Robin Hood: l’Origine della Leggenda non è affatto male come tutti credono

Dopo otto anni dall’ultimo tentativo firmato Ridley Scott, è di Otto Bathurst l’idea di riportare il personaggio di Robin Hood sul grande schermo, in un film che punta molto più sull’action e sul cast – Taron Egerton, Jamie Foxx, Ben Mendelsohn -, che sulla trama, che con la leggenda c’entra davvero poco. Un film che, purtroppo, è stato per ora stroncato dalla critica. A voi la mia recensione alternativa.

Ormai è chiaro: ogni anno ci tocca sorbirci una minestra riscaldata. L’industria cinematografica, da parecchio tempo, sembra imporre il ripescaggio di vecchie storie, spesso anche più che inflazionate, per proporre qualcosa che vuole per forza essere nuovo e alternativo, ma che in realtà si rivela soltanto una noia mortale.

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Be’, chi se lo aspettava, ma Robin Hood: l’Origine della Leggenda si è rivelato meno noioso di quanto avevo temuto.

Il film si presenta come prequel di quella che col tempo è diventata la leggenda del personaggio di Robin Hood, il fuorilegge che ruba ai ricchi per dare ai poveri, fedele servitore del Re Riccardo Cuor di Leone. L’origine di questa leggenda, secondo Otto Bathurst – famoso per aver diretto la prima stagione di Peaky Blinders -, vede un giovane e nobile Robin di Loxley che, di ritorno dalle Crociate, caduto in rovina, decide di vendicarsi dei potenti a capo del sistema che gli ha distrutto la vita, colpendoli al cuore del loro potere: rubando loro il denaro destinato alle spese di guerra delle Crociate. Di giorno nobile, di notte ladro: questa è la nuova vita di Robin, e al suo fianco spicca il personaggio di John – il Little John della leggenda -, un soldato arabo fuggito dalla guerra per rifugiarsi in Inghilterra e, con l’aiuto di Robin, perpetrare la stessa vendetta: è infatti da John che parte tutto, è sua l’idea di rendere Robin un ladro. Gli altri personaggi, Marian, Fra Tuck, lo sceriffo di Nottingham, sono alquanto fedeli all’originale – sempre comunque tenendo ben a mente questo: un originale vero, di Robin Hood, non esiste.

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Il film ha del potenziale: un cast interessante, una trama che promette novità, un genere diverso da quello con cui fino ad ora è stata affrontata la leggenda di Robin Hood, decisamente più contemporaneo. Che cosa allora può essere andato storto?

Diciamo subito che l’intento dichiarato del film è quello di attirare una nuova generazione di spettatori, ragazzi giovani cresciuti nell’era degli action movies e dei supereroi della Marvel. E infatti è proprio questo che Robin Hood: l’Origine della Leggenda ci offre: delle scene action scenograficamente spettacolari, quasi esagerate, e un eroe che assomiglia meno al fuorilegge in calzamaglia che tutti conosciamo e più a un giovane Arrow della DC Comics, oscuro, misterioso, affascinante, che, come si sul dire, mena come un fabbro.

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Ce lo ricorda un po’ uno sbarbato Oliver Queen, un medievale Bruce Wayne. Così come lontana dalla leggenda è l’ambientazione, che vede la Foresta di Sherwood comparire di sfuggita soltanto alla fine e si concentra decisamente più su una Nottingham medievale futuristica, cupa e quasi fumosa, un po’ come una Gotham City fatta di legno e ferro. Un’ambientazione e un’atmosfera, insomma, che non tutti hanno apprezzato, che molti hanno ritenuto decisamente poco credibile, quasi grottesca, fabbricata apposta per i ragazzini che passano sedici ore al giorno chiusi in casa a giocare ad Assassin’s Creed.

Calma, direi che stiamo facendo un po’ di tutta l’erba un fascio. È vero che Robin Hood: l’Origine della Leggenda risulta più uno spettacolo scenografico, che regala scene di guerra a profusione, nelle ambientazioni più disparate, dal deserto della Siria alla piazza lastricata di Nottingham; è vero che archi e balestre sembrano più fucili di precisione e mitragliatrici, che scagliano frecce ad una velocità tale da distruggere perfino la pietra; è vero che la modernità ostentata in molte occasioni risulta davvero assurda, per cui ci viene presentata una “festa” che sembra più un party dell’America degli anni Venti, che una celebrazione di corte medievale. Ma è vero anche che non è la prima volta che si sconvolgono le epoche in un film, modernizzando il passato e invecchiando il presente: è una scelta puramente scenografica, che non va a intaccare quella che è l’economia generale del film e che, forse, dà quel nonsoché di nuovo a una storia che è già stata rigirata come un calzino più e più volte.

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A livello tecnico penso non si possa muovere alcuna critica a Robin Hood: l’Origine della Leggenda: gli effetti speciali sono buoni, le scene di combattimento credibili – sempre tenendo presente che non c’entrano nulla con la tradizione medievale -, anche grazie al fatto che quasi tutto quello che accade nel film è stato compiuto in prima persona dagli attori, per cui se ci sembra strano che Robin Hood scagli tre frecce al secondo, ricrediamoci, dato che Taron Egerton si è allenato a lungo con un campione mondiale di tiro con l’arco per arrivare a saper interpretare, senza l’aiuto della CGI, tutte le scene che lo vedono con un arco in mano. E sì, riesce davvero a scagliare tre frecce al secondo, così come riesce a colpire diversi bersagli in volata.

