Alita – Angelo della battaglia è un’accozzaglia di cose

Dai produttori di Titanic e Avatar, Alita – Angelo della battaglia è l’adattamento cinematografico del famoso e omonimo manga, destinato a diventare in poco tempo un blockbuster fantascientifico dedicato agli amanti del genere. Un cast interessante – Christoph Waltz, Jennifer Connelly, Mahershala Ali – e una tecnica CGI davvero notevole, sovrastano tuttavia una trama che risulta parecchio confusionaria. Vediamo il perché nella nostra recensione.

Che Alita fosse destinato a un trionfo al box office, era chiaro fin da subito, quando la promozione del film è stata imperniata attorno al nome di James Cameron, produttore di Avatar e Titanic: come spesso accade, i successi passati invogliano il pubblico a interessarsi maggiormente a prodotti che, magari, in altre circostanze non avrebbero considerato, e questo è il caso di Alita. Tutti si aspettavano qualcosa di grosso e, forse, questa aspettativa ha guidato in parte la visione del film.

Chi scrive non si aspettava qualcosa di grosso, non si aspettava nulla. E non può fare a meno di restare un po’ delusa da questo grande successo.

1

Premessa: questa prima parte della recensione sarà completamente priva di spoiler, ma da un certo punto in avanti considererò la trama del film e cosa non ha funzionato. Nessun timore: sarete avvisati.

Detto ciò, vediamo proprio la trama, come prima cosa. In un futuro post-apocalittico, il dottor Ido trova, in una discarica, la testa di una cyborg e la scopre ancora funzionante. Ido decide dunque di ricostruirla ed è allora che la vita di Alita ricomincerà – quasi – da zero, poiché totalmente priva di memoria, ma sempre divisa tra la ricerca del proprio passato, con l’aiuto di sporadici flashback, e la costruzione della propria identità e del proprio futuro, insieme a Ido, suo nuovo protettore, e Hugo, giovane di cui Alita si innamora.

2

Il genere è evidentemente fantascientifico, e, ad essere sinceri, pienamente riuscito all’interno dell’universo creato dalla coppia formata da James Cameron, alla sceneggiatura, e Robert Rodriguez, alla regia. Città sospese, grandi guerre contro popoli di altri pianeti, cyborg e nanotecnologie, scenari urbani port-apocalittici: questo è lo sfondo di Alita, uno sfondo davvero suggestivo che cattura fin da subito l’attenzione dello spettatore, soprattutto grazie a una tecnica CGI davvero impressionante. E questo è anche l’aspetto più interessante del film, la sua realizzazione tecnica, che vede come protagonista una cyborg costruita sul corpo di una attrice reale, Rosa Salazar. Partendo da una base già notevole, cioè il viso della Salazar, Alita risulta evidentemente fatta al computer, e tuttavia del tutto naturale, a partire dall’espressività, per arrivare alla più insignificante smorfia. Persino i suoi grandi occhi non ci sembrano assurdi, come usciti direttamente da un cartone animato giapponese, perché siamo troppo impegnati a perdervici, dentro a quegli occhi.

3

E, oltre all’aspetto fisico, Alita è un personaggio molto convincente anche, e soprattutto, nell’azione, nel vero senso della parola azione. Le scene di combattimento, infatti, sono ben riuscite, mai sopra le righe o esagerate, grazie anche alla centralità della tecnica utilizzata da Alita, un’antica tecnica di combattimento utilizzata dai guerrieri cyborg.

Con Alita andiamo oltre il girl power, qui non si tratta di dare spazio a una donna che combatte, bensì di darlo a un protagonista da cui il mondo non si aspetta nulla, abbandonato in una discarica, dal corpo esile, che nessuno riesce a capire come possa sprigionare tutta quella forza.

Alita è realmente un’esplosione di potenza e di tecnica, una vera macchina da guerra, delle cui scene di combattimento non ci stanchiamo mai. E forse è per questo motivo che, alla fine, il suo sviluppo psicologico risulta inevitabilmente passare in secondo piano, per cui quella che poteva essere una interessante riflessione sul libero arbitrio e sull’emozionalità di una intelligenza artificiale, in realtà non è che lo sfondo di una continua azione, attraverso le scene di combattimento e quelle che riguardano il Motorball, un dinamico, affascinante e violento gioco che avrà ampio spazio nel film – più per la gioia degli appassionati del manga, che, in realtà, per un vero contributo ai fini della storia… almeno, la storia narrata in questo (primo?) film.

4

Dunque, quando all’improvviso Alita comincia a parlare di amore, in realtà non siamo così interessati alla cosa, perché il bello di questo film è proprio l’azione. E se nella prima parte di Alita gli avvenimenti sembrano incastrarsi bene, anche con questo aspetto affettivo del cyborg, nella seconda parte tutto va a rotoli, la sceneggiatura comincia a galoppare e lo spettatore non riesce a tenere il passo, restando anche un po’ sorpreso davanti ad alcune scene che vedono protagonisti Alita e Hugo – aspetto di cui, se vi interessa, si parlerà in seguito, nella sezione spoiler.

E non solo questo rapporto risulta stridente, ma anche quello con altri personaggi del film, come Chiren e Vector, due importanti figure del mondo del Motorball, che alla fine sembrano null’altro che meri tappabuchi, uno spreco sostanziale di due attori meravigliosi come Jennifer Connelly e Mahershala Ali. Strano è anche il legame che Alita ha con Nova, quello che dovrebbe essere il suo grande nemico, ma di cui non sappiamo praticamente nulla; poco chiaro è persino il reale motivo di questa inimicizia che ha un’aura mitica, ma che sembra ridursi a delle motivazioni davvero poco mitiche.

