Ocean’s Eight, il girl power non basta

Nelle sale italiane arriva il nuovo capitolo della saga truffaldina più famosa del mondo: Ocean’s 8.
La trama del film ruota attorno a un colpo messo in piedi da Debbie Ocean, sorella di Danny Ocean, e dalla sua banda, ai danni di Dapnne Kluger, una famosa e ricca attrice.
Nel cast: Sandra Bullock, Cate Blanchett, Anne Hathaway, Helena Bonham Carter, Rihanna, Sarah Paulson e Richard Armitage.

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Inutile girarci intorno, Ocean’s 8, spinoff/sequel/remake del ben più fortunato Ocean’s Eleven di Steven Soderbergh – e dei suoi seguiti – non ha soddisfatto le mie aspettative. Ma sinceramente me lo aspettavo e non ne sono rimasto particolarmente dispiaciuto. La campagna di marketing per il lancio della pellicola, basata sul cast composto interamente da donne, è stata messa in atto per attirare gente in sala, approfittando di un periodo piuttosto buio per il genere femminile all’interno dell’industria cinematografica, e per giocare sull’effetto “girl power” in modo da galvanizzare schiere di ragazzine e portarle in sala.

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Ocean’s 8 è un film pretenzioso che pensa di poter emulare con facilità i suoi predecessori, senza portare il minimo rispetto all’opera madre, ma scopiazzando qua e là idee dai tre film di Soderbergh e pensando che trovare soluzioni strampalate per superare un ostacolo sia sinonimo di genialità.
Lungi da me criticare il reparto tecnico del film, il regista Gary Ross è stato molto bravo da quel punto di vista e alcune soluzioni visive e di montaggio mi hanno soddisfatto non poco, ma purtroppo Ocean’s 8 presenta delle lacune evidenti nella stesura della sceneggiatura, ed è una cosa su cui io non riesco proprio a passare sopra.

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La struttura del racconto è molto simile a quella del primo film. Debbie Ocean – interpretata da Sandra Bullock, sorella del defunto Danny Ocean, è appena uscita di galera dopo cinque e anni. La prima cosa che fa è correre dalla sua migliore amica – Cate Blanchett – per proporle il colpo del secolo. Le due mettono su un’improbabile banda, che non ha niente a che vedere con quella capitanata da Clooney e Pitt – qualcuno ha detto Rihanna? – ma a un certo punto si scopre che la rapina nasconde un secondo obbiettivo, ovvero quello di danneggiare l’ex marito di Debby Ocean, reo di averla fatta incarcerare dopo un atto di codardia.

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Se il colpo in se non è nemmeno così malaccio, tutta la fase di preparazione è interamente basata su fortuiti colpi di scena, con soluzioni ai problemi che mano mano si parano lungo il cammino delle nostre amiche criminali che non mettono in risalto l’astuzia dei personaggi, ma si basano su improbabili oggetti tecnologici in grado di fare mezzi miracoli e su telefonate last minute a conoscenti/amici/parenti che fanno il loro ingresso in scena solo per dire due battute, tirar fuori le protagoniste dai guai per poi non riapparire mai più.

recensione ocean's 8
Chi ha visto il film ha capito.

Stiamo parlando di una pellicola tranquillamente evitabile, prodotta  solo per dimostrare goffamente che anche il gentil sesso può dire la sua nel mondo di Hollywood , come se ci fosse bisogno di dirlo. Un film, a dirla tutta, più per i produttori che per il pubblico.
Insomma, non possiamo parlare di un totale fallimento. L’ora e cinquanta minuti passata in sala, se si entra con l’idea di guardare un film al di poco sopra della sufficienza, scorre abbastanza velocemente, grazie soprattutto al ritmo del film che non lascia mai un minuto di respiro allo spettatore.
In conclusione, se volete fuggire dal caldo estivo che ci sta attanagliando in questo periodo e avete optato per il rifugiarvi in sala, andate a vederlo. Altrimenti fatevi un bel giro in riva al mare.

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