Direi che la mancanza d’impegno è l’ultima cosa che possiamo rimproverargli. È il suo un Robin Hood da spezzare il fiato? Certo che no, per l’amor del cielo. Probabilmente l’unico vero Robin Hood è quello della Walt Disney, ma ricordiamoci che quello era una volpe. Il Robin Hood di Egerton è decisamente meno autentico, ma ha anche qualcosa di diverso, che lo rende riconoscibile. Nessuno si ricorda di un Robin Hood, nella storia del cinema. Vi sfido a nominarmi un Robin Hood iconico quanto può essere un qualsiasi altro personaggio della tradizione europea. Forse davvero a tutti viene in mente la volpe della Walt Disney. Perché ancora nessuno era riuscito a dare un’impronta precisa al personaggio. Tutti apprezziamo assai Russell Crowe, ma di certo non lo ricordiamo per aver interpretato Robin Hood nell’omonimo sopracitato film del 2010. Egerton è giovane e ha un grande potenziale: non sappiamo se un sequel ci sarà – io spero di sì, a prescindere dagli incassi deludenti di Robin Hood: l’Origine della Leggenda -, ma in ogni caso lasciamo crescere il personaggio di Robin Hood insieme a Taron Egerton, vediamo cosa ne esce. Non si sa mai che sia proprio lui il primo Robin Hood a dare qualcosa di davvero nuovo al personaggio.

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In generale, il film è stato abbastanza apprezzato dal pubblico – almeno da quelli che l’hanno visto -, ma stroncato dalla critica. Ci si lamenta dei personaggi con poco spessore e poca profondità, dell’eccesso scenografico, della poca credibilità di molte situazioni. È tutto troppo troppo poco, si legge in giro. Senza però considerare che ormai questo è un genere fatto e finito: non mi si può dire che Kingsman – prendo questo poiché abbastanza simile come concetto a Robin Hood: l’Origine della Leggenda, e inoltre vede a sua volta protagonista Taron Egerton – è un brutto film. Lungi tuttavia da me l’affermare che sia un bel film. È semplicemente una figata. Così come, secondo me, anche Robin Hood: l’Origine della Leggenda è una figata. Ma così come, per fare un esempio classico, i film del franchise di Fast and Furious – soprattutto gli ultimi – non sono mica belli, per carità. Ma di certo non sono brutti. Sono più una figata. E forse è il momento di cominciare a distinguere i film belli dai film fighi.

Inoltre, a differenza di altri film che mi è capitato di vedere ultimamente, Robin Hood: l’Origine della Leggenda non ha pretese: non crede mica di essere il capolavoro del Signore Iddio, non si presenta come film evento. Però una trama ce l’ha, e molti film evento di quest’anno, la trama, se la sono pappata a colazione. Ha uno sviluppo, un certo ritmo, succedono tante cose, tutte abbastanza sensate ai fini della storia. I personaggi, anche se non perfettamente caratterizzati, almeno danno tutti il proprio contributo, e non c’è nessuno che risulta fastidiosamente inutile. Eve Hewson – che interpreta Marian – è certo un personaggio leggero, di contorno, ma è comunque piacevole, e persino nel suo piccolo riesce a rendersi utile. Lo sceriffo di Ben Mendelsohn è interessante, un cattivo che non possiamo semplicemente bocciare in tutto e per tutto e fine della storia. Jamie Foxx e il suo John sono decisamente la novità più strana del film, ma tutto sommato si tratta di un personaggio figo, una sorta di mentore che si mantiene sullo sfondo e tuttavia risulta necessario ai fini della trama.

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Dobbiamo considerare che è molto probabile che non avessero pensato a Robin Hood: l’Origine della Leggenda come a uno stand-alone e che fin da subito era nei piani la prosecuzione della storia con un sequel – vedi: colpo di scena finale, se così lo vogliamo chiamare. E dunque è chiaro che ancora non abbiamo potuto apprezzare la profondità dei protagonisti, perché questo non è lo scopo del film: lo scopo del film, a prescindere da qualsiasi messaggio politico si sia potuto trovare – che a me interessa davvero poco -, è quello di mostrare come Robin Hood è diventato leggenda. Perché è improbabile che sia diventato quello che è diventato rubando qualche moneta ai ricchi e regalando ai poveri – così si dice all’inizio del film -: ed è proprio questa la cosa che ho apprezzato di più, il voler cercare di giustificare una profonda distorsione della trama originale dicendo semplicemente “Ragazzi, questo era un mito per mezza Inghilterra, vogliamo davvero credere che fosse solo un hippie che andava in giro in calzamaglia e faceva la carità ai poveri?” Nulla ci impedisce di crederlo, ma a me piace quest’altra versione della storia che viene data in Robin Hood: l’Origine della Leggenda. Così come mi piace pensare che sia la trama che i personaggi lasciano aperte ancora molte possibilità, e non è detto che in un ipotetico sequel non cominci ad emergere quella che è la vera leggenda di Robin Hood. D’altronde, non ci è stata presentata una versione totalmente alternativa all’originale, bensì una possibile interpretazione di quelle che è successo prima che l’originale diventasse leggenda.

Insomma, andrò anche controcorrente, ma non me la sento proprio di bocciare questo film. Anche perché, per quanto io possa cercare di essere oggettiva – e ci sarebbe da discutere sul fatto che esista un parere davvero oggettivo, in casi come questo -, a me è piaciuto. Mi ha intrattenuta. E questo quasi sempre mi basta. Senza andare a pretendere chissà cosa da trama, sceneggiatura, fotografia, regia, cast, cazzi e mazzi – perdonate il francesismo. Come ho già detto, almeno succede qualcosa. E il Robin Hood di Egerton mi ha incuriosita. Senza contare che il ragazzo è esteticamente apprezzabile.

Promosso, anche se con molte riserve. Spero abbiano la possibilità di correggere il tiro in un possibile sequel. Così che i miei occhi possano essere deliziati ancora.

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Cecilia

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