Revenge, un gran film senza femminismo becero

Nelle sale italiane è arrivato Revenge, il Rape&Revenge movie diretto da Coralie Fargeat e interpretato da Matilda Lutz, la cui trama segue il rigido schema dettato dal genere, ma la cui messa in scena mi ha davvero sorpreso.
Parliamone.

Con Rape&Revenge si intende quel filone di film – spesso e volentieri esponenti del cinema d’exploitation tipico degli anni ’70 – la cui trama si riassume in tre punti fondamentali:

– Una ragazza timida viene violentata da uno o più uomini;
– La ragazza sopravvive o viene lasciata in vita;
– La ragazza si riprende e attua la sua vendetta;

Capostipite di questo genere cinematografico è Non violentate Jennifer, film del 1978 diretto da Meir Zarchi, e interpretato dall’allora giovanissima Camille Keaton. Dopo un susseguirsi di seguiti non ufficiali e un paio di remake prodotti dallo stesso Zarchi, nel 2014 è stato annunciato un sequel ufficiale: Non violentate Jennifer – Dejavu, che vedrà nuovamente Zarchi alla regia e Camille Keaton nei panni di Jennifer.

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Revenge si distacca leggermente dal rigido schema qui sopra, portando in scena la storia di Jen – chiaro omaggio a Jennifer, interpretata dalla bellissima Matilda Lutz – amante del miliardario francese Richard che, dopo una serata in cui si è lasciata andare a balli sensuali e comportamenti provocanti, viene violentata da uno degli amici di Richard, deluso dalle risposte che la giovane fornisce dopo le sue avance.
Il messaggio che la regista Coralie Fargeat, all’esordio registico con quest’opera, vuole dare è chiaro e tondo:
Nessuno comportamento da parte di una donna può giustificare un atto così grave come lo stupro. Non importa come una donna si atteggi o come si vesta, il diritto di scegliere cosa fare del proprio corpo e di come utilizzarlo è unicamente della donna e nessuno può permettersi di dire il contrario.

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Jen difatti viene dipinta fin da subito come una ragazza ingenua, un’ochetta a cui piace ricevere attenzioni, ignara della cattiveria che i suoi comportamenti possono generare su una mente deviata come quella degli amici del suo amante.
Quando Richard si propone di comprare il suo silenzio in cambio di una cospicua somma di denaro, Jen si oppone e chiede di essere portata via dalla casa, minacciando di svelare alla moglie di Richard la loro relazione segreta. Quando Jen scappa nel deserto e tenta la fuga a Richard non resta che gettarla nel vuoto, considerandola morta.
Ma ovviamente non è così.

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Jen sopravvive – in maniera improbabile, va detto – e da qui inizia il film vero e proprio. Dalla morte – anche se solo spirituale – alla resurrezione, in un susseguirsi pirotecnico di spietatezza e cinismo, con un finale splatter/gore adrenalinico.
Coralie Fargeat sa girare benissimo. Gli splendidi paesaggi desertici nei quali ha luogo la vendetta di Jen sono fotografati alla perfezione, la camera da presa è sempre nel punto giusto, il corpo sensuale – ma allo stesso tempo crudele e guerrigliero – della bellissima Matilda Lutz è sempre inquadrato senza volgarità di alcun tipo.

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Insomma, se cercate un film girato bene che vi tenga incollati allo schermo con il suo ritmo incalzante e la sua violenza esagerata, questo è il film adatto per voi. E in un periodo in cui la violenza sulle donne è un argomento scottante, visto i recenti scandali che riguardano Weinstein, ma spesso banalizzato e utilizzato per il proprio tornaconto personale, un film del genere ci voleva proprio.

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