7 Sconosciuti a El Royale: Drew Goddard se la tira e rovina tutto

Nelle sale italiane è finalmente arrivato 7 Sconosciuti a El Royale, nuova pellicola di quel genietto di Drew Goddard, già autore e regista di quella discreta bombettina di Quella casa nel bosco.
La trama del film ruota intorno alle misteriose vicende dell’albergo El Royale, popolato da strani e bizzarri personaggi.
Nel cast: Jeff Bridges, Dakota Johnson, John Hamm, Chris Hemsworth e Cynthia Erivo.

Avete presente quando state guardando un film che vi sta piacendo alla follia? Quella sensazione di star assistendo a un miracolo, di essere finalmente di fronte a un prodotto scritto e girato bene, un film che osa e che facendolo riesce nell’intento che si era prefissato?
Benissimo.
Avete poi presente quando è l’ultimo atto della pellicola in questione a far crollare tutto? Quando capisci che è inutile sperare perché tanto ormai la sceneggiatura è andata e tu, povero spettatore, puoi solo arrivare ai titoli di coda cercando di barcamenarti in un susseguirsi di eventi sullo schermo di cui non te ne può fregar di meno?
Benissimo 2.0
È questo il caso di 7 Sconosciuti a El Royale, il nuovo film di Drew Goddard che, maledetto lui, mi ha deluso da morire.

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Questo sono io tornato a casa dopo la visione di 7 Sconosciuti a El Royale

Io non so se Drew Goddard ha visto così tante volte The Hateful Eight da voler a tutti i costi cercare di emularlo. Sta di fatto che, se non per qualche somiglianza qua e là, il film di Goddard non si avvicina manco per sbaglio a quello del cineasta re del pulp … eppure personalmente ho avuto per tutta la durata del film la sensazione di star assistendo a un’emulazione del capolavoro di Tarantino.
E questo non è per forza un male perché il film, fino a un certo punto, funziona benone. I personaggi sono interessanti, i loro background ben costruiti, i misteri pian piano vengono a galla e aggiungo punti preziosi alla storia, il cast stellare offre una grandissima interpretazione. La prima mezzora, per me, è equivalsa alla visione di uno spettacolo teatrale.
Per non parlare poi dell’alternarsi di punti di vista differenti rispetto a una determinata scena chiave del film, elemento che io adoro e che mi fa letteralmente impazzire.
E poi, il buio più totale.

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Gli ultimi background che vengono svelati sfiorano il ridicolo, i misteri non trovano nessuna risposta, i personaggi iniziano a fare azioni prive di senso e quelli che fanno il loro ingresso per “tentare” di riaccendere la trama sono delle odiose macchiette prive di carisma. Si, sto parlando di Chris Hemsworth, non me ne vogliano le ragazze.
Drew Goddard ha avuto l’idea per un ottimo inizio e una buona parte centrale, ma sarebbe da stupidi negare il fatto che l’idea per un finale degno di tal nome gli è da sempre sfuggita, altrimenti non si spiega il totale collasso della pellicola nel suo atto finale.

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Ma se posso perdonare a un giovane regista una svista/un errore di inesperienza, non posso perdonare un’artificiale pomposità messa in campo per mascherare un plot che a un certo punto collassa. Il film è tecnicamente di una perfezione incredibile, al limite del maniacale, che alla lunga paradossalmente quasi stanca. E quando per il film arriva il momento di mettere da parte i tecnicismi e di dimostrare di avere un cuore pulsante, ecco che tutta la magia – o meglio l’illusione – svanisce. Si torna alla realtà, le luci in sala si riaccendono e l’unica cosa che resta allo spettatore è l’amaro in bocca per un film che, purtroppo per lui, non è destinato a lasciare il segno, ma che, con un pochino di accortezza in più, sarebbe potuto diventare un cult.

Alla prossima.

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