Copperman è un film sui matti, mica sui supereroi. E meno male.

Il cinema italiano sforna l’ennesimo tentativo dei cambiare le cose e lo fa
con Copperman di Eros Puglielli.
La trama di Copperman racconta la vita di Anselmo, un giovane Forrest Gump italico dallo spirito sognante, che un giorno decide di diventare il nuovo supereroe del paese.
Nel cast: Luca Argentero, Antonia Truppo, Galatea Ranzi e Tommaso Ragno

“Si può piangere già dal trailer?” diceva un commento di un’utente su YouTube.
La risposta è sì.
“Si può piangere durante il film?” chiedo io.
No.
Ma procediamo con ordine.

La prima parte di Copperman – quella che racconta l’infanzia di Anselmo, per intenderci – è quasi al limite della perfezione, principalmente per tre motivi: è scritta bene, gli attori bambini sono bravissimi – stiamo parlando di bimbi di prima elementare, roba fuori di testa – e il buon Eros Puglielli mette in scena un tripudio di colori e inquadrature da far sciogliere il cuore. I rimandi tecnici ad Amelié sono palesi e va bene così, anche perché il regista di Copperman non sbaglia un abbinamento di colore in tutti 90 minuti di pellicola.
Finito il primo quarto di film, purtroppo la storia inizia a scricchiolare e nonostante la buona prova attoriale di tutti gli interpreti e la caratterizzazione di quasi tutti i personaggi – in molti casi solo abbozzata, non sia mai – il lungometraggio arriva all’epilogo con un finale deludente e buonista che prova a citare The Shape of Water senza riuscirci lontanamente.
Eppure da qui a stroncare Copperman ce ne passa.

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Gli “amici” di Wired hanno scritto un pezzo su questo film definendolo “l’esempio di come non si dovrebbe fare un film sui supereroi” e paragonandolo a pellicole del calibro di Lo chiamavano Jeeg Robot. Mai paragone fu più sbagliato.
Copperman non è un film sui supereroi, ma sui matti, e non tenta nemmeno di nasconderlo … mi chiedo come si faccia a pensare di poterlo definire un tentativo di portare i Marvel Studios nello stivale italico. Vabbè, ognuno la pensa come vuole, per carità.

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Copperman è un film sui matti e va bene così.
La storia non è delle più originali e più ci si inoltra nella visione della pellicola, più le lacune di trama diventano palesi e ingombranti a tal punto da rendere quasi impossibile ignorarle. Argentero se la cavicchia, il resto del cast di meno, la storia assume la forma del classico e inconfondibile dramma all’italiana con finale smielato e così tutto il castello di carte costruito da Eros Puglielli cade a terra davanti agli occhi atterriti dell’ingenuo spettatore che fino a quel momento tanto aveva sperata in un ultimo quarto di pellicola degno di tal nome.

Insomma, ci troviamo di fronte a un film che ha perso una grande occasione per raccontare qualcosa di diverso, ma che resta comunque gradevole e adatto a qualunque tipo di pubblico, specialmente quello delle famiglie.

Alla prossima!

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