La Casa di Jack in Italia verrà distribuito censurato ed è una vergogna

Il nuovo film di Lars Von Trier, La Casa di Jack, con Matt Dillon, Uma Thurman e Bruno Ganz sarà distribuito in Italia censurato e con dei consistenti tagli. Chi vorrà vederlo integralmente dovrà cercare un cinema che lo proietti in lingua originale.

Ci risiamo. Dico che ci risiamo perché queste notizie sono quelle che fanno davvero male all’industria cinematografica, se non mondiale, quantomeno a quella nostrana. Andiamo con ordine, però.
Nella giornata di ieri è comparsa in rete la notizia che la nuova fatica del controverso genio Lars Von Trier non verrà mostrata integralmente nella sua versione doppiata. La news è stata accompagnata dalle dichiarazioni di Sandro Parenzo, il presidente di Videa Spa, la casa di distribuzione che porterà in sala il film:

Ho distribuito negli anni Ottanta il primo film di Lars Von Trier, in italiano mi sembra che il titolo fosse Elementi del crimine. Un capolavoro. Un acerbo prodotto di un gigante del cinema. Da alcuni anni detesto Lars von Trier come persona, per le sue scellerate dichiarazioni, per il suo antisemitismo, così come ho detestato a suo tempo Celine che ha però lasciato uno dei grandi capolavori della letteratura del 900. Con questo spirito distribuisco oggi il suo ultimo film, per raccontare ancora una volta quanta distanza una società civile sappia porre tra uno scellerato autore e la sua opera. Perché in La casa di Jack c’è più cinema, più delirante passione che nel novanta per cento dei film che normalmente escono. Nonostante il detestabile Lars, divorato dai suoi demoni, che mai incontrerò

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Il film sarà distribuito con il bollino Rated: R, ovvero, vietato ai minori. Detto ciò, era davvero necessario anche censurare l’opera?
Partiamo con il dire che la gente non si informa più prima di andare al cinema, io per primo, non guardo nemmeno i trailer del film che mi interessa andare a vedere in sala a causa del fatto che le quantità di spoiler presenti nei filmati di anteprima siano esorbitanti, quindi preferisco evitare. Altri non seguono nemmeno l’autore, ma vanno al cinema a vedere o il film di cui si parla di più in quel momento o in base a quello che si sente di andare a vedere una volta entrato nel suo cinema di fiducia.
Se, però, ti imbatti in un film che è vietato ai minori, non pensi di stare andando a vedere una commedia romantica con canzoncine e situazioni comiche super brillanti, o sbaglio?
Se l’intento della casa di distribuzione era quello di “tutelare” lo spettatore, ha toppato alla grande.

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Evirare un’opera non porta ad una maggiore digeribilità della stessa, semmai porta gli spettatori alla morbosa ricerca alternativa rispetto a ciò che hanno deciso che dovrà esserci mostrato sullo schermo. Questo perché: il film in versione completa sarà distribuito soltanto nei cinema in cui vengono programmate delle proiezioni in lingua originale e, nonostante questo tipo di sale siano aumentate notevolmente nel corso degli anni, il numero è decisamente esiguo per poter coprire esaurientemente una porzione di territorio, affinché il maggior numero di gente possibile possa usufruirne; senza contare lo scoglio insormontabile, per alcuni, della lingua inglese.
Questa situazione porterà a ricercare attraverso l’illegalità il film integrale anche quei pochi che hanno aspettato pazientemente che la pellicola venisse distribuita nel nostro paese.
Insomma, dopo il clamore provocato per la trasmissione di The Wolf of Wall Street sulla Rai in versione ampiamente rimaneggiata, ci facciamo riconoscere nuovamente come un paese bigotto, noioso e stantio. Un paese che accetta satira e cultura solo se non disturbano, un paese che accetta tutti con un sorrisino, ma che sotto sotto vota Lega Nord, un paese che si spaventa dell’arte, ma che ha a cuore le atrocità che brama ogni giorno, nei giornali e nelle trasmissione quotidiane scandalistiche in cui morte, stupri e genocidi ci tengono attaccati allo schermo.

Truman Capote diceva che “Il buon gusto è la morte dell’arte”. Credo che qui, oltre che alla morte, siamo arrivati alla profanazione della sua tomba.
Dōmo arigatō, e alla prossima.

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