The Mule – Il corriere è un film per vecchi. Come il suo regista.

All’alba dei suoi (quasi) 90 anni, Clint Eastwood torna dietro la macchina da presa per raccontarci una storia senile, che ha come valori fondamentali la famiglia e l’onestà. Nel cast troviamo lo stesso Clint Eastwood, Bradley Cooper, Allison Eastwood, Taissa Farmiga e Dianne Wiest.

Il film inizia nel 2005. Earl (Clint Eastwood) è un fioraio, molto innamorato della sua professione e dei suoi prodotti. Nel suo ambito è molto conosciuto e grazie alle numerosissime convention alle quali ha partecipato nel corso della sua vita, ha accumulato una certa padronanza e rilassatezza nel guidare lungo le infinite strade deserte degli Stati Uniti. Il giorno del matrimonio di sua figlia, però, Earl preferisce stare con i suoi amici e colleghi, piuttosto che accompagnarla all’altare. La sua famiglia da quel giorno non vorrà più parlargli.
Salto temporale di 12 anni, anno 2017. Earl ha il pignoramento sulla casa, e il tutto a causa di internet che ha valorizzato l’e-commerce a discapito degli “artigiani sotto casa”.
Quel giorno va al party pre matrimoniale di sua nipote, viene allontanato in malo modo dalla famiglia, ma viene avvicinato da un ragazzo presente alla festa. Questo ragazzo gli dice che se è così tanto col culo per terra, ha degli amici che hanno bisogno di qualcuno per fare delle consegne, dato che lui è così discreto e tranquillo alla guida. Il lavoro di Earl si rivelerà essere diventare un corriere per la droga del cartello messicano.

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Il titolo, volutamente provocatorio, che ho deciso di utilizzare riassume perfettamente il modo di vedere la vita da parte degli anziani di oggi: “Ma guarda te questi giovani con il loro internet e le loro sigarette di droga!”.
Sono disseminate in tutto il film le frecciatine che Eastwood lancia al mondo moderno e ai giovani senza più i veri valori e che non sanno stare senza telefono e che non sappiamo più fare nulla senza internet e che non potremmo mai sopravvivere in situazioni di necessità.
In certi punti lo stesso regista ci scherza anche sopra questa questione e questa visione del mondo da parte dei più anziani, ma il reiterare una situazione all’infinito fornisce un esagerato senso di senilità e sincera noia al messaggio che vuoi far passare.

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Altra questione: il sociale.
Conosciamo benissimo le idee politiche di Clint Eastwood. Lui, nonostante sia un convintissimo uomo repubblicano, ha delle idee decisamente “liberal”. Non prova alcun tipo di rancore contro altre etnie che abitano il suolo americano, non ha nulla contro omosessuali, atei o qualsiasi altra forma di “minoranza”. Nei suoi film, infatti, lui ha sempre fatto passare il messaggio di essere tutti quanti esseri umani e tutti con le proprie esigenze e necessità, in base ai trascorsi di un individuo. Il sociale è, quindi, una componente fondamentale del suo cinema.
Anche in questo Il Corriere non mancano situazioni che abbiano a che fare con la politica e il sociale, ma hanno un piccolo problema: sono totalmente avulse dal contesto, due in particolare. L’idea che vuole trasmetterci il film è che un uomo anziano, a causa anche magari di retaggi culturali, ha un linguaggio che oggigiorno verrebbe identificato come politicamente scorretto, ma che non è usato dal soggetto con malizia. Il problema, però, sorge nel momento in cui questi concetti sono lasciati un po’ lì, senza un vero e proprio contesto a supportarli. Stessa cosa per la protesta nei confronti delle forze dell’ordine: grande idea, grande concetto e potente, ma messo in scena non particolarmente bene.

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Chiaramente il lato tecnico non si discute, stiamo parlando di un personaggio che è nel mondo del cinema da più di 50 anni e che ha dato a questo medium grandissimi film, carichi di potenza sia visiva, che di contenuto. Gli attori sono tutti molto bravi e la messa in scena di tutta l’opera è mano di un autore che ha idea di quello che si deve fare prima, durante e dopo la realizzazione di un film.
Il finale, in particolar modo, colpisce per colori, inquadrature e significato, con un uomo che ricerca l’evasione da tutto e da tutti per tutto il corso della sua vita, ma che ritrova la pace solo quando non può più evadere.

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Il film, in definitiva, non posso dire che sia brutto. E’ lecito pensare, però, che mi aspettassi qualcosa di più.
Voi che ne dite? Spero di poter essere in disaccordo con voi per poterne parlare a dovere.
Dōmo arigatō, e alla prossima.

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