Love Death + Robots è ciò di cui il mondo delle serie tv aveva bisogno

La nuova serie targata Netflix e ideata da David Fincher, Love Death + Robots, esplora per mezzo di numerose e variegate tecniche di animazione la fantascienza e il fantastico, attraverso 18 cortometraggi di diversa durata, andando a toccare sia temi che riguardano l’essere umano e la sua mente messi a confronto con le macchine, sia il nulla cosmico in puntate decisamente dimenticabili.

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Ho riflettuto a lungo su come avrei potuto parlarvi di questa serie tv che sembra essere uscita quasi all’improvviso. Alla fine, dopo idee scartate e idee mantenute, ho deciso di introdurvi alla serie, innanzi tutto senza alcun tipo di spoiler, presentando le idee generali che la compongono a livello sia contenutistico che estetico, per poi andare a citare e (un minimo) analizzare quali siano stati gli episodi più interessanti e quali, invece, mi abbiano fatto storcere il naso, o per motivi estetici o per motivi prettamente contenutistici.

La serie tv è composta da 17 cortometraggi animati, più uno in live action. In questi episodi vengono affrontati vari temi che hanno a che fare con i classici stilemi della fantascienza e del fantastico, sia a livello visivo, che a livello tematico. Ciò che possiamo dire immediatamente è che l’intento che sta alla base di questo progetto è l’intrattenimento. Questa scelta si è rivelata azzeccata, dato che il pubblico ha recepito bene il lavoro svolto dagli artisti che hanno dato vita a questi 18 piccoli lavori, ma a che prezzo?
Le componenti fantascientifiche hanno funzionato soltanto in parte e solo in determinati episodi, causando la banalizzazione di alcuni temi che, se approfonditi in maniera adeguata, sarebbero potuti essere più esaustivi e avrebbero potuto infondere nello spettatore quel pensiero un po’ turbolento che ogni autore di questo genere, letterario o cinematografico, dovrebbe cercare di inculcare nella testa del proprio pubblico: “Ma il futuro e la distopia, fanno davvero così paura?”

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Partiamo con gli episodi che ho reputato migliori, perché lo sanno tutti che “basta un poco di zucchero e la pillola va giù, la pillola va giù”. Quindi addolciamo questa pillola, prima di ingoiare le faccende più amare:

  • – Episodio 3: The Witness

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Questo è senza dubbio l’episodio che mi sia piaciuto di più. Sia per quanto riguarda lo stile dell’animazione, sia per quanto riguarda l’estetica di questo mondo futuristico/distopico, che per le tematiche affrontate.
Una ragazza assiste ad un omicidio nell’appartamento di fronte al suo palazzo, viene notata dall’assassino e, spaventata, inizia a scappare da lui, fino a quando non si incroceranno di nuovo.

L’episodio affronta tematiche filosofiche quali l’eterno ritorno nietzschiano, strizzando anche l’occhio alla letteratura di Dostoevskij e a suoi lavori come Il Sosia.
Colori e angoscia vi colpiranno dritti allo stomaco, per una storia elettrizzante e mozzafiato.

  • Episodio 7: Beyond The Aquila Rift

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Anche qui ci troviamo davanti ad un episodio che ha dalla sua parte un lato tecnico a dir poco strabiliante. Quando ci viene mostrata la prima inquadratura siamo anche portati a credere che sia questo il corto fatto in live action, ma nel momento in cui vengono mostrati i volti e si capisce che il tutto è opera della vecchia e cara CGI, si rimane esterrefatti.

Anche qui ci troviamo dinnanzi ad un prodotto che utilizza, fortunatamente, il sci-fi come Leitmotiv, come McGuffin, per cercare di esplorare ancora di più l’animo umano.
Un equipaggio deve attraversare una dimensione relativamente vicina e senza troppi rischi che qualcosa possa andare storto, ma si mette al sicuro all’interno di capsule per evitare di subire danni irreparabili all’organismo. Al momento “dell’atterraggio” si renderanno conto che non si trovano esattamente dove avrebbero voluto.
Un corto che mi ha ricordato parecchio il film Enemy di Denis Villeneuve. Si rasenta la perfezione, anche grazie ad una delle scene di sesso più belle che abbia mai visto girata in CGI.

  • Episodio 8: Good Hunting

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In questo episodio abbandoniamo la preponderanza di CGI, per concentrarci sulla tecnica tradizionale. Non solo la tecnica di disegno, ma anche le tematiche affrontate in questo episodio fanno riferimenti agli argomenti “classici” della letteratura di fantascienza, in particolar modo quella di Asimov. Inutile precisarvi che ci troviamo di fronte al conflitto uomo-macchina.

