L’uomo che uccise Don Chisciotte non esiste

L’uomo che uccise Don Chisciotte è il ‘film infinito’ di Terry Gilliam. Ora nelle sale italiane, la trama è una rielaborazione jazz della figura per eccellenza del cavaliere errante. Nel cast Adam Driver, Stellan Skarsgård, e Jonathan Pryce.

Ci sono autori poco prolifici; altri le cui opere hanno tempi di gestazione mediamente lunghi; ma nessuno mai si sognerebbe di protrarre la realizzazione di un film per ben venticinque anni.

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E no, Laura Palmer – per una volta; ma in redazione abbiamo parecchie riserve a riguardo – non c’entra.

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Cinque lustri, una quasi-intentata azione legale per diritti di produzione – e un the_man_who_killed_don_quixote_film_maudit_une_nouvelle_fois_arre_te_documentario, Lost in La Mancha (2002) – dopo, L’uomo che uccise Don Chisciotte è finalmente approdato nelle sale italiane, più recente prodotto a firma di Terry Gilliam dai tempi di The Zero Theorem – Tutto è vanità, datato 2013.

E, nel frattempo, il soggetto originario è virato verso il metacinema. Ma anche verso la commedia. Con una spruzzata di retrospettiva personale qua e là.

Siamo nella Spagna profonda, dove la troupe di Toby, ex-rivelazione della macchina da presa che sembra ormai limitarsi a campare sulle spalle dei suoi passati exploit, sta girando – o meglio: tentando di girare – un adattamento delle avventure picaresche dell’eroe nazionale di Castiglia e Aragona. Il giovane regista infatti, in preda alle distrazioni offertegli dalla fama, non sembra riuscire a entrare nuovamente in contatto con l’ispirazione che aveva animato le sue acclamate opere prime.

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Adam Driver

Ma, fortuitamente, il set si trova nelle vicinanze di un villaggetto di sua vecchia conoscenza, Los Sueños (‘i sogni’), dove dieci anni prima aveva ambientato un’altra trasposizione, ‘neorealista’ e super premiata, del Chisciotte; e, altrettanto fortuitamente, appare sulla scena un venditore ambulante gitano il quale, in mezzo al resto della mercanzia, porta con sé, guarda caso, una copia DVD di questo film. Il ristabilire i legami con quel periodo del suo passato porterà Toby a imbarcarsi di malavoglia in una folle cavalcata errante al fianco di Javier, anziano calzolaio del paesino, in qualità di suo Sancho Panza. Il vecchio infatti, dopo aver recitato un decennio prima nel ruolo dello scalcinato proprietario di Ronzinante, era rimasto rinchiuso nella parte: impazzito, aveva iniziato a parlare in linguaggio letterario, ripetendo a memoria intere battute del copione su cui aveva lavorato.

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Jonathan Pryce

Fin dalle prime scene – il ‘ritrovamento’ del DVD è già di per sé un fatto inspiegabile, che desta stupore, come dimostra la reazione di Toby – ci si ritrova sospesi in un limbo tra verità e finzione, tra ciò che è e ciò che potrebbe essere o che era stato. Il che, di per sé, è tratto distintivo fondamentale del romanzo di Cervantes; nostalgicamente triste, da un lato, che il canone contemporaneo ce lo faccia associare a prima vista a Woody Allen.

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Pryce (sinistra) e Gilliam (destra). Adoro quel maglione.

In fede allo spirito della fu sceneggiatura, le peregrinazioni della strana coppia li portano a ripercorrere i più noti tra gli incontri ed episodi dell’epopea secentesca spagnola. Allo sguardo dello spettatore in sala rischiano però di apparire nati zoppi, inseriti fin troppo all’acqua di rose nell’intreccio della narrazione: molte volte vengono chiamati direttamente in causa, annunciati dalle battute degli attori, restituendo un effetto di ingenuità, di magia ‘palese’.

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Da un lato, gli interpreti sono promossi – con lode particolare a Jonathan Pryce – e, dopo molto fare e disfare, il cast assume una sua coerente organicità (Driver non è nato con la camicia, lui ha preteso un poncho); ma, dall’altro, lo stesso non si può dire dei personaggi, quasi troppo rinchiusi in se stessi per riuscire ad andare oltre le due battute di rito che all’inizio ce li hanno fatti identificare come tali.

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Se alla fine questo enorme Scherzo fa uscire dalla sala con un sorriso, tra invasioni di campo del dietro le quinte e personaggi che sfondano la quarta parete levando i sottotitoli dallo schermo, è grazie ai momenti comici che si susseguono a filo continuo, strizzando l’occhio alla scuola Monty Phyton: d’altronde, nessuno si aspetterebbe l’arrivo improvviso dell’Inquisizione Spagnola.

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Gilliam riflette, tira le somme, e lo fa mettendo in mostra ancora una volta il suo personale Fantastico in un crescendo che raggiunge il proprio apice visionario nell’auto da fé conclusivo con annessa festa dei folli. E qualche simbolo sparso qua e là. Passando ecletticamente dai primi piani all’occhio di pesce, lo sguardo del regista ci ricorda, ancora una volta, che, se “tutto il mondo recita”, forse è proprio la parte dell’outsider, del folle per scelta, ad essere l’unica via di scampo all’insensatezza delle marionette; e che ci sarà sempre un Chisciotte, Don per gli amici, a tenderci una mano guantata sulla linea del tramonto, pronto a portarci con sé nelle sue mirabolanti avventure.

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P.S. Si ringrazia Franco Zucca per il commuovente doppiaggio di Mr. Pryce.

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Piatto in abbinamento consigliatoChili con carne. Ma più che altro vi suggerirei di noleggiare un gruppo mariachi così da avere la giusta colonna sonora.

Enjoy!

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