Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni ovvero Walt Disney a corto di idee

Per la seconda volta quest’anno la Disney decide di alimentare le nostre aspettative proponendo il live action di una delle storie più amate di sempre. Per la seconda volta la Disney delude queste aspettative. Un cast stellare – Keira Knighley, Helen Mirren, Mackenzie Foy, Morgan Freeman – per una trama decisamente poco stellare, con grande rammarico a voi la nostra recensione.

Ci eravamo lasciati con Ritorno al bosco dei 100 acri e con un augurio, che con Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni un po’ di vecchia magia Disney tornasse a far brillare questa nostra vita da adulti. Ricordo anche, di quell’articolo, la mia professione di fede nei confronti dei live action disneyani, che ancora ritengo un progetto valido. Be’, cara Disney, stai cominciando a farmi perdere la fede.

1

La trama è la prima rivoluzione mal riuscita di questo progetto, di cui Clara e Drosselmeyer sono gli unici veri punti di contatto con l’originale. Quella che era una storia d’amore diventa un’epopea tutta al femminile, in cui il rapporto fra Clara e lo Schiaccianoci passa in secondo, per non dire terzo, piano. È durante una festa che Clara entra in quello che si rivelerà essere il regno perduto di sua madre, un regno diviso in quattro domini, al momento impegnati in una guerra scoppiata anni prima a causa della ribellione di una delle reggenti, Madre Cicogna – interpretata da una sempre splendida Helen Mirren. Sarà compito di Clara porre fine a questa guerra e riportare l’armonia nei quattro regni, ed è su questo sentiero per lei tracciato che ritroverà se stessa, riguadagnando un po’ della felicità perduta dopo la morte della madre.

2.1

Un’accozzaglia di noiosi luoghi comuni, insomma. Una volta eri l’originalità incarnata in una casa di produzione cinematografica, Walt Disney Pictures, che cavolo ti è successo lungo il cammino? Tutto banale, anche quello che dovrebbe rivelarsi il colpo di scena del film è in realtà già preannunciato e subodorato prima che accada, i buoni diventano i cattivi e i cattivi diventano i buoni, andando a snaturare – inutilmente, se posso aggiungere – una trama che non aveva nulla di “sbagliato” che fosse necessario rivoluzionare. Inoltre, quello che avrebbe dovuto essere non dico il protagonista, ma almeno il personaggio centrale, accanto a Clara, ovvero lo Schiaccianoci, qui è totalmente inutile, un mero aiutante, un personaggio dimenticabile, che non ha un vero ruolo all’interno della storia. C’è, ma potrebbe anche non esserci. E allora perché accidenti chiamarlo Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni? Senza contare che – e forse andrò contro gran parte dell’opinione pubblica a riguardo – mi sono sinceramente stancata di vedere in ogni film un attore di colore che interpreta personaggi storicamente non di colore – ricordiamo che Schiaccianoci e il re dei topi è un racconto del tedesco E. T. A. Hoffmann, scritto all’inizio del 1800.

3.1

Questo è lo Schiaccianoci che la Walt Disney ha deciso di proporci ne Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni. Non assomiglia neanche a uno schiaccianoci! Capisco che viviamo nel tempo del politically correct, ma non è cambiando il colore della pelle allo Schiaccianoci che vinceremo la battaglia contro il razzismo – e neanche cambiandolo a Hermione Granger, ma questa è un’altra triste storia.

Nessuna traccia del valoroso principe, lo Schiaccianoci è qui un semplice soldato che esegue degli ordini, scelta che ritengo alquanto misera. Nessuna gloriosa battaglia contro il re dei topi, perché qui i topi non sono che dei semplici aiutanti.

