Ritorno al bosco dei 100 acri, una storia come tante altre

Winnie the Pooh e l’universo di A.A. Milne tornano sul grande schermo grazie a Marc Forster, già regista di Neverland e de Il cacciatore di aquiloni, e questo significa solo una cosa: la promessa di tanta magia. Peccato che, questa promessa, non sia stata del tutto mantenuta.

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Trailer meraviglioso quello di Ritorno al bosco dei 100 acri, tant’è che mi ero fatta molte aspettative sulla nuova avventura che Christopher Robin avrebbe vissuto con i suoi amici di sempre, l’orsetto Pooh e gli altri abitanti del bosco dei 100 acri.

Purtroppo, questa avventura la sto ancora aspettando.

Ritorno al bosco dei 100 acri vede protagonista un adulto Christopher Robin, ormai sposato e padre di una bambina, completamente risucchiato dal proprio noioso, noiosissimo lavoro che lo vuole responsabile del settore rendimento alla valigeria Winslow di Londra – una meraviglia, insomma! – e lo tiene lontano dalla famiglia e dalla spensieratezza che aveva da bambino. L’infanzia trascorsa nel bosco dei 100 acri con Winnie the Pooh e gli altri compagni di avventure è stata ormai cancellata, nonostante la promessa fatta all’orsetto di non dimenticarlo mai.

L’intento del film è dunque chiaro: far ricongiungere Christopher Robin al bambino che ancora vive nascosto dentro di lui e fargli riscoprire le cose che davvero contano nella vita, come la famiglia, la felicità… e i palloncini rossi!

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Questa era la promessa. E l’aspettativa era di tuffarsi di nuovo nel mondo di Winnie the Pooh, un mondo in cui molti di noi hanno giocato quando erano bambini, fin dall’uscita del primo film nel 1977, Le avventure di Winnie the Pooh.

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Quello che però abbiamo ottenuto è un film per famiglie dalla trama assai banale e prevedibile, dai ritmi piuttosto lenti e dalle ambientazioni fin troppo spente. Persino l’orsetto Pooh sembra più grigio del solito, ormai invecchiato dal tempo. Decisamente molto allegorico, ma… un po’ di colore, in questo bosco dei 100 acri, non avrebbe fatto male a nessuno!

E più grigio del grigio è l’adulto Christopher Robin, protagonista indiscusso del film, interpretato da un Ewan McGregor che purtroppo non convince fino in fondo: un buonissimo attore, abbiamo avuto modo di apprezzarlo in molti ruoli – Trainspotting e Moulin Rouge!, per dirne un paio -, ma nel bosco dei 100 acri non è Christopher Robin, bensì soltanto un attore che interpreta la parte di Christopher Robin: troppo stereotipato, troppo meccanico, troppo inglese e al contempo troppo poco inglese! Mancano del tutto lo humor e l’assurdo tipici del popolo british che avrebbero dato un po’ di spessore a un personaggio così sempre e maledettamente piatto… e grigio.

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E tuttavia, udite udite, un po’ di colore c’è! Meravigliosamente caratterizzati, gli abitanti del bosco dei 100 acri sono le uniche chiazze di colore che animano questo film e, in particolare – ovviamente, direi -, l’orsetto Pooh, del quale è stato – grazie al cielo! – tenuto il doppiatore originale, Marco Bresciani. Sua è la voce che ci riporta indietro nel tempo a quando da piccoli canticchiavamo insieme a Winnie the Pooh la canzoncina sulla ginnastica mattutina. Sua è la voce con cui nella nostra testa si forma inevitabilmente l’esclamazione: oh rabbia!

Insomma, dieci e lode al doppiatore e dieci e lode anche agli sceneggiatori: fra l’ingenuità di Pooh e il pessimismo cosmico di Ih-Oh, i due personaggi che ho preferito in assoluto, c’è solo da farsi una sincera risata, qualsiasi cosa dicano. Davvero i personaggi meglio riusciti del film, che mettono quasi in ombra tutti gli altri protagonisti di pezza.

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Di certo mettono in ombra il povero Christopher Robin, che dall’inizio alla fine appare come un personaggio forzato nei panni del classico adulto che lavora e che non ha tempo per le sciocchezze di quando era bambino, che non ha tempo neppure per la sua famiglia, e che però, ohibò, vede il proprio spirito fanciullesco risvegliarsi improvvisamente quando viene riconnesso con i simboli della perduta infanzia. Non solo, il nostro protagonista neppure si discosta mai dal percorso che fin dai primi minuti si è già tracciato davanti a lui: una storia davvero prevedibile, quella di questo adulto Christopher Robin, in alcuni punti persino banale. Certo, tutti ci aspettavamo il lieto fine, ma un lieto fine, seppur presumibilmente lieto, si può rendere emozionante!

E invece le emozioni più autentiche, paradossalmente, si provano all’inizio del film, quando il buon vecchio Michele Kalamera, già voce narrante nei cartoni animati, introduce, con il canonico “Nel cuore del bosco dei 100 acri…”, quella che si prospetta essere una fiaba, ma che di fiaba perde ogni fattezza già molto prima della fine del film.

Insomma, signor Marc Forster, che fine ha fatto il genio che ha diretto un film come Neverland? Che fine ha fatto la magia?

In fondo, è semplicemente questo che vogliamo: una fiaba, una storia magica, un’ora e mezza di tuffo nel passato, per tornare a quando eravamo bambini. Christopher Robin ci sarà pur riuscito, ma io no. Mi aspettavo di più: più trama, più sviluppo, più ritmo… più tutto. Un film carino, solo carino. Si lascia guardare, piacerà a tanti bambini e tanti adulti ci vedranno un poetico elogio dell’infanzia perduta. Ma secondo me manca del tutto di profondità. E la mia infanzia perduta – non che sia passato così tanto tempo, ma comunque – non l’ho sentita.

Sono una grande sostenitrice dei live action disneyani, che, almeno fino ad ora, non hanno deluso – temo per il futuro; ed è anche vero che rendere con la CGI – per chi è meno familiare con il termine, intendo la tecnica con cui si animano a computer oggetti inanimati – l’espressività che gli abitanti del bosco dei 100 acri avevano nel cartone animato era quasi impossibile, dunque, se anche appaiono fisicamente meno teneri e simpatici di quello che siamo abituati a immaginarci quando pensiamo a loro, è stato comunque fatto un ottimo lavoro, e non era così scontato.

Ma se con film come Alice in Wonderland, oppure La bella e la bestia, la Disney ha decisamente colpito nel segno, con Ritorno al bosco dei 100 acri ancora non ci siamo. E spero che con Lo schiaccianoci e i quattro regni, prossimo live action in programma, in uscita a novembre nelle sale italiane, un po’ di vecchia magia Disney torni a far brillare questa nostra vita da adulti.

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Cecilia

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