Undead ha rivoluzionato il mondo delle serie tv

Undead, la serie zombie prodotta da Netsity, torna per una seconda stagione: riuscirà il giovane team creativo a ripeter l’exploit del debutto? Ecco quello che ne pensiamo.

Finalmente, l’America. Anzi, no; finalmente, l’Italia. Se vi sete emozionati per Stranger Things; se siete dei fan sfegatati di George A. Romero; se avete militato tra gli irriducibili sostenitori di Wayward Pines organizzando sit-out di protesta – sì, sit-out; da che mondo è mondo se ti metti “in” non ti nota nessuno – perché la serie non fosse interrotta; ma soprattutto, se siete in vena di non credere ai vostri occhi, Undead è quello che fa per voi. Che dite? Suona di già visto? Vi darò motivo di ricredervi.

Ma, per cominciare, vedrò di fugare le perplessità di tutti coloro che stessero scrutando lo schermo del proprio device elettronico con aria interrogativa. Undead è una webseries post-apocalittica di otto episodi interamente made in Italy – dal regista al truccatore. Fidatevi, li ho aggiunti su Facebook personalmente, uno a uno – . Il progetto, iniziato nel 2017 e interamente finanziato tramite contributi privati e campagne social, è già stato rinnovato per una seconda stagione da Netsity, casa di produzione giovane e indipendente, fondata con un solo obiettivo: aiutare le idee che ronzano into thin air a diventare realtà.

E sembra proprio che la loro prima mossa sia risultata vincente: nessuno avrebbe scommesso sul successo di una serie TV, anzi no, trasmessa online e basta – e per di più a basso budget –, che avesse voluto sfondare il muro della ficscion à l’italienne così, di botto, in un sol colpo, senza nemmeno fare reciproche presentazioni. Non ci sarebbe stato alcuno disposto a far figurare il proprio nome tra i sostenitori di un prodotto che sulla carta si presentava di serie B – d’altronde, la fama dell’amore viscerale del regista Giorgio Romano per lo splatter e il gore ha varcato i confini della penisola – e che prometteva di portare sugli schermi domestici il miglior racconto di zombie mai realizzato nella storia degli zombie.

m

Ebbene. Si è visto a chi il tempo abbia dato ragione.

Perché oggi Undead è sulla bocca di tutti: vuoi per la performance di Levia Trentini, protagonista femminile e rivelazione attoriale dell’anno, già conosciuta come “la bambina di Undead”; vuoi per gli abissi di mistero in cui affonda il passato del co-protagonista Tommaso Alluti, al secolo Crociera – si vocifera che abbia ricevuto la vocazione per farsi carpentiere al liceo, mentre la professoressa di Latino spiegava Lucrezio –, scoperto da Romano mentre lavorava nella bottega d’artigianato del padre; vuoi per l’intelligente unione di piano sequenza e raccordi di montaggio sartoriali che, tra flashback, futuri utopici, e allucinazioni di menti sull’orlo del baratro, porta avanti il racconto; per queste, e per molte altre ragioni, la serie è stata salutata quale tedoforo di una nuova era nella produzione audiovisiva italiana.

Ma già: credo di aver saltato un passaggio fondamentale. Del tipo: perché il mondo è finito, in Undead? Perché c’è un netto problema di invasione zombie?undead_CYMK_FOGRA27[3354]

Tutto, nell’intreccio, parte da una rapida sequenza di titoli di quotidiano: dall’Italia, focolaio della rivolta, la protesta anti-vaccini ha attecchito prima in Europa, poi nel resto del mondo. L’inedita libertà lasciata alla proliferazione delle malattie infettive ha provocato l’imprevista evoluzione di alcuni ceppi batterici, uno dei quali si è rivelato particolarmente deleterio, per non dire mortale. È infatti a causa di questo batterio se la stirpe degli zombie ha man mano soppiantato quella degli uomini; a causa di esso se i contagiati diventano creature disumane e sanguinarie.

Tra le corsie di un supermercato, cercando di sfuggire agli agguati degli esseri: è dunque qui che la nostra storia prende le mosse. Una vicenda i cui avvenimenti porteranno l’uomo a combattere l’uomo, in una generale perdita di coordinate sia sulla morale che sulla realtà: esistono allora davvero, questi mostri, o sono solo le proiezioni fantasmatiche delle ansie sociali diffuse? A che limiti può spingersi l’azione una volta sganciatasi da ogni premessa di razionalità?

Ancora una volta, l’horror si dimostra il genere più adatto per affrontare certe tematiche di petto, incidendo una cicatrice profonda negli spettatori. Rimane solo da vedere se la squadra di giovani sceneggiatori saprà riprodurre l’alto tasso alcolico del cocktail di scuola e originale spregiudicatezza che ha segnato il successo della prima stagione. La prossima, e imminente, sarà la prova del nove: dibattuta ancor prima di essere presentata, c’è chi scommette che questi cineasti in erba non sapranno centrare il bersaglio una seconda volta – per rendervi conto di quello che dico, date un’occhiata alla bacheca di Facebook in questi giorni –.

Ma, come ho detto, non sentitevi spaesati: c’è ancora tempo, se non l’avete già vista, per recuperare questa serie. Vi appunto il link in fondo all’articolo. Lasciandovi dunque senza scuse per fare altrimenti, vi auguro buona visione. E che possiate partire per un viaggio non solo alla scoperta del nuovo volto del cinema italiano. Ma anche di quello che, sotto il costume da coniglio, tutti noi siamo.

Per vedere Undead, clicca qui.

Enjoy!

 

Follow us:

ET