Soldado è meglio di Sicario, ma resta mediocre

Con enorme ritardo rispetto agli USA è uscito nelle sale italiane il sequel del fortunato Sicario – 2015 – di Dennis Villeneuve: Sicario – Day of the Soldado.
In questa recensione cercherò di spiegarvi perché questo nuovo capitolo nato dalla penna di Taylor Sheridan è superiore al suo predecessore anche se presenta varie scelte discutibili a livello di trama.
Nel cast: Benicio Del Toro, Josh Brolin, Jeffrey Donovan e Isabela Moner.

Sicario, primo capitolo del franchise, non mi aveva soddisfatto per niente. Se la prima metà della pellicola datata 2015 e diretta da quel talento di Denis Villeneuve, è un continuo susseguirsi di colpi di scena al cardiopalma, la brusca virata che la sceneggiatura subisce nella seconda metà di film mi ha sempre fatto storcere il naso. Perché trasformare un film così bello e teso in un mero e banalissimo racconto di vendetta personale? Ancora non so darmi una risposta.
Il pregio più grande di Soldado è proprio la sua coerenza nella storia che racconta: partita come operazione corale per sgominare i narcos, rimane fedele alla sua natura fino alla fine del film.

La lotta della CIA al narcotraffico al confine fra Messico e Stati Uniti si è inasprita da quando i cartelli della droga hanno iniziato a infiltrare terroristi oltre la frontiera americana. Per combattere i narcos l’agente federale Matt Graver – Josh Brolindovrà affidarsi nuovamente al misterioso Alejandro – Benicio Del Toro –, la cui famiglia è stata sterminata da un boss del cartello della droga. Alejandro scatenerà una vera e guerra tra bande, in una missione che lo coinvolgerà in modo molto personale.

La pellicola si muove sui ritmi di una lenta narrazione pregna di ansia, lo spettatore assapora ogni secondo di che passa con curiosa voracità, Sollima dirige il film come sa fare – cioè bene – e la storia, per quanto non sia il massimo esempio di originalità, funziona.
Insomma, tutto mi faceva pensare che, terminata la visione, il mio verdetto sarebbe stato un netto apprezzamento di questo secondo capitolo del brand e un’ulteriore convinzione della mediocrità del primo.

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Ma niente, gli ultimi venti minuti di Soldado sono una tragedia. E non mi sto riferendo alla massima espressione del teatro Shakespeariano, ma al fatto che il film passi dall’essere un prodotto degno di nota a essere un fottuto colabrodo.
Per chi ha visto il film, sto parlando della “scena della guancia” a.k.a. “una cagata pazzesca”, per dirla in gergo Fantozziano.
Com’è possibile che un talento come Taylor Sheridan – autore di quelle bombe di Hell or High Water  e Wind River – sia riuscito a concepire una porcheria di tal livello? Una presa in giro a qualunque essere senziente dotato di intelletto?

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Sheridan si è permesso di insultare l’intelligenza di ognuno di noi, trasformando un film con un enorme potenziale in un pomposo elogio dell’improbabilità, il cui emblema è un duo di Narcos che affianca l’auto di un morente Benicio Del Toro sparando due colpi alle nuvole e facendosi gabbare come scolaretti.
Non fraintendetemi, il film in sé è assolutamente godibile, nonostante lo spettro di Sicario 3 che si staglia all’orizzonte dopo il cliffhanger del secondo capitolo. Ma come spesso accade, quando lo sceneggiatore si trova con le spalle al muro, le soluzioni che trova non sono mai soddisfacenti. Forse – e dico forse – è il caso di non finirci mai, con le spalle al muro.
O no?

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