4.1

Nessuno lascia il segno, in questa versione de Lo schiaccianoci. La stupenda Keira Knightley, che interpreta la Fata Confetto, resta solo stupenda, ma riguardo all’incisività del personaggio lascia a desiderare, un personaggio che si auto-confina nel caricaturale e nel monotono: una Regina Bianca di Alice in Wonderland che non ci ha creduto abbastanza. L’immenso Morgan Freeman, nel film l’orologiaio Drosselmeyer e padrino di Clara, non appare che per pochi minuti sullo schermo, e considerata la presenza scenica di quest’uomo probabilmente sarebbe stato saggio farcelo vedere un po’ di più, almeno avremmo avuto un personaggio a cui affezionarci: cambiare la trama per cambiare la trama, a questo punto cambiatela del tutto e dateci più Morgan Freeman. Neppure Clara riesce davvero a entrare nel nostro cuore: Mackenzie Foy è un gioiello, un viso di una bellezza preziosa, ma non è Clara. Interpreta discretamente un personaggio, lo interpreta con eleganza, ma non lo vive.

5

Il paragone sorge spontaneo, anche a rischio di sembrare noiosa: Emma Watson era Belle, Mia Wasikowska era Alice. Con Mackenzie non ci siamo: tenera, carina, ma decisamente poco incisiva.

È tutto decisamente poco incisivo.

E pensare che l’inizio prometteva così tanto: un inizio magico, interessante, innovativo ma al contempo fedele alla tradizione. E in questo hanno molto aiutato le musiche originali di Čajkovskij, in parte rivisitate dal grandissimo James Newton Howard – per citare qualche sua produzione, ricordiamo Peter Pan, la trilogia di Hunger Games, Animali fantastici, Batman begins e Il cavaliere oscuro. È una musica che ci fa viaggiare indietro nel tempo, quella de Lo schiaccianoci e i quattro regni, che riporta il nostro cuore a quelle vigilie di Natale in cui ancora credevamo nella magia. Decisamente apprezzato anche il balletto che narra la storia di Marie, la madre di Clara, e dei quattro regni, che vede protagonista una incantevole Misty Copeland, prodigio dell’American Ballet Theatre.

6.1

E ci riempie l’animo di nostalgia anche l’omaggio, a sorpresa e che soltanto i più grandicelli hanno potuto cogliere, al capolavoro animato Fantasia del 1940, nel momento in cui, prima del balletto, vediamo apparire sullo schermo l’ombra di un direttore d’orchestra, che si rivolge ai musicisti e li prepara per l’esecuzione.

7.1

L’unico vero momento, questo, di pura emozione. Per il resto, Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni è un trionfo scenografico e uno spettacolo a livello visivo, in cui i veri protagonisti sono i meravigliosi costumi, per cui non mi stupirebbe una candidatura agli Oscar. Ma dei begli abiti non bastano. Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni resta uno splendore visivo privo di emozione: un’atmosfera inizialmente magica è purtroppo anche effimera e lascia il posto a un involucro vuoto del gran bel live action che sarebbe potuto essere. Il messaggio lanciato è sempre lo stesso e anche di questo mi sono un po’ stancata, per tacere della modalità in cui il suddetto messaggio viene lanciato: sempre la solita solfa. Comincio addirittura a sentire la mancanza delle nobili e delicate principesse che venivano salvate dal principe azzurro: questa sì che sarebbe una novità, al giorno d’oggi! Per non parlare del fatto che ultimamente tutto deve necessariamente mandare un messaggio socialmente positivo e personalmente edificante, soprattutto nei confronti delle donne e delle minoranze: ma non possiamo, ogni tanto – non dico sempre, dico ogni tanto -, raccontare una storia senza che lo spettatore si debba sentire esistenzialmente impegnato?

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La Disney, dal mio modesto punto di vista, deve rimettersi in carreggiata, tornare alle origini, capire che cosa un tempo la rendeva ciò che di più magico c’era su questa terra e recuperare quel che cosa. In attesa di questo momento, rimando me stessa e noi tutti a Il Ritorno di Mary Poppins, in uscita verso la fine di dicembre, nella speranza di non dover scrivere la terza recensione negativa sul filone live action della Disney.

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Cecilia

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