Maniac è talmente folle che non può non piacervi

È finalmente disponibile su Netflix lo strano esperimento science-fiction di Cary Fukunaga – già ideatore di un altro strano esperimento di nome The Alienist: la miniserie che vede nel cast Emma Stone e Jonah Hill e come protagonisti la follia, i traumi, i sogni e l’intelligenza artificiale. Ecco a voi la trama e una breve recensione.

Curiouser and curiouser!, esclamava Alice entrando nel Paese delle meraviglie, credendo di trovarsi in un sogno: strano, sempre più strano! Non c’è situazione che descriva meglio quella che è la storia raccontata da Cary Fukunaga in Maniac, che già dal titolo dovrebbe farci sospettare di ciò a cui stiamo andando incontro.

1

Immersi in un futuro vintage, un mondo distopico a metà fra un futuro lontano e i classici anni ’80 – un connubio che, sorprendentemente, funziona alla perfezione -, i protagonisti umani sono Owen Milgrim, interpretato da Jonah Hill, e Annie Landsberg, la meravigliosa Emma Stone, personaggi bizzarri e problematici. Owen è schizofrenico e soffre di allucinazioni che riguardano un suo presunto fratello in realtà mai esistito, che lo esorta a salvare il mondo. Annie è dipendente dagli psicofarmaci e incapace di lasciarsi alle spalle i traumi del passato, cosa che le impedisce di vivere una vita normale. Inutile dire che entrambi sono depressi, e questo è l’inizio della nostra storia: la loro depressione e i loro bisogni, finanziari per quanto riguarda Owen e psicofisici per quanto riguarda Annie, li spingono a prendere parte alla sperimentazione di una azienda farmaceutica, che ha come audace obiettivo la felicità delle persone.

2

I protagonisti non umani sono la follia, i traumi, i sogni e l’intelligenza artificiale. In un’atmosfera a metà fra Shutter island e Inception, si inserisce un tema che non è chiaro fin da subito, e di certo non è chiaro dal trailer: la possibilità che un computer possa provare dei sentimenti. Aspetto che sembra passare in secondo piano, di fronte alle avventure che Owen e Annie vivono all’interno del loro subconscio, questo è in realtà il principio di tutto: è infatti a causa del super-computer che gestisce la sperimentazione che le storie dei due protagonisti si intrecciano, così come le loro menti.

E quando c’è di mezzo una macchina che si comporta come una persona, lo si sa, i casini sono assicurati.

3

Altri, tuttavia, sono aspetti altrettanto importanti, e sono anche il centro attorno a cui ruotano le vicende: la follia di Owen, i traumi di Annie, i sogni che vivono insieme e in cui quella follia e quei traumi pian piano emergono, facendosi strada dal profondo del subconscio di due persone spezzate fino a raggiungere la superficie e, dunque, la consapevolezza e, infine, l’accettazione.

Il richiamo, molto probabilmente non intenzionale, a Shutter island è chiaro, e utile per capire un pezzo di Maniac: Owen non sa distinguere fra ciò che è reale e ciò che è frutto della sua mente, Annie semplicemente non vuole accettare la realtà, a tal punto da rifugiarsi nel delirio provocato dai farmaci, in un mondo in cui la sua realtà com’è adesso è troppo lontana per sembrare reale. E tuttavia, ciò che è reale, dice Owen a un certo punto, è tutto quello che ha importanza, e con questo tutti, prima o poi, dobbiamo fare i conti.

È a partire da qui che Owen e Annie costruiscono, nel corso della sperimentazione, le loro esperienze psichiche, i sogni che sono al centro del vero sviluppo della serie. Ed è qui che sentiamo l’odore inconfondibile dell’altro capolavoro che vede come protagonista il grande Leonardo DiCaprio – come per Shutter island -, ovvero Inception. E anche in questo caso ci è utile il paragone per comprendere la natura di questi sogni, dentro cui Owen e Annie si muovono da protagonisti, tuttavia ignari di trovarsi in un sogno, finalmente in grado di manipolare la realtà a loro piacimento, diventando i veri padroni della loro vita.

