Io, Dio e Bin Laden: Nicolas Cage tenta sempre di recitare, anche quando non dovrebbe

Il nuovo film di Larry Charles, regista di Borat, racconta le vicissitudini di Gary Faulkner alle prese con una missione datagli direttamente da Dio, interpretati rispettivamente da Nicolas Cage e Russel Brand, le due star principali del cast.

 

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Gary Faulkner, uomo “tuttofare” medio americano, è convinto di vivere nel paese più bello del mondo, con la gente migliore del mondo e con il miglior pollo fritto del mondo.
Gary è malato di insufficienza renale ed è costretto a sottoporsi a trattamenti continui di dialisi ed è proprio durante una di queste sedute che avrà la folgorazione di tutta una vita, la motivazione che lo spingerà ad avere uno scopo ben preciso: gli appare l’immagine di Dio, che lo incarica di scovare e uccidere Bin Laden e salvare così il mondo intero, ma soprattutto, il popolo americano.
Il film, tratto da un fatto di cronaca realmente accaduto, racconta uno specifico momento della vita di Gary Faulkner, nei suoi viaggi in Pakistan, alla ricerca del terrorista più ricercato del mondo. Sarà riuscito nella sua impresa?
(Beh, se conoscete i fatti di cronaca di un decennio fa, sapete già la risposta)

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Partiamo con il dire che sono un patito di Russel Brand. Lo apprezzo sia come attore che come comico e le sue interpretazioni di personaggi così tanto sopra le righe mi fanno sempre impazzire (a questo proposito, non potete perdervi di vista “Forgetting Sarah Marshall” e “Get Him to the Greek”, entrambi su Amazon Prime Video, morirete dal ridere).
Diverso e più articolato è il discorso che riguarda Nicolas Cage. Il nipotino prediletto di Francis Ford Coppola è considerato uno dei peggiori attori di questo periodo storico, un po’ perché vediamo il suo faccione sbattuto sulle copertine di almeno tre film l’anno e un po’ perché sono anni che recita pensando di essere un eclettico, ma soprattutto per potersi pagare i suoi vizi e i suoi sfizi. C’è un però, in questa storia: Nicholas Cage è il protagonista di quello che potrebbe considerarsi essere il mio film preferito, ovvero Wild at Heart, di David Lynch (Cuore Selvaggio, in Italia).
Questo comporta che parlare male di Nicholas Cage (che nel periodo precedente a The Rock e Conair era considerato una star lanciata verso l’olimpo di Hollywood) è sempre un po’ un dolore per me. Però, ahimè, va fatto anche oggi.

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Sapete quanti meme esistono su Nicolas Cage, no? Beh, anche questo film potrebbe essere un nuovo contenitore di faccette buffe fatte dal nostro (non) attore preferito.
Mentre guardavo il film mi chiedevo come fosse il Gary Faulkner del nostro mondo, quello vero, e allora sono andato a guardarmi un paio di interviste e si, è uno schizzoide, ma non ha nulla a che vedere con la macchietta esageratissima interpretata dal nostro amorevole Nicolas di Islamabad.
La voce che siamo costretti a sentire per tutta la durata del film è a dir poco fastidiosa, caricata esageratamente per rendere il personaggio ridicolissimo all’inverosimile. Questa cosa avrebbe funzionato se fosse stato tutto frutto di una storia “fantastica”, ma il problema è che abbiamo il confronto con la realtà, perché questi eventi sono accaduti realmente e ridicolizzare qualcosa che ha già del ridicolo nella sua esistenza non lo fa sembrare grottesco, ma soltanto stupido.

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Fortunatamente qualche momento comico di buon livello, che rasenta il demenziale, lo troviamo in questo film, che non è del tutto da buttare.
Il Dio interpretato da Russel Brand, per esempio, non compare moltissime volte, ma quando lo fa sa essere subito iconico a partire dall’abbigliamento e dai suoi modi di fare. Spiccato accento inglese, vestito come un mezzo hippie e sempre pronto a redarguire il nostro Gary nel momento in cui si “perde” e non riesco a portare a termine la sua missione.
Ah, già, e ad un certo punto vediamo Nicolas Cage che sfida a duello con una katana Bin Laden. Quella scena ha veramente del genio.

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In questa calura estiva non escono film di grande livello e purtroppo questo è un esempio della povertà di uscite che riempie questo periodo dell’anno. Voi lo andrete a vedere? Fatemelo sapere qui sotto.

Dōmo arigatō, e alla prossima.

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