The End? – L’inferno fuori e la voglia di rinascita del cinema di genere italiano

La nuova pellicola horror di Daniele Misischia, una piacevole sorpresa per il cinema di genere italiano con il cast composto da attori più noti e meno noti, quali Alessandro Roja, Euridice Axen e Carolina Crescentini

 

Il cinema italiano è stato saturato per anni da commedie, film definiti “autoriali” ma che non avevano alcuna mano di un autore a dirigerli o a “comporli” e qualche perla isolata. Piccoli sprazzi di luce in un mondo offuscato dall’ombra, dalla pessima recitazione e dalla discutibile direzione.
Spero che le cose possano cominciare a cambiare e spero che grazie a questo film, o meglio, al pubblico che (spero) andrà a vedere questo film, i produttori si rendano conto che ci siamo un pochino stancati dei vari Ruffini, Ozpetek e Genovese, ma che il pubblico, se istruito a dovere, può arrivare anche ad apprezzare cinema di qualità.

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The End? – L’inferno Fuori di Daniele Misischia è uno zombie movie (anche se in questo caso si tratta di infetti) atipico, rispetto a quello che siamo abituati a vedere oggigiorno, ma che ha una voglia incredibile di ritornare alle pellicole di “romeriana” memoria.
Come sempre, però, partiamo dalla trama e ci addentreremo sui pregi di questa pellicola una volta sviscerato per bene il setting, molto semplice, di tutta la vicenda.

Claudio Verona (Alessandro Roja) è un ricco economista, scorretto e senza scrupoli. Non si fa problemi a tradire la moglie quando può (Carolina Crescentini) e non pensa al bene di nessun altro, se non al proprio. Una mattina deve recarsi in ufficio per un incontro di lavoro molto importante, ma a causa di un guasto rimane chiuso nell’ascensore. Mentre cerca di contattare i soccorsi, che tardano a trovare una soluzione, riceve una chiamata da sua moglie, la quale lo intima di stare attento, perché in tutta Roma è scoppiato il caos e la città e i suoi abitanti sembrano totalmente fuori controllo.

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Perché questo film funziona, al contrario dei prodotti che trattano lo stesso tema provenienti specialmente dall’altra parte dell’Oceano Atlantico? Semplice, perché in questo film non sono gli infetti i protagonisti, ma gli esseri umani. La catastrofe, infatti, come ci ha sempre raccontato il compianto George Romero (l’inventore degli zombie come li conosciamo noi oggi), può essere qualsiasi cosa: un vulcano, un tornado, una tempesta; ciò che conta, per la realizzazione di un buon film horror di questo tipo, non è il mostro, ma come l’essere umano reagisce a esso.

La semplicità della location, dovuta anche al budget non elevatissimo, è venuta incontro alla quadratura della vicenda e dell’ottima riuscita della pellicola. Un buon regista indipendente deve fare di necessità virtù e se il film, come in questo caso, puoi girarlo soltanto in un’ascensore, è bene che tu trovi tutto il necessario per riuscire a far rimanere incollato lo spettatore davanti allo schermo mentre viene inquadrato per la quasi totalità del film un uomo dentro quattro mura strette e claustrofobiche.

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Una nota di merito va fatta al lato tecnico. Guizzi di regia ci accompagnano per tutta l’oretta e mezza, con citazioni messe con garbo e che ti fanno anche battere il cuoricino (chi ha detto Shining con la ripresa da sotto le gambe?).
La resa visiva, oltretutto, è decisamente sopra la media. Il trucco degli infetti è realizzato alla perfezione e la CGI è utilizzata con oculatezza, presumo per risparmiare qualche soldo e tempo di lavorazione, ma non è mai invasiva. Il 90% di quello che vediamo sullo schermo, infatti, si tratta di effetto analogico e non digitale, fortunatamente.

Quando si girano pellicole di un determinato genere, che hanno avuto una nascita e un variegato sviluppo come gli zombie movie, il passo da “buon lavoro” a disastro è breve, brevissimo. La capacità del regista e degli sceneggiatori sta nel non cadere mai nel ridicolo, nello stupido o nello stucchevole “già visto“. Capita spesso di trovarci davanti a un prodotto al quale dici “beh, però meglio quello al quale si ispira” e per fortuna questo non è il caso di The End? – L’inferno Fuori.
Non pensiate di trovarvi davanti ad un capolavoro, ma non mi sarei più aspettato, dato l’andazzo delle distribuzioni nei cinema del nostro paese, di trovarmi in sala una pellicola come questa e non posso che esserne soltanto felice.

Vi consiglio vivamente di correre al cinema e di sostenere un bel progetto come questo, perché il cinema italiano ha bisogno di più Misischia e di meno Ozpetek.
Dōmo arigatō, e alla prossima.

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