4

I sogni sono la cosa che occupa lo spazio maggiore all’interno della serie, e forse questa può essere vista come una prima nota dolente: il sogno è talmente reale, per Owen e Annie, che il loop mentale si fa estremamente dettagliato, tirato per le lunghe, e questa è una cosa che può piacere, come può annoiare. Io stessa, in un paio di occasioni, sono stata davvero tentata di saltare qualche minuto della puntata, nei momenti in cui il sogno stava davvero partendo troppo per la tangente, una tangente che non c’entrava assolutamente nulla con la storia principale.

Se ancora dovete approcciarvi alla serie, non fatelo. Se già vi siete approcciati, e avete saltato dei pezzi, è un peccato; se, invece, avete resistito, bravi. Perché non si può mai prevedere quando, nel sogno, un pezzo di storia reale deciderà di spuntare, e questo è l’aspetto davvero bello dei sogni di Owen e Annie: per quanto poco sembrino azzeccarci con la trama principale, ogni sogno fa emergere qualcosa di quelli che sono i traumi, la follia, i demoni che assillano i due protagonisti. E, come se non bastasse, questi momenti sono inseriti qua e là nei sogni davvero a regola d’arte: quando, infatti, sei già ormai preso dall’avventura di Bruce e Linda – i personaggi Owen e Annie nel primo sogno – alle prese con il salvataggio di un lemure, ecco arrivare il pugno nello stomaco, quello che ci riporta inevitabilmente alla realtà del trauma di Annie, trauma dal quale non può sfuggire nemmeno nei suoi sogni.

5

La storia può piacere come può non piacere, può essere capita come può essere totalmente fraintesa – e credetemi, le prime due puntate sono ciò che di più lontano dalla comprensione può esistere in natura -, i ritmi e la struttura della serie possono tenerci incollati allo schermo come possono stancare dopo dieci minuti. Personalmente, la storia mi è piaciuta molto; delle prime due puntate, come si suol dire, non c’ho capito una mazza, ma pian piano tutto diventa chiaro; ho apprezzato i ritmi e la struttura, anche se – come già detto – alcuni punti sono un po’ lenti. Ma necessariamente bisogna concordare sul fatto che Maniac ha una fotografia stupenda e dei colori straordinari, psichedelici, che tengono veramente incollati allo schermo.

6

E, soprattutto, su una cosa non possiamo che essere tutti d’accordo: la vera punta di diamante di Maniac sono gli interpreti, Jonah Hill ed Emma Stone. Abituati a vederlo soprattutto nei panni di personaggi goffi e divertenti, sorprende come Jonah Hill riesca interpretare una parte così drammatica – seppur, comunque, decisamente caricaturale in diversi punti. La sua è una performance davvero degna di nota, ironica al punto giusto, divertente, appassionata, che lo riconferma come uno dei più talentuosi attori della sua generazione.

7

Riesce quasi a reggere il confronto, inevitabile, con la sua coprotagonista. Quasi. Perché ammettiamolo, Emma Stone brilla come una supernova in un mondo di lampadine alogene. E splende qualsiasi cosa faccia. Fattelo dire, Emma, l’Oscar ti dona. Dopo aver ricevuto la statuetta per il film La la land, la Stone sembra essere esplosa, e Maniac non è che l’ennesima dimostrazione del suo enorme talento e della sua straordinaria versatilità. Merito anche di una grande doppiatrice, la nostra amata Domitilla D’Amico – voce italiana di giusto due o tre attricette, tra cui Scarlett Johansson, Margot Robbie, Eva Green, Anne Hathaway -, Emma Stone riesce ad essere cinque persone diverse nel giro di dieci puntate, e tutte in modo non solo convincente, ma anche emozionante.

8

E la Stone è decisamente uno dei motivi per cui, secondo me, questa serie va vista, essendo pure breve – solo dieci puntate, e nessuna supera i 40 minuti – e autoconclusiva – il finale è un finale, a meno che non si facciano venire in mente strane idee per rovinare un prodotto che va benissimo così com’è.

Una parola sul finale: convince, non convince? Ancora non lo so. Forse non lo saprò mai. Decisamente è inaspettato, ma del resto solo un finale inaspettato poteva concludere una serie così strana.

Curiouser and curiouser!, avrebbe detto Alice, guardandola. E l’avrebbe inteso come un complimento. Perché strana, è strana, ma almeno è qualcosa di diverso.

Follow us:

Cecilia

Annunci