Ant-man and the Wasp, troppo quantico e poco brillante

Con notevole ritardo rispetto agli States, esce nelle sale italiane l’ultima fatica dei Marvel Studios: Ant-man and The Wasp.
La trama è basata sul team-up tra i due piccoli/grandi supereroi dell’universo Marvel, intenzionati ad entrare nel Mondo Quantico per salvare Janet: la madre di Wasp.

Diretto da Peyton Reed, nel cast troviamo: Paul Rudd,  Evangeline Lilly, Michael Douglas, Michelle Pfeiffer, Michael Peña, Laurence Fishburne e Hannah John-Kamen

 

Il grande è potente Thanos non ha ancora schioccato le dita ed il pianeta Terra vive tranquillo e sereno, ignorando la catastrofe imminente. Il film è quindi ambientato poco prima degli eventi di Avengers Infinity War.

Peyton Reed ci porta a scoprire che fine ha fatto il nostro Scott Lang, alias Ant-man, poco dopo le disavventure capitategli in Civil War, dove l’uomo- formica viene in aiuto a Capitan America, ai tempi fuorilegge. Per questo motivo, Scott viene condannato agli arresti domiciliari.

Durante gli ultimi giorni di reclusione, Ant-man scopre di possedere nella sua testa la chiave per salvare Janet, moglie di Hank Pym, intrappolata da ormai 30 anni nel cosiddetto Mondo Quantico. Motivo per cui si unirà ad Hope van Dyne, alias Wasp, e suo padre per intraprendere una nuova, spericolata missione.

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Visto e considerato quanto avevo gradito il primo capitolo di Ant-man, le aspettative per questo film erano discretamente alte.

Mi aspettavo quindi molta azione fracassona, botte ignoranti in formato gigante (o micro, in base alla situazione) e tante, ma tante risate.

Ho avuto tutto questo? “Snips” direbbe il mio amico Tollo.

Perché Ant-man and The Wasp possiede tutti questi elementi, ma vengono mischiati con “ingredienti” che non solo non gli appartengono, ma sono anche trattati blandamente: drammi familiari, nozioni scientifiche e paroloni buttati a casaccio (“ma per voi è sempre tutto quantico?” cit.). Senza contare quanto la trama risulta visibilmente un brodino annacquato. Alla pellicola potevano venire tagliati almeno 30-40 minuti buoni, secondo me.

Non è comunque un film da buttare via, fortunatamente.

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La coppia Paul Rudd ed Evangeline Lilly funziona alla grande e non vedo già l’ora di rivederli insieme, Michael Douglas non sto neanche a dirvi quanto sia fenomenale e il buon Michael Peña riesce sempre a uccidermi dal ridere.

Le scene action funzionano, seppur con qualche gag riciclata dal precedente capitolo, e danno quella giusta dosa di adrenalina e risate.

Infine abbiamo Ghost, alias Ava, che è un Villain non poi così malvagio e che risulta essere un personaggio molto più interessante e meno stereotipato del Calabrone, ma che avrebbe di certo meritato un migliore approfondimento psicologico.

Tirando le somme, Ant-man and The Wasp è un film che merita sicuramente una visione, ma che di certo è annoverabile tra i titoli meno brillanti del Marvel Cinematic Universe.

E le scene post-credits?

Non vi dico assolutamente niente, se non che bastano ed avanzano a giustificare il prezzo del biglietto.

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-RiccioRob

 

 

 

 

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