Bumblebee, il problema non era solo Michael Bay

Il prequel della saga con protagonisti i Transformers, diretto da Travis Knight, cerca di allontanarsi il più possibile da quello che abbiamo visto precedentemente nella serie di film diretti da Michael Bay e con un cast composto da Hailee Stainfeld, John Cena e Jorge Lendeborg ci sarà riuscito?

Il film inizia con una guerra che impervia da secoli su Cybertron, dove si sfidano le due fazioni capitanate rispettivamente da Optimus Prime e Megatron: gli Autobot e i Decepticon.
Bumblebee viene inviato sulla terra per proteggere l’AllSPark, una specie di artefatto che, se finisse nelle mani di Megatron, porrebbe fine alle speranze di “serenità” nell’universo. Il nostro protagonista viene però raggiunto sul pianeta Terra da uno scagnozzo di Megatron, il quale arreca dei danni irreparabili a Bumblebee, tra cui l’impossibilità di comunicare. Bumblebee riesce a sconfiggerlo, ma tragicamente danneggiato si trasforma in un Volkswagen Beatle e si rifugia all’interno di una vecchia e malconcia autorimessa.
A tutto ciò assiste una fazione di marines capitanata da niente popò di meno che John Cena, il quale cercherà di comprendere le meccaniche che stanno dietro a questi apparentemente inspiegabili eventi.

Siamo nella California del 1987, tra i colori super pop, la musica divisa tra il discutibile e l’incredibilmente bello e il clima costante di una Guerra Fredda nucleare tra Russi e Americani.
Ci viene mostrata la nostra protagonista, Charlie, una diciottenne emarginata facente parte di una famiglia semplice. Dopo la morte del padre, la madre si è risposata, lei non accetta questa sua nuova condizione della famiglia allargata nella quale vive e finisce con l’estraniarsi sempre di più dal suo nucleo familiare, fino a quando non arriverà in contatto con Memo, un ragazzino della porta accanto che ha una cotta per lei e lo stesso Bumblebee.

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Se, da un lato, fare peggio di Michael Bay era impossibile, dall’altro, dal regista di Kubo e La Spada Magica mi sarei aspettato qualcosa di più.
Il film ripulisce di idiozie e inutili fronzoli pacchiani tutto quello che aveva caratterizzato per anni la saga dei Transformers. Quindi non troviamo più svolazzate di macchine da presa intente a far venire il vomito allo spettatore, non troviamo più eroi super palestrati che salvano la terra che Schwarzenegger levati proprio e soprattutto le trasformazioni dei nostri androidi meccanici (non) preferiti sono decisamente più spicce e semplici, facendo sempre percepire sia quando sono in forma “bipede”, che quando sono in forma “quattro ruote” (o aereo, in alcuni casi) che vi sono delle componenti meccaniche che fanno parte di loro. Tutto bene fin qui.

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Per dovere di cronaca devo fare delle menzioni anche per gli attori protagonisti che compongono la coralità di questa pellicola. In pieno stile “teen movie” troviamo performer che non godono di enorme fama, soprattutto fra gli adolescenti. L’unico che gode di un certo livello di notorietà è John Cena, che però fa il tipico ruolo del marines rincretinito che vuole sfasciare tutto, ma che alla fine comprende come stanno le cose ed è un omaccione di buon cuore. E che ringrazia Bumblebee con tanto di saluto militare. Ehm… Ok.
Nonostante il loro essere sconosciuti, i due protagonisti Memo (Jorge Lendeborg) e Charlie (Hailee Stainfeld) se la cavano abbastanza bene e il film lo portano a casa in maniera decente, fra gag irriverenti e momenti di imbarazzo perché “uhuuuh a lui piace lei heheeee”.
Non mi va di citare i personaggi di contorno sia perché per la vicenda servono a poco e nulla, sia perché dei manici di scopa con dei cartonati avrebbero recitato meglio.

Cerchiamo di analizzare, però, perché questo film sia un ibrido mal riuscito fra un teen movie Anni ’80 e uno Stranger Things coloratissimo.

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Devo dire che il modo in cui è stato sviluppato il rapporto tra Charlie e Bumblebee mi è piaciuto. In questo ha incarnato molto bene lo spirito da film per famiglie Anni ’80 in cui una figura che “viene da fuori” si trova a vivere a stretto contatto con un terrestre, fino a diventare una controparte di lui, dalla quale non si potrà separare, se non con grandi lacrimoni a fine film.
Il modo in cui due emarginati si trovano a collaborare e a cooperare è sempre una cosa positiva da mostrare ai ragazzi che si approcciano a questo genere di film per la prima volta, magari, e questo è decisamente apprezzabile. Ma io non ho più 15 anni e avrei preferito qualcosa di diverso dalla solita “Netflixata” accontenta tutti.

Se gli effetti speciali sono quantomeno accettabili (nonostante ci siano scene in cui si vede benissimo che gli attori avevano poco idea di dove guardare durante le riprese) i film d’avventura fantascientifici/fantastici (e non solo) a grosso budget di oggi soffrono di una grave malattia che li accomuna tutti: la post-produzione in una cartella .rar importata dai Netflix Studios.

Ci sono elementi che ricordano fortemente il comparto tecnico utilizzato in maniera standardizzata nella piattaforma di streaming legale più utilizzata nel mondo e questo rende, purtroppo, il film riuscito a metà, perché la sensazione di “già visto”, è sempre dietro l’angolo.
Senza contare che, a mio avviso,  cercare di appiattire i prodotti cinematografici così tanto rischia poi di alimentare questa sempre più assente voglia di recarci al cinema per vedere quantomeno i film per i quali proviamo più curiosità, perché sappiamo già che il formato per il quale sono stati pensati è quello dello schermo del nostro computer.

Ah, però il film strizza l’occhio più volte al Gigante di Ferro e a La Forma Dell’Acqua. Almeno quello, dai.

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A voi il film come è sembrato? Vi è piaciuto? Fatemelo sapere.
Dōmo arigatō, e alla prossima.

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