Il Ritorno di Mary Poppins ovvero Walt Disney che finalmente fa centro

Incassi da record per il sequel del grande classico Disney Mary Poppins, che ben 54 anni dopo riporta sul grande schermo una delle protagoniste più amate da grandi e piccini. Una trama piacevole e un cast spettacolare – Emily Blunt, Colin Firth, Meryl Streep, per citarne solo alcuni – con due sorprese finali davvero azzeccate, Il Ritorno di Mary Poppins salva la conclusione di un anno che per i live action Disney è dimenticabile. Vediamo come nella nostra recensione.

Ci eravamo lasciati con la speranza, alla fine di quel minestrone di buone intenzioni chiamato Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni, di non dover scrivere la terza recensione negativa sul filone live action della Disney. Grazie al cielo la speranza si è tramutata in realtà, perché con Il Ritorno di Mary Poppins una Disney che sembra ormai sull’orlo del collasso raddrizza un po’ il tiro e ci risparmia l’ennesima delusione.

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Il Ritorno di Mary Poppins è ambientato una ventina di anni dopo l’originale, nell’Inghilterra della Grande depressione economica. I piccoli Banks non sono più piccoli e devono combattere contro battaglie analoghe a quelle che affliggevano anche i loro genitori: Michael, padre di tre figli e da poco rimasto vedovo, si ritrova con un avviso di pignoramento e rischia di perdere la tanto amata casa di famiglia che noi tutti conosciamo, mentre Jane è un’attivista che si batte per i diritti dei lavoratori, portando avanti lo spirito progressista che era stato della madre. Ed è proprio in questo difficile momento che Mary Poppins riappare, per prendersi cura dei piccoli Banks. Di noi?, chiede Annabel, la figlia più grande di Michel. Oh sì, anche di voi, risponde Mary Poppins, svelando fin da subito quello che vuole essere il messaggio del film: Mary Poppins è tornata perché Michael e Jane si ricordassero di che cosa vuol dire essere bambini, per riaprire una porta che, ormai adulti, credevano si fosse chiusa. E lo farà con l’aiuto di Annabel, John e Georgie, i tre nuovi piccoli Banks, con i quali vivrà nuove avventure che avranno un sapore familiare, chiaramente omaggio di quelle che sono state le avventure originali del primo film su Mary Poppins.

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Come spesso accade, bisogna partire con un’idea ben chiara in testa: Il Ritorno di Mary Poppins non è Mary Poppins, e non possiamo aspettarci che sia emozionante e innovativo come il primo. I personaggi li conosciamo, oppure sono simili a personaggi che conosciamo, le avventure sono esplicitamente analoghe a quelle del primo film, la sequenza animata non stupisce come la prima volta, anche se tiriamo un sospiro di sollievo per il fatto che hanno deciso di inserirla – e ci mancava solo che non la mettevano.

Eppure tutto questo già visto non è banale, non ci annoia, non ci lascia l’amaro in bocca. Tutto questo già visto riapre una porta nella nostra memoria che ormai credevamo essersi chiusa dopo che per l’ultima volta abbiamo guardato Mary Poppins, non sapendo che quella sarebbe stata l’ultima volta per molto tempo. Il Ritorno di Mary Poppins è infatti, seriamente, un film per grandi e piccini, perché i bambini si ritrovano catapultati nel mondo magico di Mary Poppins, si immedesimano nei nuovi piccoli Banks, si arrabbiano perché i grandi non credono al fatto che tutto quello che Annabel, John e Georgie vivono insieme a Mary Poppins è reale e non solo frutto della fantasia di tre bambini, sperano che alla fine tutto si aggiusti, che alla fine Mary Poppins riesca a risolvere le cose. E gli adulti? Be’, gli adulti si rivedono in Michael e Jane. Si rivedono in due persone indaffarate e impegnate a vivere una nuova vita piena di responsabilità, una vita che aspetta tutti al varco, prima o poi, una vita da grandi con problemi da grandi. E quanti di noi vorrebbero veder apparire per magia Mary Poppins, venuta per renderci la vita un po’ più dolce, per ricordarci cosa significa vedere il mondo da un’altra prospettiva, con occhi diversi.

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Ecco, quello che Walt Disney si era riproposta di fare con Ritorno al Bosco dei 100 Acri, per quanto mi riguarda fallendo, qui riesce alla perfezione. Grazie anche a un cast davvero strabiliante, che vede come proprio ammiraglio una incantevole Emily Blunt nei panni di Mary Poppins. Chiariamoci, non vince il paragone con Julie Andrews, che resta ad oggi praticamente perfetta sotto ogni aspetto. Ma Emily Blunt alla perfezione si avvicina, proponendo una Mary Poppins un po’ più moderna, un po’ più ironica, grazie anche a quel suo sguardo malizioso e al suo splendido sorriso. Mary Poppins resta l’assoluta protagonista, quella che non vedi l’ora di vedere apparire e, una volta arrivata, non vuoi più che vada via. E questi sono proprio i due momenti più belli e più terribili di tutto il film, quando le nuvole si aprono e il cielo scuro si illumina e una figura appare in lontananza, la figura di una donna attaccata ad un aquilone, e tutti noi sappiamo che è lei, che è arrivata. E alla fine, la stessa figura se ne va, questa volta stringendo il proprio ombrello, senza neanche dire addio, lasciandoci tuttavia con un pensiero nella mente, ovvero che Mary Poppins non se ne va mai davvero per sempre.

