La casa di Jack dovrebbe diventare il vostro film preferito

La casa di Jack è l’ultimo film di Lars Von Trier, la cui trama ripercorre la vita del protagonista pluriomicida. Nel cast, Matt Dillon, Uma Thurman, e il compianto Bruno Ganz. Ecco la nostra recensione.

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Jack è un ingegnere. Ma si sente un architetto (ahia).

“Conosci te stesso”.

Questa è la storia di Jack. La storia di Jack che vuol farsi una casa. In riva al lago, vista vulcano. La storia di Jack che porta gli occhiali, e tiene dei gusti un po’ strani. La storia di Jack che ama la vita ma che preferisce farla finita. La storia di Jack che vuol essere artista; ma finisce omicida; forse, per svista.

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Jack che prova a sorridere

Lars Von Trier non è famoso per fare sconti, né favoritismi. Ha fatto un patto con il diavolo, perché gli desse la forza di fustigare a puntino la buona impressione che tendiamo a fare su noi stessi. E porta avanti la sua crociata appassionatamente, demolendoci tutti, uno dopo l’altro.

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O forse è più una dissezione certosina quella a cui assistiamo: ogni successiva opera è un tassello che rientra precisamente nei contorni di un volto umano, e con tutti i personaggi del regista scandinavo sentiamo un punto di comunanza, qualcosa che ci attrae oscuramente e ci prude, dentro, no, così non va, ci sono troppe cose che mi piacciono in questi dialoghi. State lontani da me.

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L’occhio vuole la sua parte

E Jack, questa volta, è uno psicopatico in purezza, non un’anima non-più-giovane e dannata, sciupata nell’infanzia dai veleni parentali. Jack si crede un po’ Dio, e nessuno lo contraddice. Persino il viaggio di redenzione “nel mezzo del cammin di nostra vita” attraverso cui il compianto Bruno Ganz, alias Chiamami-Virgilio scorta il protagonista – per inciso: la dantesca cappa rossa è un umile accappatoio – si trasforma in un’estrema unzione: l’anticristo rimane sempre coerente con se stesso, diabolico fino alla fine, mischiando Blake, Glenn Gould, e chi più ne ha più ne metta, per assemblare la propria icona, per autoproclamarsi martire, razionalissimo artista della distruzione; fino a precipitare nel parossismo più completo.

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Jack prova emozioni; come te.

Ed è solo creando questo titano del male che il suo creatore sa demolirlo, affossarlo, crocifiggerlo senza incolparlo, mostrandone il deserto esistenziale. Ancora una volta, Von Trier dipinge il potente affresco di una non-personalità dal nome banale, un signor nessuno, un Mr. Chiunque, costringendoci, nostro malgrado, a rispecchiarci in essa. Provate a non farlo, con una narrazione che procede per salti d’inquadratura e che pare un documentario, messa in piedi per permettere all’imputato un’ultima, appassionata apologia. Vedere un suo film è meglio che andare dallo psicologo, e costa decisamente meno.

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Quindi perché no. Anzi, perché sì. Ma perché è persino esteticamente piacevole, con tutti i toni e i dettagli riportati sul rosso e il sapore di 35mm che il 4K sa miracolosamente ricreare. Per quanto riguarda i chiacchieratissimi, efferati sadismi di cui si sarebbe macchiato il protagonista, be’, che dire: visto che i nostri padri adottivi hanno ben deciso che anche da adulti (e vaccinati?) non abbiamo maturato una sufficiente capacità di giudizio per capire ciò che potrebbe essere troppo per le nostre pupille – personalmente, trovo ripugnanti certi modelli di calzature à la mode. Ma tant’è – … Insomma, è più cruento Saw. Ma niente panico: per confermare la propria età su Google basta un clic. Il vero Jack ci attende al di là dello schermo, per continuare a deliziarci.

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Il quadro-madre del film. Halo Gustave.

E poi, suvvia, non mi verrete adesso a dire che Nymphomaniac vi aveva bloccato la crescita. Andate e pascetevi tutti. Poi tornate, commentate, e ditemi se siete d’accordo con me.

La casa di Jack è una storia in cinque Incidenti e un Epilogo, nelle sale italiane dal 28.02. La trama ripercorre la vita del protagonista attraverso le sue ultime parole. La distribuzione in Italia è stata sdoppiata: la versione doppiata ha subito tagli censori alle scene più violente; mentre la versione originale, al momento, non è pervenuta. I requiem attaccano sempre su una nota grave.

Enjoy!

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