Colette, la rivalsa della donna nella Francia del ‘900

Il regista Wash Westmoreland confeziona un film biografico piacevolmente incentrato sulla rivalsa di una figura della letteratura femminile che sconvolse la Francia a cavallo tra il XIX e il XX secolo, grazie alla morbida e sincera interpretazione di Keira Knightley

colette1

La storia inizia nella campagna francese del XIX secolo, in cui ci vengono immediatamente presentati quali saranno i principali conduttori di tutta quanta la vicenda: Gabrielle (Colette) e Willy. Lei è una ragazza semplice di periferia, lui è un facoltoso uomo di città. Le loro strade si sono incrociate dopo il ritorno dei rispettivi padri dalla guerra, in cui servirono nella medesima legione.

I due iniziano a frequentarsi di nascosto con amori fugaci quando Willy viene a fare visita a Gabrielle e alla sua famiglia di tanto in tanto. I due finiranno per sposarsi, poi, e si trasferiranno nella florida Parigi, dove Willy potrà continuare a dedicarsi alla sua attività di scrittore. Da tempo, però, Willy utilizza dei ghost writer per le sue produzioni e in un momento di bisogno economico, senza altra speranza, si affida alla penna della moglie, intimandole di scrivere un romanzo incentrato sulle sue vicende adolescenziali e pre adolescenziali nella campagna francese. Viene così inventata la figura di Claudine, che ben presto avrà un successo clamoroso in tutta la Francia, divenendo un’ossessione di stile comportamentale e perfino d’abbigliamento, soprattutto dopo la trasposizione a teatro del primo romanzo della lunga serie che hanno come protagonista la magica Claudine. Tra amori promiscui e diritti d’autore negati, il film racconta come la nostra Colette cerca di ottenere il riconoscimento che merita, negatole dall’egoista compagno di vita.

colette2

Il film si differenzia da molti dai biopic che siamo stati abituati a vedere negli ultimi anni, soprattutto da quelli più blasonati come “La teoria del tutto” e “The Danish Girl”.
In principal modo a livello tecnico, in cui non vi sono colorazioni pesantemente alterate e al limite del fastidio, in cui si cerca di dare troppa importanza alla tavolozza della saturazione, piuttosto che a quello che si sta svolgendo in un preciso momento della narrazione.
La fotografia di questo film è studiata “per ambienti”, e non “per situazioni”. Cosa voglio dire con questo? Semplicemente che le inquadrature godono di fotografia differente in base all’ambiente in cui ci troviamo. Vi è, infatti, una netta distinzione di colori fra le scene ambientate nella campagna francese, quelle ambientate a Parigi e quelle ambientate negli interni, che siano esse a teatro, in un salotto o al Moulin Rouge.
Il regista avrebbe potuto osare un pochino di più con le inquadrature, uscendo dalla scolasticità della macchina da presa che segue semplicemente gli attori nelle loro vicende, non dandoci una visione magari “esterna” e non convenzionale rispetto alla scena in atto in quell’istante. Tutto sommato soddisfacente, ma per nulla esaltante.

Una nota di merito va data alla scena che si svolge all’interno del Moulin Rouge. La sensualità e l’erotismo espressi in quella sequenza sono sottili, ma taglienti con un foglio di carta appena ricavato da un albero millenario.

colette3

La storia è raccontata con un senso di giustizia notevole, in cui non vi sono divisioni radicalmente manichee per cercare di far risaltare stucchevolmente in positivo la figura di Colette, o delle altre donne presenti nel racconto. Al contrario, vi è una particolare attenzione alle veridicità storiche, o supposte tali, per non imporre la visione distruttiva di questo marito in preda a una infinita crisi d’arte e di onnipotenza. L’esprimere con gentilezza erotica le voglie omosessuali di Colette la fanno apparire al contempo fragile, ma desiderosa di imprimere nella sua vita il marchio di sé stessa, senza voler sottostare a leggi e parole che non le competono e che non la rispecchiano.

Com’è di consueto, però, in un film biografico si cerca di concentrarsi specialmente sull’attore, o attrice in questo caso, principale che interpreta la figura cardine di tutta quanta la vicenda.
Che dire, quindi, di Keira Knightley nei panni di Colette? Non so cos’abbia questa donna, ma i suoi personaggi presentano un senso di purezza e innocenza visti a un primo sguardo, soprattutto nei momenti in cui vi sono situazioni spensierate di goliardia e sorrisi, ma quando la scena diviene seria, il suo volto si trasforma radicalmente, lasciando trasparire un senso di forza maliziosa che sarebbe capace di stendere qualsiasi uomo eterosessuale sul pianeta. Il modo in cui il regista riprende i suoi sguardi le dona una forza impositiva non indifferente, in cui riesci a percepire che saprebbe stendere chiunque, grazie alla sua forza di volontà, riuscendo, nel mentre, anche a sedurti.

colette4

Voi che ne pensate? Fatemi sapere se anche voi ne siete rimasti soddisfatti come me.
Dōmo arigatō, e alla prossima.

firma per articoli

Follow us:

Jakk

Annunci