Alpha – Un’amicizia forte come la vita: una coraggiosa storia di sopravvivenza

Ambientazioni spettacolari e fotografia da paura bilanciano una trama semplice e un cast poco memorabile. Tutto sommato, comunque, Alpha – un’amicizia forte come la vita si merita decisamente una recensione positiva.

20.000 anni fa, durante l’ultima era glaciale, un ragazzo si separa dal suo gruppo nel bel mezzo di una battuta di caccia, subendo un grave incidente: i suoi compagni, credendolo morto, lo abbandonano, per tornare dal resto della tribù prima che arrivi l’inverno. Ma il ragazzo non è morto e ha inizio per lui un’avventura che lo spingerà ai limiti estremi della sopravvivenza umana, in una battaglia contro la natura selvaggia la cui vittoria gli permetterà di ritornare a casa. E con lui un compagno inaspettato: un lupo. Grazie alla sua lotta, il ragazzo diventerà un capo. Grazie alla sua amicizia con il lupo, nascerà qualcosa che cambierà per sempre la vita dell’essere umano: l’amicizia immortale fra l’uomo e il cane.

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Come già espresso, non è una trama originalissima, anzi: si tratta letteralmente della storia più vecchia del mondo. E di film simili ne abbiamo già visti, primo fra tutti, probabilmente, Il Viaggio di Arlo, che vedeva ambientazioni analoghe e dinamiche simili. Questo non significa che Alpha – un’amicizia forte come la vita non abbia qualcosa di nuovo, e questo qualcosa è il significato, il senso dell’avventura di Keda e Alpha: quello che il loro legame ha comportato per l’uomo – chiaramente se restiamo nella finzione romanzata – e quello che la loro marcia ha rivelato, ovvero che l’essere umano che vuole restare aggrappato alla vita, combattere per essa con le unghie e con i denti, può sopravvivere a più di quanto ognuno di noi creda.

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Alpha – un’amicizia forte come la vita è una storia dolce e poetica, ma al contempo cruda e terribile. Quello che Keda deve affrontare nel viaggio di ritorno è qualcosa che nessuno di noi può nemmeno immaginare: deve lottare contro la fame, contro le bestie, contro il freddo, nelle situazioni più estreme, così estreme che più volte ci viene da chiederci come sia possibile che sia sopravvissuto. E forse, in effetti, in certi casi Keda compie davvero l’impossibile, ma questo fa parte della storia: non possiamo rifiutare l’impossibile, perché forse, a quel tempo, gli uomini erano capaci di imprese fisiche che noi oggi non siamo più in grado nemmeno di concepire.

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L’uomo aveva un’altra forza, combatteva altre battaglie, e soltanto chi era forte sopravviveva. Ma se eri forte, allora sopravvivevi a tutto. La vita non è un diritto, dice il padre di Keda al ragazzo, devi sudartela. E questo è un insegnamento che tutti noi abbiamo dimenticato, ma a cui ripensare, ogni tanto, forse ci farebbe bene.

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Ma la storia di Keda non è soltanto una storia di lotta, lotta contro tutto quello che la natura può scagliare contro un ragazzo per annientarlo. È anche la storia di un’amicizia, di un profondo legame, un legame forte come la vita, fra un uomo e un lupo. Un legame che va oltre il branco e la tribù, che spinge Alpha a lasciare tutto per seguire Keda e Keda a rischiare la propria vita pur di non abbandonare Alpha. Un legame destinato a non morire mai. Qui sta la dolcezza, qui sta la poesia.

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La storia è semplice, ma decisamente piacevole. Un buon prodotto cinematografico, quello di Albert Hughes, in un’epoca in cui il cinema sembra dover propinare soltanto remake o film socialmente impegnati. Un cast che non ha nulla di eclatante, ma in cui i protagonisti risultano credibili e ben caratterizzati – compreso, e in particolare, il lupo. E un risultato spettacolare per quanto riguarda le ambientazioni e la fotografia: paesaggi suggestivi, panorami mozzafiato, inquadrature da manuale che colpiscono nel segno e lasciano il segno. Colori e immagini che incantano lo spettatore, dall’inizio fino alla fine, con l’ultima scena che corona in tutto e per tutto un film che mi sento decisamente di giudicare come un bel film.

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Cecilia