Boy Erased – Vite cancellate è un film politico. E funziona benissimo.

Boy Erased – Vite cancellate è l’ultimo film di Joel Edgerton, intrepretato da un cast stellare: tra gli altri Lucas Hedges, Nicole Kidman, e Russell Crowe. La trama racconta la storia vera di un ragazzo internato in un centro di riabilitazione per omosessuali. Ecco la nostra recensione.

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Se vi chiedessero di fare un inventario morale delle vostre marachelle, che cosa ci mettereste dentro? Vi fareste forse figurare una subita violenza sessuale e l’aver stretto per tutta la notte la mano di una persona del vostro stesso sesso?

Perché questa è la storia di Jared, che non è inventata, ma romanzata sulle memorie autobiografiche di Gerrard Conley, pubblicate in Italia nel 2018 con il titolo di Boy Erased – Vite cancellate. L’antefatto della vicenda recita più o meno così.

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Jared è vergine. Jared ha diciott’anni, ha appena mollato la ragazza, e sta timidamente inserendo il termine “omosessuale” tra le parole del suo vocabolario. Jared è figlio del pastore Eamons, purista religioso dell’Arkansas e stimata guida spirituale. Dopo aver subito violenza da parte di un ragazzo conosciuto all’università, Jared è costretto a rivelare il proprio segreto ai genitori. I quali non ci pensano due volte a iscriverlo a un programma di conversione, Love in Action, la cui filosofia è basata sulla scelta: si sceglie, ovvero, tanto di essere omosessuali quanto di non esserlo; e la Parola di Dio indica chiaramente, secondo loro, quale sia la via da seguire.

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Il regista nella parte del guru di Love in Action

Lo spettatore entra così, insieme al protagonista, in un vortice di egoismo, ipocrisia, e pessimo gusto provinciale dal quale l’unica uscita possibile appare la totale rottura, la fuga verso l’esterno. Ma in Boy Erased quella che viene messa alla berlina non è solo l’America (non più) segreta, bigotta fino all’idiozia, ancora attestata su posizioni vittoriane, per non dire cinquecentesche, sulle norme di condotta interpersonale. A farvi una pessima figura è infatti in primis quella certa, e tristemente diffusa, mistura di machismo e ignoranza che sempre più spesso si respira nelle piazze della politica e dei social network. La virilità, la rabbia, la postura. Solo questo conta.

Più che un cammino di correzione, dunque, quello di Jared si rivelerà un doloroso percorso di emancipazione verso la conquista della più scontata delle condizioni: la normalità. Edgerton non vuole infatti giocare sui pregiudizi, ma mettere ben in evidenza il sopruso bestiale che alcuni individui commettono sui propri simili in nome di un Credo sventolato come un feticcio. Ed è tutto questo, insieme a una fotografia soffice, ottima compagna per la calibratissima discrezione tanto visiva che di sceneggiatura con cui il difficile tema viene trattato, ad aprire una breccia nel cuore del pubblico, facendo ricordare che l’amore vero è, in tutte le sue forme, quello che ti sussurra: Resta con me; perché io resterò con te.

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Quanto c’è in gioco, ci si deve allora chiedere. Che cosa rischiamo rinchiudendoci dietro una facciata di gioielli, perbenismo, e trine pruriginose – che, per inciso, Nicole Kidman sa interpretare divinamente –. L’unico dispiacere al termine della visione – dopo aver ammirato un fuoriformissima Russel Crowe interpretare un pacato santone e Xavier Dolan scomparire sotto i veli del trucco e parrucco – è la performance di Lucas Hedges nelle vesti di Jared, la quale non va oltre il compitino del bravo scolaro. E noi ci ricordiamo da Manchester by the Sea che il ragazzo sa fare molto, davvero molto di più.

Enjoy!

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