L’unico autentico rapporto che riesce davvero bene, dall’inizio alla fine del film, è quello che Alita ha con Ido, interpretato da un Christoph Waltz che è sempre bello vedere sul grande schermo. E questo è anche l’unico legame in cui lo sviluppo psicologico ed emotivo di Alita riceve uno spazio degno della riflessione che ci sta dietro.

5

La seconda parte del film è ciò che davvero rende tutta la trama decisamente confusionaria. Nella prima parte sono state aperte troppe porte, che la seconda parte tenta di chiudere, non sempre in modo convincente. Si sono voluti trattare troppi temi, per cui alla fine nessuno di essi viene trattato nel modo giusto, con la profondità giusta. Si passa freneticamente da uno scenario all’altro, senza un’apparente connessione logica, e questo va a incrinare una storia che era evidentemente pensata come serie e che, compressa in un film di un paio d’ore, risulta molto più efficace come spettacolo visivo di quello che è a livello narrativo.

E con questo, direi di passare alla parte spoiler.

Risultati immagini per spoiler alert gif

Siamo sinceri: questo film, all’inizio, fa di tutto per fomentare le nostre aspettative riguardo a una grande battaglia, ad Alita che comincia a ricordare il suo passato come protagonista della Caduta, a questo misterioso nemico, Nova, che da così lontano sembra in realtà manovrare i vari personaggi come fossero burattini sotto il suo potere. Ma tutto questo alla fine sfuma nel nulla cosmico.

La “grande battaglia” risulta essere, in realtà, per gran parte del film, contro questo Grewishka, è la stessa Alita a gridarlo con foga, nel pub dei braccatori. E, sinceramente, il fatto che tutta la potenza fisica e mentale di Alita venga indirizzata, in quel trionfale discorso rivolto ai suoi nuovi compagni, contro questo bestione inutile, è un po’ deludente.

Il suo passato non sembra avere, inoltre, molte conseguenze sul presente, se non per quanto riguarda la tecnica di combattimento. Il suo coinvolgimento nella Caduta passa in secondo piano, per emergere forse soltanto alla fine, quando Alita si rende conto di chi è il suo vero nemico, ma anche lì, in che modo sono legati, Alita e Nova? Non è molto chiaro. Ah, e no, il vero nemico non è Zapan, il belloccio-ex-Daario-Naharis in Game of Thrones, che funzionava così bene come personaggio di contorno, e che invece fanno spuntare alla fine, solo ed unicamente come stratagemma per togliere di mezzo Hugo. Hugo che, in realtà, viene tolto di mezzo definitivamente durante l’impossibile scalata verso Zalem, evento che dà ad Alita una ragione concreta per sfidare apertamente Nova.

La perdita dell’unico e vero amore è un nobile motivo, per spingere una persona alla vendetta, il problema è che questo unico e vero amore non è stato gestito benissimo, nel corso del film. Vediamo Hugo e Alita flirtare nella prima parte, costruire un rapporto in modo abbastanza coerente, per poi, in quella seconda maledetta parte, ritrovare Alita che di punto in bianco offre a Hugo letteralmente il proprio cuore, la cosa che ci lasciano intendere essere la più preziosa del mondo intero – e di questo Alita è consapevole -, una potenziale arma che, se finisse nelle mani sbagliate, potrebbe portare a conseguenze catastrofiche. Tieni, amor mio, vendi questa bomba atomica a chi vuoi, l’importante è che stiamo insieme. Ma per favore. Quello che poteva essere un rapporto interessante tra una cyborg e un essere umano, finisce per trasformarsi in un teen love che avrei apprezzato a quindici anni.

6

La conclusione, inoltre, conferma un sospetto che già quando mancava una mezz’oretta ai titoli di coda aveva cominciato a formarsi nella nostra mente: Alita – Angelo della battaglia non è che il primo film di quella che, forse, diventerà una saga cinematografica, ricalcando le impronte della serie manga. E questo può trovare conferma anche nel fatto che solo alla fine scopriamo che per interpretare Nova hanno scomodato Edward Norton, e non si scomoda Edward Norton per farlo apparire soltanto dieci secondi alla fine del film.

Il fatto che diventi chiaro solo alla fine che il film che si sta guardando non è autoconclusivo, tutto sommato non è un grosso problema. Il problema vero è che, come già scritto, questa storia non era stata pensata come film, e il voler inserire a tutti i costi ogni singolo elemento del manga in due ore di pellicola, addirittura aggiungere elementi che nel manga non c’erano, non può risultare una scelta vincente, almeno per quanto riguarda la sceneggiatura. È una legge non scritta: un adattamento cinematografico deve necessariamente fare dei tagli. Se si vuole mettere tutto, allora si fa un film di cinque ore, e un film di cinque ore non è strategicamente consigliato. Neppure James Cameron può sottrarsi a questa legge non scritta.

In definitiva, Alita è consigliato agli amanti del genere, ma solo e unicamente come trionfo tecnico e spettacolo visivo. Se si fa attenzione alla trama, la delusione, per quanto mi riguarda, è inevitabile.

Follow us:

Cecilia