Glass inciampa e si frantuma su se stesso

Dopo Unbreakable E Split, M. Night Shyamalan chiude la trilogia sul suo universo di supereroi con questo Glass. Con un cast stellare composto da James McAvoy, Samuel L. Jackson, Bruce Willis e Sarah Paulson, sarà riuscito a rispettare le grandi aspettative?

 

Se con Unbreakable riesci a creare al cinema qualcosa che sarebbe diventato la principale produzione hollywoodiana dei successivi (quasi) vent’anni e con Split hai sconvolto il pubblico in sala con un thriller/horror, a tratti, hitchcockiano, con Glass ci troviamo davanti ad un film che sa costantemente di “già visto” e che non soddisfa sotto diversi punti di vista.

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L’Orda è ancora a piede libero e continua a rapire ragazze “impure”, mentre Bruce Willis, che da tempo nelle vesti de Il Vigilante sventa piccoli crimini per diletto, è sulle sue tracce e grazie all’aiuto suo figlio riesce a rintracciarla. Dopo uno scontro vengono catturati entrambi dalla polizia e spediti in questo istituto di igiene mentale, dove una psichiatra ha tre giorni di tempo per convincerli che sono semplici esseri umani affetti da disturbi ossessivo compulsivi della mente e non dei supereroi. Nello stesso istituto venne rinchiuso anni addietro Elijah Price (Samuel L. Jackson), ora sotto sedativi a causa della sua non risposta positiva al trattamento psichiatrico.

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Ho letto in giro grandi critiche riguardo la sceneggiatura di questo film, nella quale sarebbero presenti delle evidenti falle logico-narrative le quali ne renderebbero quasi insostenibile la visione. Non credo che sia a causa di queste (legittime, per carità) critiche che il film non sia riuscito ad essere convincente come i due predecessori, ma piuttosto il suo non essere originale su nessuna linea, in grado di non portarci qualcosa che possa aggiungere dei dettagli ad un mondo ormai che ha già raccontato tutto e in tutte le sue salse, come quello dei supereroi. Il film sembra che sia uscito fuori tempo, in ritardo, con delle idee che, anche se immaginate decine di anni fa, sono state portate al cinema quando quello di cui si parla era già stato eviscerato in altri film altrettanto noti (Watchmen su tutti).

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Tecnicamente è chiaro che non vi è particolare discussione da porre in atto, dal momento che Shyamalan ha bene inteso come suddividere i tre atti principali del film e come contraddistinguerli sotto il profilo della regia, dei movimenti di macchina e la scelta della composizione scenografica e fotografica, in grado di ben delineare i tre macro momenti cardine che compongono tutta quanta la storia. Anche le scene d’azione hanno mordente e, nonostante non stiamo parlando di Walter Hill, il modo in cui “le mazzate” vengono messe in scena è decisamente più alto rispetto a quello che vediamo mediamente nei film che escono oggi al cinema targati Marvel e DC, ça va sans dire.

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Un altro problema è quello della gestione degli attori. Shyamalan deve essersi reso conto della stanchezza sia di Samuel L. Jackson, che di Bruce Willis e per questo sembra quasi metterli un pochino da parte per dare la maggior parte della scena ai deliri di James McAvoy. Se in Split i cambi di personalità repentini e la questione del “prendere la luce” assumevano dei tagli parecchio inquietanti, grazie anche all’atmosfera thriller che si respirava, qui diventa tutto decisamente troppo macchiettistico. Ridurre la personalità infantile di McAvoy ad una parte prettamente comica, piuttosto che a quella innocente, ingenua e malleabile del film precedente risulta divertente le prime due volte, ma stucchevole le successive. Inoltre, ho il sentore che in alcuni momenti McAvoy abbia avuto la libertà di improvvisare e quello che a molti è sembrata una prova attoriale “da Oscar” a me ha messo piuttosto in imbarazzo, un po’ come quando vedi recitare in maniera esageratamente sopra le righe un attore che interpreta un personaggio con delle disabilità, siano esse fisiche o mentali.

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Il film non può definirsi come qualcosa di orribile, tutt’altro, ma dopo una grande opera come Split, era lecito aspettarsi decisamente uno sforzo in più dal nostro mago dei finali a sorpresa che, non temete, ci sono anche qui.

A voi come è sembrato? Siete usciti dalla sala delusi o soddisfatti?
Dōmo arigatō e alla prossima.

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