Nella Cina pre rivoluzione industriale, alcuni combattenti di un villaggio sono intenti, da anni, ad “andare a caccia” di queste volpi mutaforma dalle nove code. Questi esseri sono dotati di poteri magici, che usano per ammaliare gli uomini con la loro bellezza, per poi soggiogarli. Il figlio di un combattente salva la vita alla figlia della “strega madre” e il loro rapporto, con il passare degli anni, diventerà sempre più intenso.
Il progresso aumenta a dismisura e Hong Kong, ormai colonia inglese, si trasforma in una città magnificamente Steampunk, piena di marchingegni e vapore, tra Vittorianesimo e futuro remoto, in cui il rapporto fra l’uomo e le macchine si rivelerà centrale per la riuscita di questo bellissimo corto.

  • Episodio 14: Zima Blue

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Con uno stile di disegno e animazione che ricorda moltissimo i cartoni che davano in onda su Cartoon Network all’inizio degli Anni ’00, ci viene mostrata la mirabolante vita di questo artista misterioso: Zima. Egli inizia la sua carriera di pittore ritraendo lo spazio e le sue componenti, fino a quando non inizia a inserire una particolare forma geometrica nel centro di tutte le sue opere, forma geometrica rigorosamente color blu. Zima blu, per la precisione.

Una vicenda che parte come una semplice intervista, ma che attraversa le radici della mente robotica, che si intreccia a quella umana. Una mente robotica stanca di ricercare il progresso sfrenato e la perfezione, ma che, quasi nichilisticamente, vuole ritornare alle proprie origini. La vita di questo artista riuscirà a commuovervi. Garantito.

  • BONUS, Episodio 17: Alternate Histories

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Di questo episodio non voglio dirvi quasi nulla, se non la sinossi, perché fa morire dalle risate: l’episodio è uno spot per un’azienda che mostra continuum alternativi della storia dell’uomo, se decidessimo di cambiare un determinato evento di rilevante importanza. Qui si parla di 6 diversi modi di uccidere Hitler e di cosa succederebbe all’umanità in ognuno di questi 6 piani dimensionali alternativi. Poesia pura.

Bene, ora che lo zuccherino è ancora in bocca, è il momento di ingoiare la parte amara di questo articolo: gli episodi che ho detestato di questa serie di corti animati.

  • Episodio 1: Sonnie’s Edge

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Non solo l’animazione sembra uscita da una remastered in HD di un gioco Playstation del 2009, ma la storia è veramente di un banale e di un piattume indecoroso.
Ci sono persone/cyborg che controllano mostri per farli lottare fra loro, ci sono scene lesbo e sangue buttato lì per far ringalluzzire i ragazzini depensanti che se non vedono un qualcosa che ricorda il loro giochino preferito si mettono a piangere.
Episodio che, ho visto, essere molto amato da chi ha guardato la serie. Non capisco come sia possibile, dato che sotto tutti i punti di vista mi viene da decretarlo come il peggiore.

Devo ammettere che mi sono leggermente preoccupato, una volta finito di vedere l’episodio, perché sapete come si dice: “Se il buongiorno si vede dal mattino…”

  • Episodio 10: Shape-shifters

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Eccoci davanti un altro episodio che sembra uscito da un dannatissimo videogame. Le animazioni della CGI sono legnosissime, senza contare che la storia vorrebbe affrontare le tematiche “del diverso”, ma lo fa in maniera goffa e raffazzonata.

Nel Medio-Oriente l’esercito americano combatte i talebani e da qualche anno vengono ammessi nella US Army anche i Lupi Mannari. Devo dirvelo io che qui tocchiamo livelli di trash esagerato? Non credo.

  • Episodio 15: Blind Spot

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Questo episodio, rispetto ai due precedenti, non mi ha deluso, ma è uno dei pochi che mi abbia lasciato totalmente indifferente. Se il comparto tecnico risulta essere piuttosto gradevole, la vicenda non riesce a cogliere nel segno.

Una gang di robot ribelli deve rubare da un camion un microchip molto importante per la loro sopravvivenza, e per farlo dovranno superare le misure di sicurezza che questo camion trasportatore ha dentro di se.
Un corto che dovrebbe parlare di amicizia, di cameratismo e del non sottovalutare mai chi sembra essere l’ultima ruota del carro, perché in un organico tutti quanti sono importanti, ma che fallisce miseramente non riuscendo a farti affezionare a nessuno dei protagonisti.

E voi, siete riusciti a vedere la serie? Quali sono gli episodi che vi hanno colpito di più? E quelli che proprio non siete riusciti a digerire? Parliamone.

Dōmo arigatō, e alla prossima!

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