almeno a livello psicologico – e una madre pressoché assente, probabilmente complice della sofferenza del figlio, non tanto in prima persona, quanto a causa della sua condiscendenza.

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Hugo Weaving nei panni del padre di Patrick, David Melrose.

Non è una sorpresa, dunque, il fatto che il piccolo Patrick Melrose si ritrovi sulle spalle un pesante e problematico bagaglio psicologico che si trascinerà fino all’età adulta, bagaglio che molto probabilmente è causa della sua dipendenza dalle droghe e dall’alcol.

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Nulla di nuovo, insomma. Di storie tragiche di uomini maledetti ce n’è in abbondanza. Di protagonisti che toccano il fondo ne abbiamo già visti. Di gente resa folle dalla droga ne è pieno il mondo. Quindi perché proprio questa storia, questo protagonista, questo folle drogato? Due sole parole:

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L’ambientazione – seppur, per inciso, meravigliosa – passa in secondo piano, la storia passa in secondo piano, gli altri personaggi passano in secondo piano. C’è un solo protagonista, un solo centro attorno a cui ruota la telecamera, ed è Cumberbatch. Interprete che, come tutti i grandi interpreti, non riesce a non dare la propria impronta al personaggio. Anthony Hopkins, che sia un dottore cannibale o che sia un visionario dell’intelligenza artificiale, è sempre Anthony Hopkins, e si vede. Jack Nicholson, che sia un pazzo omicida o che sia un malvagio capo mafioso, è sempre Jack Nicholson, e si vede. Johnny Depp, che sia un affascinante e folle pirata o che sia uno scrittore maledetto, è sempre Johnny Depp, e si vede. La lista è lunga, ma fermiamoci qui. Benedict Cumberbatch, che sia un detective sociopatico o che sia un drogato con un’infanzia difficile alle spalle, è sempre Benedict Cumberbatch, e si vede.

"I'm not a psychopath, I'm a high-functioning sociopath."

Questa non solo è una serie per tutti gli appassionati di Sherlock e un’occasione per rivedere Cumberbatch nei panni di un personaggio completamente fuori di testa, ma è anche una serie per tutti coloro i quali apprezzano un’ottima performance recitativa da parte di un grande interprete. Perché ammettiamolo, Cumberbatch drogato, sull’orlo dell’abisso e prossimo al tracollo, che parla con se stesso, che urla, che impreca, che ride e che piange, così tragicamente sprezzante della vita e così drammaticamente legato alla propria esistenza, non solo ci è molto familiare…

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…ma è anche in grado di tenerci incollati davanti a uno schermo per un’ora intera, senza sentire il bisogno di dire: sì, ma… e quindi?

Perché non c’è nessun e quindi?, c’è soltanto Patrick e la sua follia. Fosse stato un altro Patrick? Non so nemmeno se mi sarei interessata alla serie tv – triste, ma vero. E se anche mi fossi interessata alla serie tv, probabilmente non sarei arrivata alla fine del primo episodio. Perché sono arrivata alla fine? Perché andrò avanti a vedere questa serie? Sempre quelle due parole: Benedict Cumberbatch. E inoltre, alcune meravigliose di black humor, che personalmente adoro.

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È dunque una serie che consiglio? Sì, e non solo per Cumberbatch. Andando oltre quelli che sono i gusti personali, è un genere che può piacere molto, fra il drammatico, lo psicologico e il black humor.

È un episodio pilota che lascia senza fiato? Sì per Cumberbatch, no per la trama.

È una di quelle serie tv che assolutamente bisogna aver visto? Troppo presto per dirlo. Con quanti di voi decideranno di intraprendere questo breve viaggio con Patrick Melrose, ci rivediamo alla fine del quinto episodio, e solo allora potremo davvero tirare le somme.

Buon viaggio, dunque, e a presto!

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Cecilia

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