Fest è il Festival che ti fa sentire a casa

Fest è il Festival dedicato interamente alle serie TV. La prima edizione si è svolta a Milano dall’11 al 14 ottobre scorsi, e noi Intoccabili c’eravamo. Buona lettura.

Un binge watching di proiezioni, interventi, birrette e bbellaggente. Questo – e tanto altro – è stata la prima edizione di Fest – Il Festival delle serie TV, svoltasi lo scorso weekend a Milano, al Santeria Social Club, definibile, per i non addetti ai lavori, come un social hub metropolitano. Novità scottanti e vecchie glorie si sono avvicendate sul palco del Teatro, in un grande evento durante il quale, come preannunciato dal nome, si è parlato, discusso, ma soprattutto guardato dell’ossessione dell’home video: il prodotto seriale.

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Così, paradossalmente, il ricchissimo programma – su cui spiccavano partner dal calibro di Netflix, Amazon Prime Video e Sky – dava la possibilità di passare agevolmente una giornata con la spina staccata, sfatando il luogo comune che vuole che i pelandroni, loro e solo loro, amino passare le giornate mollemente adagiati tra i cuscini dalla variante domestica di turno di divano, chaise longue, pouf, e chi più ne ha più ne metta. A guardare serie TV, se lo si fa nel modo giusto, si fa fatica. E spesso finiamo con il trovarci di fronte a prodotti eticamente più impegnati dell’ultimo film da major che passa nel costoso, e fatiscente, multisala di fianco a casa.

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Sì, direte voi, tutto bellissimo, comprese le tinte edulcorate delle grafiche ufficiali. Ma noi, che dobbiamo auspicabilmente attendere l’anno prossimo per correre a comprare il biglietto? Che facciamo nel frattempo? Ebbene, eccovi una breve lista, per rifarvi i neuroni, di quello che potreste aspettarvi tra qualche mese.

Anteprima di Butterfly 

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È stata lanciata domenica sera in Inghilterra, in collocazione generalista. È una delle serie TV più attese del momento, e di sicuro promette di farci chiacchierare a lungo. Butterfly, drama famigliare che porta sugli schermi il delicato momento della transizione verso l’adolescenza di un ragazzo transessuale, sbarcherà in Italia il prossimo inverno.

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Produzione FoxLife per l’ideazione di Tony Marchant – autore già premio BAFTA, sceneggiatore di acclamate produzioni televisive –, il mini-racconto in tre puntate è stato presentato in anteprima alla presenza, oltre Marchant stesso, di Francesca Vecchioni, president di Diversity Lab, e Luca Bersgalia, Director Entertainment per Fox Italia.
Prima della proiezione dell’episodio iniziale, gli ospiti si sono confrontati sul tema della diversità e della forte responsabilità etica legata alla rappresentazione di questa tramite prodotti d’intrattenimento di massa che comunicano tramite linguaggi visivi.

 

P.S. Il font della sigla iniziale catapulta un po’ indietro, verso il mondo di Tredici. Ma non disperate: sembra esserne il corrispettivo per adulti un po’ più ragionato.

Walter Presents + 13 Commandments

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Walter nasce a Genova, come tanti altri. Walter ama guardare le “fikscion” con le nonne, e divora cinema insieme ai genitori. Walter, 23 anni fa, si trasferisce a Londra. La vita di Walter non sarà più la stessa.

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E no, non è la fascetta pubblicitaria dell’ultimo romanzo di grido, ma poco ci manca. Walter Iuzzolino, classe ’68, è il vostro prossimo maître di fiducia nella degustazione di serie TV d’essai, ma non fatevi spaventare dai gallicismi: in soldoni, significa che avrete a disposizione un minuto e mezzo di video preventivo, in cui Walter [Uolta, se conserviamo il probabile substrato inglese] vi darà un paio di discretissime dritte per farvi capire se il prodotto dietro l’icona che state per cliccare fa o no al caso vostro.

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Quello di 13 Commandments, crime belga sugli efferati delitti (ma con un progetto di rifondazione morale dietro: tipo l’Enigmista) di una misteriosa figura che si spaccia come profeta, mi ha fatto venire una gran voglia di buttarmi a capofitto nel binge watching. E meno male che almeno il primo episodio ce l’hanno proiettato in diretta.

Walter Presents non sarà l’antidoto a Netflix e al suo business model ipertrofico e delocalizzato; ma registrarvi gratuitamente sul sito di DPlay, dove se ne trova il catalogo, sarà il prossimo regalo da fare a voi stessi al termine di una settimana stressante. Giusto per avere una scusa per chiudersi in casa e non vedere nessuno. Proprio come ha fatto Mr. Iuzzolino che, per me, è sulla buona strada per diventare il guru che tutti noi chiedevamo con ansia.

Incontro con Mattia Torre

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L’ovazione, il visibilio con cui la sala ha accolto Mattia Torre, autore di successi tutti italiani come Boris e La linea verticale, parlano da soli. Ed effettivamente questo signore sa il fatto suo: stupito da come il non già trito ma triturato modello della “commedia all’italiana” persistesse invitto nelle case de noatri, ecco che, senza commettere parricidio, si mette un giorno alla scrivania, creando quella che verrà poi ricordata come la serie che ha cambiato tutto (Boris, appunto, n.d.r.).

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L’operazione, dal punto di vista della tradizione, è stata però quanto mai irrispettosa: fu introdotto un modello straniero, quello della comedy, nel contesto nazionale, dimostrando che, seppure un po’ a rilento, poteva trovare terreno fertile anche nello Stivale. D’altronde, Torre stesso non fa mistero di essersi dichiaratamente ispirato a modelli anglosassoni nel suo trattare con leggerezza e ironia, al limite del macabro (in inglese lo chiamano dramedy), temi rilevanti di ambito sociale, politico, e chi più ne ha più ne metta.

 

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L’incontro, proceduto a passo di videoclip – dal già citato Boris, passando per La linea verticale, fino ad arrivare al meno conosciuto 456 – ha dato l’opportunità ai presenti di conoscere più da vicino colui che a tutti gli effetti parrebbe un cacciatore di storie, un attento scrutatore contestuale; il quale ha deciso, rimanendovi immerso fino al collo, di combattere “la rassegnazione estetica al brutto” in cui sembra(va?) essere sprofondata l’audience italiana.

 

E dunque! Marina Pierri e Giorgio Viaro, direttori artistici, sono stati moderatori instancabili ed entusiasti, host perfetti, che hanno saputo presentarsi non già come riconosciuti professionisti, ma piuttosto mettendosi al pari di tutti noi in sala: entusiasti degli incontri, incantati dalle proiezioni, e sempre pronti a tirare fuori quel riferimento che fa scendere la lacrimuccia…

Bilancio conclusivo: se ci sarà, io andrò alla prossima edizione. Spero lo (ri)facciate anche voi. Ci vediamo lì.

Enjoy!

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ET

 

 

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