La Favorita è un film bellissimo e dovete assolutamente vederlo

Si parla tanto de La Favorita, l’ultimo film che vede alla regia Yorgos Lanthimos e nel cast Olivia Colman, Emma Stone, Rachel Weisz e Nicholas Hoult. La trama parla della corte della Regina Anna di Gran Bretagna, durante la guerra contro la Francia. Io vi dico già di correre al cinema per vederlo, e in questa recensione vi spiego perché.

Parlare de La Favorita non sarà semplice. Quando vedi un film che ti entusiasma, dopo tante visioni mediocri o discrete, rimanere oggettivi diventa molto difficile, ma cercherò di esserlo.

L’ultimo film di Yorgos Lanthimos, autore di Kynodontas, The Lobster e Il Sacrificio del Cervo Sacro (qui la mia recensione), è definito dal regista stesso una “farsa da camera da letto”, uno splendido e grottesco ritratto della corte inglese della Regina Anna, quando la Gran Bretagna era in guerra con la Francia.
La realtà è che è ben più di questo.

Si apre con Anna a cui, una volta rientrata nella propria stanza, viene tolta la corona: concettualmente questo ci prepara a un racconto dietro le quinte, sull’intimità di una donna sfortunata su più fronti, che non ha voglia di governare e il cui potere viene sfruttato da chi ha attorno.
Lanthimos magistralmente racconta l’infantilità di una donna fragile al potere, un personaggio descritto in modo perfetto e interpretato da una meravigliosa Olivia Colman, che riesce a mostrarne l’umanità, la solitudine e il bisogno di affetto, regalandoci una prova attoriale da non dimenticare.

Ma chi è La Favorita?

Se tutto ruota attorno alla regina, le altre due protagoniste ugualmente importanti sono Sarah Churchill (antenata di Winston Churchill, interpretata da Rachel Weisz) e Abigail Hill (Emma Stone). La prima, amica e amante di Anna, lascerà che la cugina Abigail (di nobile famiglia, poi caduta in disgrazia), prima entri nelle sue grazie, e poi minacci la sua posizione.
Lanthimos racconta la brama di potere e l’arrivismo, ma al tempo stesso l’amore e l’egoismo.

« Volete che vi menta?
Oh, sembrate un angelo caduto dal cielo, Vostra Maestà!
No, a volte sembrate un tasso.
E potete contare su di me per dirvelo. »

« Perché? »

« Perché io non vi mentirò: questo è l’amore. »

Sarah cerca di mettere in guardia Anna rispetto alle intenzioni di Abigail – al contempo cercando di preservare la propria posizione di Favorita –, ma il personaggio di Emma Stone riesce a sedurre la Regina un passo dopo l’altro, inesorabilmente, maliziosa e cinica, passando dal lavare i pavimenti, a dormire – con un occhio sempre aperto – tra le lenzuola della donna più potente della Gran Bretagna.

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L’incredibile capacità di Lanthimos nel mostrare tre figure femminili di grande forza viene supportata dalle tre attrici e da una sceneggiatura calzante, mai noiosa, la prima non firmata dal regista greco ma da Deborah Davis, Tony McNamara. Stacca dai suoi precedenti lavori, con una svolta meno surrealista, in cui abbandona i dialoghi freddi e apatici che hanno sempre caratterizzato le sue pellicole, lasciando libero spazio all’espressività delle tre protagoniste. Io, questo, l’ho apprezzato molto.

Le tematiche spesso fortemente drammatiche diventano tragicomiche grazie al tono utilizzato: lo humor inglese colora i dialoghi e rende il film davvero divertente e altrettanto godibile.

« Non sapevo che le fogne finissero qui dentro. »

Il fango è un elemento chiave, estremamente simbolico – abbiamo ormai imparato che raramente Lanthimos inserisce elementi superflui.
Rappresenta prima di tutto l’arrivo di Abigail, che sporcherà il rapporto tra Sarah e Anna.
Inoltre, la regina, mentre fa i fanghi, chiederà « E se mi addormentassi e scivolassi dentro? », come un presagio di quello che accadrà alla fine della pellicola, in cui Abigail prende possesso della mente di Anna che, abbandonata a sé stessa senza più le cure di Sarah, si addormenta, appunto, nel fango.

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È crudele, Lanthimos, non risparmia nessuno. L’amaro finale di una pellicola brillantemente studiata ne è la prova. Le tre donne che per tutto il film sono state potenti e forti, si trovano ognuna ad affrontare i propri demoni.
Abigail, finalmente ricca, è di nuovo sottomessa a una padrona che ironicamente ha cercato lei stessa.
Anna è sola, non è amata da nessuno, soffre per l’assenza di una donna che lei stessa ha fatto esiliare ed è sempre più malata.
Sarah, invece, si trova allontanata sia dalla Regina, che ha amato – a modo suo, ma per davvero –, sia dalla Gran Bretagna, per la quale ha mandato al fronte il marito senza pensarci, e che silenziosamente ha governato prendendo decisioni al posto di Anna.
I conigli sono i demoni, che si moltiplicano all’infinito, simbolo della miseria e della triste condizione umana delle tre protagoniste.

La favorita è il ritratto meraviglioso di una brama di potere che porta alla disgrazia, di una lotta tra amanti e tra sorelle, guidata in primo luogo dall’egoismo. È lo specchio grottesco di una società superficiale, per molti aspetti del tutto attuale.

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Un dipinto che viene spaventosamente bene accompagnato da una fotografia e una regia a mio avviso bellissime. Ho passato il tempo a esaltarmi per l’uso magnifico che fa Lanthimos di uno strumento tanto potente quanto distruttivo come il grandangolo. La distorsione della realtà che crea claustrofobia, in stanze enormi piene di persone vuote. Movimenti di macchina ad artem e un uso ottimo delle luci, estremizzato nelle scene notturne, in cui si è dovuto fare affidamento solo alle candele: ombre marcate e luci calde, tanto nero a evidenziare i volti di Emma Stone e Rachel Weisz, bellissime, delicate nel rappresentare personaggi così forti.

Ultima nota positiva: la colonna sonora. Principalmente sono Bach e Handel ad accompagnare l’atmosfera barocca e sfarzosa della corte, il suono del clavicembalo ci riporta indietro negli anni e senza fatica ci immergiamo nell’epoca storica di riferimento. Con la scelta saggia di alternare al barocco “Didascalies” di Luc Ferrari, minimale e asciutta, Lanthimos ci ricorda chi è e qual è la sua cifra stilistica.

Con La Favorita il regista greco firma un grande prodotto, confermando di poter diventare un nome importante all’interno del panorama cinematografico contemporaneo.

Andate a vederlo al cinema finché potete.

Alla prossima!

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Aurora

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