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Se questo film salva l’ultimo anno della Disney è sicuramente in gran parte grazie a lei, Emily Blunt, che ho trovato davvero favolosa nei panni di Mary Poppins. Ma un elogio va fatto anche al resto del cast, a cominciare da Ben Whishaw ed Emily Mortimer, interpreti di Michael e Jane Banks, due personaggi piacevoli e simpatici riportati sullo schermo in modo decisamente convincente dai due attori. E altrettanto convincente risulta l’interpretazione di Lin-Manuel Miranda, che veste i panni di Jack, un lampionaio vecchio apprendista di Bert, lo spazzacamino che noi tutti ci ricordiamo dal primo film: è chiaro che Jack sarà per questa nuova Mary Poppins quello che Bert era stato per la prima, e nessuno avrebbe voluto diversamente. Mary Poppins non è davvero Mary Poppins senza il suo Bert.

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Abbiamo poi delle vere altezze reali, a cominciare da Colin Firth, che veste i panni di Wilkins, direttore di banca senza scrupoli, e Julie Walters, la nuova domestica di casa Banks, entrambi attori che ormai è quasi obbligatorio assumere se si vuole fare un film che si vanti di essere inglese. Molto meno inglese, ma altrettanto altezza reale è Meryl Streep, che nel film interpreta Topsy, cugina di Mary Poppins e antiquaria aggiustatutto, e diciamocelo, quando appare lei, tutto diventa più luminoso.

E alla fine, come regalo di Natale, due apparizioni che sorprendono anche se tutti abbiamo letto i loro nomi nell’elenco degli interpreti, e sono Dick Van Dyke e Angela Lansbury, rispettivamente nei panni del sig. Dawes Jr., vecchio direttore di banca e nonno di Wilkins, e della signora dei palloncini. Stiamo parlando di due individui di 93 anni – novantatré anni, ripeto, n o v a n t a t r é anni – che ancora accorrono, se chiamati per apparire anche solo cinque minuti in un film. Senza nulla togliere alla meravigliosa Angela Lansbury, comunque, è quando compare all’improvviso Dick Van Dyke che il nostro cuore si apre, soprattutto nel momento in cui quest’uomo di, ripeto, novantatré anni comincia a saltellare per la stanza, ballare e cantare, quando io che ne ho ventuno, di anni, riesco a malapena ad alzare le chiappe dal divano, e non senza esclamare un oh issa di incoraggiamento.

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Per quanto riguarda le scelte scenografiche e di sceneggiatura, è chiaro l’intento omaggistico del film, pur presentandosi a tutti gli effetti come un sequel, e non come un remake o un reboot. L’ammiraglio Boom ancora spara col suo cannone al rintocco dell’ora, infuriandosi con il Big Ben per essere sempre sistematicamente cinque minuti in anticipo. La sequenza animata viene riproposta, persino i pinguini ci sono ancora, così come la ninna nanna che Mary Poppins aveva cantato ai piccoli Michael e Jane, che ora diventa una canzone in onore della mamma. Lo strambo zio Albert si è trasformato nella stramba cugina Topsy, la canzone degli spazzacamini ha lasciato il posto a quella dei lampionai. Eppure, ripeto, è tutto dovuto, tutto giustificato, nulla poteva essere diverso. È proprio questo che tutti noi volevamo.

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Unica nota dolente? Le canzoni. Queste decisamente non reggono il paragone con quelle del primo film, e spesso ci ritroviamo a sentire la mancanza di Un poco di zucchero, oppure di Supercalifragilistichespiralidoso, anche soltanto di pochi secondi, buttati in mezzo alle altre canzoni come omaggio, ma l’omaggio musicale è quello che non arriva mai. Poco convincenti appaiono forse anche perché, per rispettare la tradizione, sono state tradotte in italiano senza ottenere un grande risultato, così com’era successo tre anni fa con il live action de La Bella e la Bestia.

Poco male, comunque, non è certamente la colonna sonora a rovinare un intero film, soprattutto dato il fatto che non è che sia pessima, semplicemente non è paragonabile all’originale.

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Insomma, in questo anno davvero anomalo per la Disney, in cui il più meritato successo è riservato ai film della Marvel – firmati Walt Disney solo perché il marchio si sta comprando praticamente tutto l’universo cinematografico -, ancora mancava un bel classico, viste le delusioni degli ultimi due live action. Dato che purtroppo questa sembra essere la strada scelta per i prossimi anni dalla Disney, mi aspetto come minimo una svolta nel 2019, e forse Il Ritorno di Mary Poppins rappresenta un buon presagio. Per il momento la salutiamo, con la rinnovata speranza che con il prossimo live action del classicissimo Dumbo, previsto per marzo, la Walt Disney torni ad essere come Mary Poppins… praticamente perfetta sotto ogni aspetto.

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Cecilia

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